Segue dalla prima parte: Asti, il volto di una città di banchieri e di mercanti

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E ancora la città di Asti è ornata da sapienti e nobili cittadini. E ancora la città di Asti è ornata di un popolo sapiente e buono e pieno di ricchezze, il quale custodisce di buona voglia i beni e l’onore del Comune astese. E ancora la città di Asti è ornata di bellissime signore splendidamente coperte di ornamenti d’oro e d’argento e di vesti preziose, e le loro corone d’oro e d’argento sono piene di perle e pietre preziose […].

E ancora la città di Asti è ornata di frumento e di vino particolarmente pregiato, e di tutti gli altri generi di approvvigionamento necessari alla città.”

Così il notaio Ogerio Alfieri, alto funzionario del Comune di Asti, descrive la situazione di una città che, sul finire del Duecento, ha ormai raggiunto il culmine della potenza economica e politica.

35 Pietro (Parigi 1625, Asti 1675) e G.A.Laveglia(Asti 1653, post 1710) Cristo e gli Apostoli sulle rive del Borbore, 1671 ca. - Olio su_tela - Asti Museo Civico di Palazzo Mazzetti
Pietro e Giovanni Antonio Laveglia – Cristo e gli Apostoli sulle rive del Borbore, 1671 ca. – Olio su_tela – Asti, Museo Civico di Palazzo Mazzetti

Cospicui sono i segni architettonici e le  testimonianze artistiche delle vicende medioevali  che videro Asti, già sede di ducato al tempo dei  Longobardi e di comitatus (contea) in età  carolingia, distinguersi rispetto ad altre realtà  piemontesi per vivacità economica e precocità  politica, dato che fu la prima comunità urbana  subalpina ad organizzarsi in forma di Comune   (risale infatti al 1095 l’atto di donazione con cui il  potente vescovo di Asti cedette ai rappresentanti  della comunità, i consoli, il castello di Annone).

Già nel 1037 i mercatores astigiani avevano  ottenuto dall’imperatore Corrado II il libero  transito su tutti i valichi e le strade del regno,  privilegio sempre difeso dal Comune di Asti in  quanto fondamento della prosperità economica  delle famiglie locali, che raggiunse l’apice nel XIII  secolo.

 

Asti - case medioevali
Asti – case medioevali

I proventi derivati dai commerci, intrattenuti con i mercati delle Fiandre, della Renania e della Champagne, vennero poi reinvestiti nell’attività creditizia, svolta in tutta Europa attraverso la rete di casane che le famiglie astigiane (Scarampi, Troya, Pelletta, Solaro, Malabayla, Isnardi, Catena, Alfieri, Roero) gestivano con profitto in varie città del continente, guadagnandosi fama di abili banchieri.

Asti - dettagli decorativi di un edificio medioevale successivamente rimaneggiato
Asti – dettagli decorativi medioevali affiorano dall’intonaco di un palazzo

L’autonomia di Asti come libero comune, capace di espandersi nel contado attraverso un’accorta politica di conquiste militari, ma anche di alleanze e accordi con le comunità locali, tramontò a partire dal secolo XIV, quando, sia per le lotte intestine tra famiglie rivali, sia per la competizione con agguerriti nemici esterni, tra cui gli Angioini e il marchese del Monferrato, la potenza astigiana cominciò ad eclissarsi. Seguì un lungo periodo di autonomia limitata, soggetta all’influenza di forze esterne, come i Visconti e gli Orléans, prima della definitiva integrazione negli Stati Sabaudi, sancita dalla donazione con cui Carlo V nel 1531 assegnò la contea a Beatrice del Portogallo, sposa del duca Carlo II, padre di Emanuele Filiberto.

Asti - dettaglio del palazzo del Podestà
Asti – dettaglio del palazzo del Podestà

Della fiorente esperienza comunale rimangono importanti testimonianze, come palazzi e case-forti d’aspetto medioevale, concentrati nel cosiddetto Recinto dei Nobili, cuore di Asti antica, poi allargatosi nel XIV secolo con l’inclusione di nuovi quartieri- i Borghi o suburbia – delimitati dal Recinto dei Borghigiani.

Asti - torre dei Solaro
Asti – torre dei Solaro

La casa-forte, cellula base del tessuto edilizio medioevale, era il segno tangibile della potenza raggiunta dalle famiglie di notabili astigiani: un’entità sostanzialmente autonoma, provvista di cinta muraria, forno per il pane, pozzo per l’acqua, una piccola stalla, l’orto, il deposito per immagazzinare le vettovaglie in caso d’assedio. Tra queste, ricordiamo casa Zoya in via Carducci, palazzo Catena in via XX Settembre, palazzo Strata in via Giobert, casa Pelletta detta di Pilato in via dei Varroni, il palazzo del Podestà in via dei Cappellai angolo via Incisa.  Alcuni di questi edifici presentano ancora in facciata un disegno a gigantesche losanghe o rombi, caratteristico dell’architettura astigiana, ottenuto inserendo nella tessitura muraria in mattoni rossi delle formelle in cotto invetriato di colore azzurro cupo, incastrate in maniera tale da creare il suddetto motivo ornamentale.

