{"id":7143,"date":"2023-11-18T15:25:38","date_gmt":"2023-11-18T15:25:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=7143"},"modified":"2023-11-18T15:25:41","modified_gmt":"2023-11-18T15:25:41","slug":"il-castello-di-rocca-de-baldi-e-la-collezione-augusto-doro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=7143","title":{"rendered":"Il castello di Rocca de&#8217; Baldi e la collezione &#8220;Augusto Doro&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p>di Paolo Barosso <\/p>\n\n\n\n<p>Il borgo storico di&nbsp;<strong>Rocca de\u2019 Baldi<\/strong>&nbsp;\u00e8 situato lungo l\u2019antica&nbsp;<strong>Strada Reale<\/strong>&nbsp;che collegava Mondov\u00ec a Cuneo, su uno sperone triangolare perfettamente difeso in quanto delimitato su due lati dalle ripe scoscese dei torrenti Pesio e Pogliola e sul terzo lato da un fossato artificiale soprannominato \u201c<strong>la tagliata<\/strong>\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.piemontetopnews.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/aantico-borgo-6-copia-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-72303\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Il feudo di Rocca de\u2019 Baldi, elevato al rango di marchesato nel 1675, appartenne per molto tempo alla&nbsp;<strong>famiglia Morozzo<\/strong>, stirpe di antica nobilt\u00e0, tra le pi\u00f9 importanti del Piemonte, originariamente legatasi alla Chiesa astigiana nel tentativo di resistere alle opposte pretese dei comuni di Mondov\u00ec e di Cuneo, poi caduta in disgrazia durante la dominazione angioina, tra XIII e XIV secolo, e infine riabilitata e ascesa a nuova potenza sotto i Savoia.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra i monumenti che arricchiscono il piccolo, ma grazioso e signorile centro storico, spicca per dimensioni e importanza&nbsp;<strong>il castello<\/strong>&nbsp;che sorse nel XIII secolo come postazione difensiva, formata da una torre con merlatura ghibellina, che dava anche l\u2019accesso al borgo, e da alcuni locali adiacenti. La primitiva configurazione della fortezza pu\u00f2 essere osservata nella prima fonte iconografica riferita all\u2019intero fabbricato, ricavabile da una mappa eseguita dal vicentino<strong>&nbsp;Francesco Orologi<\/strong>, ingegnere militare, alla met\u00e0 del Cinquecento.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.piemontetopnews.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Museo-storico-etnografico-4-copia-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-72304\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>La&nbsp;<strong>famiglia Morozzo<\/strong>&nbsp;entr\u00f2 in possesso del castello nel 1643, per successione ereditaria, e, da quel momento, intraprese una serie di lavori allo scopo di rimodernarlo e ingrandirlo, trasformandolo in una vera e propria&nbsp;<strong>residenza signorile<\/strong>, ulteriormente ampliata nel 1710 con la costruzione di una nuova ala, progettata dal famoso architetto monregalese Francesco Gallo.<\/p>\n\n\n\n<p>Rimasto in propriet\u00e0 dei Morozzo fino al 1823, il castello di Rocca de\u2019 Baldi pass\u00f2 pi\u00f9 volte di mano, venendo infine acquisito dal comune, cui tuttora appartiene, e accogliendo nelle sue stanze dal 1923 al 1973 la \u201c<strong>Colonia Agricola Orfani di Guerra<\/strong>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.piemontetopnews.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Museo-storico-etnografico-6-copia-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-72305\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Il castello \u00e8 oggi, innanzitutto, un&nbsp;<strong>museo di se stesso<\/strong>, che racconta secoli di storia della famiglia Morozzo. L\u2019itinerario inizia dalla parte seicentesca, che incorpora la torre del XIII secolo, con il salone d\u2019onore, la sala blu e la sala dell\u2019alcova, conducendo poi il visitatore nell\u2019<strong>ala settecentesca<\/strong>, caratterizzata da una sequenza di ambienti decorati, che rivelano il gusto sobrio, ma raffinato, dei committenti, in piena sintonia con il carattere piemontese.<\/p>\n\n\n\n<p>Il complesso architettonico comprende inoltre, al secondo piano, l\u2019interessante \u201c<strong>Museo storico-etnografico Augusto Doro<\/strong>\u201d intitolato all\u2019infaticabile ricercatore torinese (1906-1983) che durante la sua esistenza, in collaborazione con la Societ\u00e0 di Studi Storici di Cuneo, raccolse una vasta collezione di oggetti del lavoro contadino raccolti nelle vallate cuneesi.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.piemontetopnews.