{"id":7208,"date":"2023-12-29T11:22:25","date_gmt":"2023-12-29T11:22:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=7208"},"modified":"2023-12-29T11:39:41","modified_gmt":"2023-12-29T11:39:41","slug":"torino-il-presepe-artistico-di-san-filippo-neri-dalla-fine-del-settecento-ai-nostri-giorni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=7208","title":{"rendered":"Torino, il presepe artistico di San Filippo Neri dalla fine del Settecento ai nostri giorni"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Testo e foto di Paolo Barosso<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La storia del presepe artistico conservato nella <strong>chiesa torinese di San Filippo Neri <\/strong>risale alla fine del Settecento, poco prima che Torino fosse occupata dalle truppe francesi e il sovrano sabaudo, Carlo Emanuele IV, costretto all&#8217;esilio.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/87\/a6\/d0\/87a6d01a04a78273c5cd54a3b48b2abb.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Per la narrazione delle vicende che riguardano l\u2019opera, ci basiamo sull\u2019articolo apparso sul periodico \u201cIl Presepio\u201d n.24 del dicembre 1960, in cui si pu\u00f2 leggere un\u2019accurata <strong>ricostruzione storica.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Avendo saputo che i Padri filippini intendevano realizzare un grande presepe nel loro oratorio torinese, il re di Sardegna decise di donare loro alcune <strong>carrate di marmo<\/strong>, estratto da una cava di sua propriet\u00e0 situata nel territorio di Gassino (qui esistevano parecchi affioramenti di marmo o &#8220;pietra di Gassino&#8221;, materiale ricco di fossili molto adoperato nella costruzione di palazzi e chiese del barocco piemontese, come l\u2019ingresso della Basilica di Superga, il cortile del Rettorato dell\u2019Universit\u00e0 di Torino e il portale di Palazzo Carignano). <\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;idea del sovrano era che i Padri filippini, <strong>vendendo il marmo di Gassino<\/strong>, potessero destinare il ricavato per finanziare l\u2019allestimento del grandioso presepe che avevano in mente di costruire.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/4e\/6e\/73\/4e6e732a3f57b35d80971371a9d0fcd5.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Purtroppo, di l\u00ec a poco arrivarono i subbugli, l&#8217;impeto rivoluzionario e l<strong>&#8216;invasione francese del Piemonte<\/strong>, cosicch\u00e9 il progetto dovette essere accantonato, anche perch\u00e9 la chiesa torinese di San Filippo Neri era stata adibita dagli occupanti francesi a stalla per i cavalli e i Padri oratoriani dispersi nel territorio dell&#8217;Arcidiocesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la sconfitta di Napoleone e il ripristino nel 1814 della <strong>legittimit\u00e0 monarchica, <\/strong>sancito dal ritorno di re Vittorio Emanuele I di Savoia nell&#8217;antica capitale dinastica, anche i Padri filippini ebbero modo di rientrare in possesso della loro Casa torinese, rimettendosi ben presto all&#8217;opera nella realizzazione del grandioso presepe, che venne allestito sopra un palco di legno con l&#8217;altare nel mezzo, in maniera tale da potervi celebrare le <strong>Sante Messe<\/strong>.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/f1\/92\/63\/f192633626eda6f1b35cd39dbd1cd33f.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Le statue, risistemate e restaurate pi\u00f9 volte nel corso del tempo, sono <strong>a grandezza naturale di un uomo<\/strong>, formate da &#8220;manichini articolati di legno a cui si potevano dare tutte le pose, vestiti talvolta alla piemontese e talvolta all\u2019orientale&#8221;. La Madonna, per qualche anno, venne abbigliata con vestiti riccamente ornati secondo la moda orientale, regalati da una duchessa di Aosta che li aveva utilizzati durante un soggiorno in Egitto.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;opera, gi\u00e0 grandiosa di per s\u00e9 <strong>per le dimensioni dei personaggi<\/strong>, era resa ancora pi\u00f9 attraente per i torinesi, che accorrevano in gran numero ogni anno per ammirarla, dalla scelta dell&#8217;illuminazione, che variava a seconda dei periodi, &#8220;a olio, petrolio, gas, elettricit\u00e0\u201d, e dalla realizzazione di panorami dipinti ad opera di fratelli dell&#8217;oratorio.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ea\/eb\/27\/eaeb2718a04131bec082ca7e0dfc8b4b.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Nel corso degli anni<strong> il presepe di San Filippo Neri<\/strong> venne abbellito con i paludamenti di velluto dei Re Magi e del loro seguito, con le nuove teste dei personaggi &#8220;venuti da Parigi&#8221; o realizzati dai soci del circolo degli artisti di Torino, e con l\u2019aggiunta di magnifici cammelli, fino a quando, con lo scoppio della Prima guerra mondiale, si interruppe la tradizione di esporlo e i pezzi andarono o dispersi o ammalorati, essendo stati riposti in un locale sotterraneo umido e malsano.<\/p>\n\n\n\n<p>Con la fine del conflitto, il nuovo prefetto dell&#8217;Oratorio trov\u00f2 l&#8217;antico presepe in gran parte rovinato e volle che si ponesse mano a un restauro, affidando il compito a una squadra di volenterosi collaboratori, tra cui un valente pittore, che provvide a ridipingere i panorami. Dopo alterne vicende, e un trasferimento temporaneo negli anni Sessanta del Novecento (a Biella e Oropa), il presepe artistico torn\u00f2 nella sua sede torinese e oggi, grazie alle cure dei Padri filippini, pu\u00f2 essere nuovamente ammirato in tutta la sua bellezza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il presepe artistico di San Filippo Neri \u00e8 composto da statue a grandezza naturale di un uomo, formate da &#8220;manichini articolati di legno&#8221; vestiti talvolta alla piemontese e talvolta all\u2019orientale. <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":7210,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,2321,495,14,27,241,284,48],"tags":[2333],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7208"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=7208"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7208\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7215,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7208\/revisions\/7215"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/7210"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=7208"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=7208"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=7208"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}