Asti - torre Troyana o dell'Orologio
Asti – torre Troyana o dell’Orologio

Rappresentative della potenza astigiana medioevale sono poi le torri, edificate dalle famiglie eminenti come segno di prestigio e strumento di difesa, ad imitazione delle residenze castellate del contado. Delle 125 torri ancora esistenti nel 1682 ne sopravvivono solo 12, di cui appena due mantengono le proporzioni originali: la torre Troyana o dell’Orologio e la torre Comentina o di San Bernardino, dall’attiguo convento poi demolito.

Asti - torre Comentina o di San Bernardino
Asti – torre Comentina o di San Bernardino

A nord-ovest del Recinto dei Nobili spicca l’imponente fabbrica gotica della Cattedrale di Santa Maria Assunta, paragonata per la sua maestosità ad una Grande nave in transito da oriente ad occaso (G. Monaca).

Asti – Cattedrale di Santa Maria Assunta

Al pari di molte città dell’odierno Nord Italia, anche Asti ebbe in origine due chiese cattedrali, l’una dedicata a Santa Maria, risalente al VI secolo, poi rinnovata in forme romaniche (a questa fase costruttiva appartiene il mosaico pavimentale policromo, riportato alla luce negli anni Ottanta in area presbiteriale, databile al XII/XIII secolo e ornato di dodici riquadri con figure), e l’altra, intitolata a San Giovanni, d’origine più antica (V/VI secolo), che perse gradualmente importanza a partire dal IX secolo, in correlazione con il nuovo clima spirituale teso a potenziare il culto mariano in Occidente.

Asti - il campanile del Duomo, ribassato rispetto all'altezza originaria, spicca tra le case medioevali del borgo
Asti – il campanile del Duomo, ribassato rispetto all’altezza originaria, spicca tra le case medioevali del borgo

Della chiesa di San Giovanni, costruita nei pressi del luogo di sepoltura di Aniano, primo vescovo astigiano (fine IV secolo) e innestata sulle fondamenta d’un preesistente edificio romano, forse la domus ecclesiae, sopravvivono alcune bellissime colonne con capitelli paleocristiani e altomedioevali visibili nella cripta dell’edificio, che venne ridimensionato nei secoli successivi e radicalmente rimaneggiato.

Asti - il lato sud della Cattedrale, con il protiro dei Pelletta
Asti – il lato sud della Cattedrale, con il protiro dei Pelletta

L’attuale Cattedrale di Santa Maria, considerata la più vasta chiesa del Piemonte, venne costruita in forme gotiche a partire dal 1323, quando  il Capitolo, in seguito al cedimento della navata settentrionale della più antica cattedrale romanica, deliberò l’edificazione della nuova fabbrica.

Cattedrale di Asti - il protiro del Pelletta
Cattedrale di Asti – il protiro del Pelletta

Il cantiere, realizzato in gran parte sotto la direzione del vescovo francese Arnaldo de Rosette (il cui stemma episcopale compare nei capitelli dei pilastri della navata centrale), venne ultimato durante l’episcopato di Baldracco Malabaila nel 1354. Il verticalismo delle forme, di chiara impronta francese, è accentuato all’esterno dai finestroni ogivali, lunghi e stretti, che scandiscono i lati dell’edificio. L’uniformità della tessitura muraria, in mattoni a vista, come in altri edifici coevi di area piemontese, è vivacizzata dall’inquadratura delle finestre, dove il rosso del laterizio è alternato al colore caldo dell’arenaria, e da interessanti spunti decorativi, come la serie di archetti pensili sormontati da una cornice con motivi a losanga, caratteristici del Medioevo astigiano, che corre sotto la linea di gronda.

Cattedrale di Asti - dettaglio del protiro dei Pelletta
Cattedrale di Asti – dettaglio del protiro dei Pelletta

Sul lato sud, per consentire l’accesso dalla piazza su cui al tempo si teneva il mercato, si aprì nel tardo Trecento un altro portale, che venne successivamente incorniciato dall’elegante protiro detto dei Pelletta, struttura aggettante impreziosita da una serie di sculture e figure ornamentali realizzate tra fine XIV secolo e XV secolo. Tra queste risaltano la Madonna tra cherubini, d’ispirazione francese, e, al culmine, una curiosa testolina che fa capolino da un oblò, realizzata con effetto veristico tipicamente gotico, nota come “Madama Troyana”.

Gandolfino da Roreto - Sposalizio della Beata Vergine - Diocesi di Asti
Gandolfino da Roreto – Sposalizio della Beata Vergine – Diocesi di Asti

L’interno, arricchito da importanti opere d’arte, come le pale d’altare di Gandolfino d’Asti o da Roreto, realizzate per le cappelle laterali della Cattedrale tra il 1501 e il 1516, mostra una suddivisione in tre navate, sorrette da possenti pilastri, e un vastissimo apparato pittorico che riveste integralmente le superfici interne: la grandiosa opera, la cui esecuzione comportò l’alterazione parziale delle strutture medioevali – ad esempio il ripianamento delle superfici interne con l’eliminazione delle nervature in cotto (con grave pregiudizio per la stabilità dell’edificio) – venne commissionata a fine Seicento dal vescovo d’origine milanese Milliavacca nel quadro di un più ampio progetto di rinnovamento della fabbrica del Duomo in sintonia con le prescrizioni controriformistiche.