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Museo-storico-etnografico-36-copia-683x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-72306\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Il nucleo originario della \u201c<strong>Collezione Augusto Doro<\/strong>\u201d, arricchito negli anni con nuove donazioni (come la collezione Airale, comprendente una dotazione di attrezzi agricoli prodotti dalle Officine Airale di Savigliano, chiuse nel 1990, e una collezione di giocattoli in uso tra fine Ottocento e primo Novecento), \u00e8 confluito dall\u2019estate del 1996 nelle sale del castello di Rocca de\u2019 Baldi, organizzata in un&nbsp;<strong>percorso espositivo multimediale&nbsp;<\/strong>di forte impatto visivo ed efficacia comunicativa, che si avvale del supporto iconografico di mappe, carte topografiche, modellini e di un vasto apparato fotografico.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra gli scatti che \u00e8 possibile ammirare, vi sono le immagini del ricercatore svizzero&nbsp;<strong>Paul Scheuermeier<\/strong>, che tra il 1921 e il 1928 attravers\u00f2 il Piemonte, nel suo viaggio di esplorazione in Italia, documentando vari aspetti della cultura materiale del mondo contadino, e le fotografie dell\u2019americano&nbsp;<strong>Clemens Kalisher&nbsp;<\/strong>il quale, girando le valli cuneesi tra il 1962 e il 1962, ebbe modo di realizzare un reportage fotografico emozionante negli anni del grande esodo dalla montagna verso le fabbriche della pianura, che decret\u00f2, per certi aspetti, la fine di un mondo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-2 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:100%\"><div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Museo-storico-etnografico-33-copia-scaled.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div><\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>La visita al castello pu\u00f2 essere completata con un giro nel parco che, secondo gli studiosi, \u00e8 il frutto di pi\u00f9 interventi di sistemazione realizzati nel corso del tempo: si ipotizza che il primo sia concomitante con il cantiere settecentesco diretto da Francesco Gallo, mentre un disegno riferibile all\u2019ultimo quarto dell\u2019Ottocento mostra un progetto di modellazione dell\u2019area verde secondo i dettami del&nbsp;<strong>giardino romantico all\u2019inglese<\/strong>, con la natura lasciata, in apparenza, libera di crescere, fra radure, sentieri, vedute prospettiche, rovine di architetture classiche e gotiche, e manufatti d\u2019ispirazione esotica e orientale.<\/p>\n\n\n\n<p>Dall\u2019osservazione di questo progetto di fine Ottocento si desume anche la probabile&nbsp;<strong>destinazione a frutteto<\/strong>&nbsp;della porzione occidentale del parco, che appare oggi ripresa e rivitalizzata grazie al recente intervento di recupero degli architetti Paolo Pejrone e Franco Brugo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.piemontetopnews.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Museo-storico-etnografico-28-copia-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-72309\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Nel quadro dell\u2019inserimento del parco di Rocca de\u2019 Baldi nel progetto transfrontaliero \u201c<strong><em>Jardins des Alps<\/em><\/strong>\u201d, i due architetti del paesaggio hanno riplasmato un vasto terreno adiacente al castello, tenuto a prato, con la creazione di un gradevole giardino, prestando attenzione alle valenze estetiche e ambientali, ma anche con l\u2019intento di salvaguardare le antiche variet\u00e0 di frutti locali. &nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Tutte le foto pubblicate sono di Roberto Beltramo<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il castello di Rocca de&#8217; Baldi, appartenuto fino al 1823 ai marchesi Morozzo, ospita oggi le collezioni del torinese Augusto Doro.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":7145,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,25,2321,495,14,679,27],"tags":[4467],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7143"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=7143"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7143\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7146,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7143\/revisions\/7146"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/7145"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=7143"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=7143"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=7143"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}