Il nostro collaboratore Paolo Nissotti ci accompagna questa volta in Ossola, nel nord del Piemonte, e a Borgosesia ad esplorare gli antichi usi battesimali in vigore presso le comunità locali.
Grazie agli scritti di Don Carlo Ramponi* ci rimangono le testimonianze degli usi battesimali delle Valli Ossolane.
Nessuna madrina era prevista per i battezzandi di della Val Vigezzo, ma almeno quattro padrini e, a seconda dell’importanza della famiglia, fino a sette. Uso, questo, che rimase fino alla fine del Settecento.

Strana usanza durante i momenti della cerimonia era quella di sottrarre ai padrini il cappello, che veniva loro restituito solo dopo aver pagato un giro di bicchieri. La ragione di queste usanze? Probabilmente il ricordo di drammi religiosi popolari, che vedevano la lotta tra angeli e demoni per accaparrarsi il possesso della nuova anima che era venuta a popolare il mondo.
In Val Formazza e Antigorio sono i padrini scegliere il nome dei bimbi che stanno per ricevere il Sacramento. Se, come spesso purtroppo capitava, la nuova e tenera vita si fosse spezzata anzitempo, sarebbe toccato al padrino trasportare la piccola salma al camposanto. Le campane della Chiesa, intanto, suonavano a distesa. Un nuovo angelo si era aggiunto alle schiere celesti. Anche per queste Valli valeva il gioco del cappello.

A Borgosesia il corteo che portava il piccolo nato in Chiesa era preceduto da un ragazzo che sorreggeva un cero spento. Verrà acceso per ripetere lo stesso tragitto che riportava a casa. Sul neonato si era accesa la luce della Grazia Divina.
Paolo Nissotti
*Don Carlo Ramponi, studioso di tradizioni popolari legate al Cristianesimo, autore di vari testi tra cui “Le tradizioni popolari di Borgolavezzaro”, edito nel 1939, e “Il drago processionale delle rogazioni novaresi”, pubblicato nel 1948.