Non sono molte le canzoni popolari nate in terra di Novara. Abbastanza nota è L‘aqua dal Funtanon, ma sicuramente più eseguita è La Canson di Ranin, di solito interpretata da cori improvvisati, alticci e goliardici, durante la degustazione di sani piatti di questi saporiti batraci in qualche osteria della zona.

Il fosso, habitat della rana
Scorcio di un fosso, habitat della rana – foto di Paolo Barosso

Ne riportiamo qui il testo:

L’ha dì al mè pà

       d’andà in tal prà

       ciapà i ranin

       s-ciapagh i sciampin.

       I ranin mi son ciapà

       e i sciampin i g’ho tajà.

       Lü l’m’ha dì da fai andà

       e mi int un piat i ho sbatà.

       I son fai un pulentin

       g’ho miss insema i mè ranin

       e po’ nün i uma mangià

       i ranin ciapà int al prà.

Certo, sembra parecchio crudele il rito della rottura della zampine delle povere ranocchiette, ma era indispensabile per evitarne la fuga dopo la cattura.

Quando i Carnevali novaresi erano realmente tali, famosi e partecipati, un coro di bambini festanti aveva come loro Inno proprio questa canzone.

Testo di Paolo Nissotti

Nota della redazione: la rana è un alimento tipico del Novarese (e del Vercellese) e la si utilizzava in cucina già prima che si affermasse la risaia come coltivazione prevalente, perché suo habitat ideale sono i fossi. Il diffondersi della coltura del riso ne favorì però il popolamento, sia per l’infittirsi della rete irrigua, sia per l’acqua calda e bassa della camera di risaia, che attira gli insetti, nutrimento della rana. Nel Novarese le rane si preparano fritte (un tempo le si rivoltava, prima di friggerle, nella farina di miglio), in guazzetto, in umido oppure ripiene (farcite con pangrattato, salamino sbriciolato, formaggio, uova crude, pepe).

Rane fritte, piatto tipico del Novarese
Rane fritte, piatto tipico del Novarese