Gandolfino da Roreto - Madonna con santi e il banchiere - Diocesi di Asti
Gandolfino da Roreto – Madonna con santi e il banchiere – Diocesi di Asti

Il Settecento rappresentò per Asti una stagione di grande rinnovamento edilizio, di cui fu principale artefice Benedetto Alfieri, zio del più famoso Vittorio, poeta e drammaturgo. Gli interventi alfieriani, e più in generale settecenteschi, diretti ad un aggiornamento stilistico degli edifici e ad un ammodernamento degli interni, ispirato al gusto rococò, non furono però invasivi, ma s’innestarono armonicamente nel tessuto edilizio d’impianto medioevale, che conservò inalterata la sua impronta sino ai giorni nostri. Da un lato questo vincolo dell’esistente, che non poteva essere demolito, limitò la creatività degli architetti, ma dall’altro lato preservò la struttura antica della città, che restituisce ancora oggi a chi la legge il fascino dei suoi trascorsi medioevali.

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G.M. Bonzanigo – Tabacchiera con cesto di fiori, inizio sec XIX – Intaglio in legni vari su ebano, scatola in tartaruga e radica – Asti, Museo Civico di Palazzo Mazzetti

Tra i palazzi risalenti a questo periodo spiccano palazzo Alfieri, che fu dimora di Vittorio Alfieri, oggi sede della Fondazione Centro Studi Alfieriani e del piccolo museo che raccoglie cimeli e ricordi del letterato; palazzo Ottolenghi, con affaccio su corso Alfieri, rifacimento settecentesco di due preesistenti edifici medioevali; palazzo Mazzetti di Frinco, la cui ala orientale venne progettata da Benedetto Alfieri (1751/52), con interni decorati da stuccatori luganesi secondo il gusto rocaille, e che ora è sede del Museo Civico e della Pinacoteca, con importanti opere di artisti piemontesi, come l’ebanista astigiano Bonzanigo e il pittore Delleani.

36 Giuseppe Amico conte di Castell'Alfero - ignoto pittore piemontese del '700 - Asti Museo Civico Palazzo Mazzetti
Giuseppe Amico conte di Castell’Alfero – ignoto pittore piemontese del ‘700 – Asti Museo Civico Palazzo Mazzetti

Legati alla figura e alla memoria di Vittorio Alfieri sono parecchi luoghi cittadini, riuniti in un percorso guidato, tra cui l’elegante piazza Alfieri, di forma trapezoidale e porticata su tre lati, spazio urbano realizzato nell’Ottocento come cerniera tra i quartieri medioevali e la nuova espansione edilizia, il monumento a Vittorio Alfieri, opera di Giuseppe Dini (1862), posizionato al centro dell’omonima piazza, il Teatro Alfieri, costruito tra il 1858 e il 1860.

F.X. Fabre -Ritratto di Vittorio Alfieri -olio su tela 1797 - conservato al Museo Naz. del Risorgimento Italiano - Torino
F.X. Fabre -Ritratto di Vittorio Alfieri -olio su tela 1797 – conservato al Museo Naz. del Risorgimento Italiano – Torino

Su un poggio a nord-ovest della città, raggiungibile con un breve itinerario in auto, sorge la suggestiva e raccolta chiesa della Madonna di Viatosto, costruita in forme gotiche nel XIV secolo su un preesistente edificio romanico, Santa Maria di Riparupta, forse la pieve del villaggio poi scomparso di Viatosto.  All’interno si segnalano pregevoli decorazioni pittoriche, riportate alla luce da recenti restauri, e i capitelli scolpiti in pietra arenaria, l’uno diverso dall’altro, alcuni forse tratti dalla precedente chiesa romanica.

Testo di Paolo Barosso e foto a cura di Giovanni Dughera

Fonti bibliografiche:

Asti, un Duomo una città, Gianfranco Monaca, Banca Cassa Risparmio di Asti, 1987

Arte e cultura ad Asti attraverso i secoli, a cura di Noemi Gabrielli, Istituto Bancario San Paolo di Torino, 1977

La Cattedrale di Asti e il suo borgo antico, Matteo Scapino, TSG edizioni, 1977

Le Cattedrali del Piemonte e della Valle d’Aosta, C. Castiglioni, L. Cervellin, P. Roletto, G. Vaudetti, Nicolodi edizioni, 1998

Guglielmo Bezzo - Febbraio in Monferrato - 1922 - Asti Museo Civico Palazzo Mazzetti
Guglielmo Bezzo – Febbraio in Monferrato – 1922 – Asti Museo Civico Palazzo Mazzetti