Fonte: www.crocereale.it
Il rapporto plurisecolare tra Nizza, città attualmente francese, e il Piemonte sabaudo ebbe inizio nel 1388, quando i cittadini della località costiera, minacciata dall’espansionismo del conte di Provenza, decisero di affidarsi alla protezione dei Savoia, giurando fedeltà ad Amedeo VII detto il Conte Rosso (Dedizione di Saint-Pons). I Savoia guadagnarono l’agognato sbocco sul mare, acquisendo il predominio sul tratto di costa compreso tra le foci del fiume Var e la rocca di Monaco, che includeva non solo Nizza, ma anche la splendida rada di Villefranche, uno dei porti naturali più profondi del Mediterraneo occidentale, già noto ai Romani come Portus Olivula. S’instaurò così tra le due entità, Nizza e Piemonte, un legame politico, culturale ed economico tanto solido e reciprocamente profittevole da perdurare nei secoli, mostrandosi tuttora vivo e vitale malgrado le note divisioni confinarie sopraggiunte a seguito degli eventi risorgimentali
Nella raccolta degli editti dello Stato Sabaudo si legge che in data 22 gennaio 1667, il sovrano dell’epoca, Duca Carlo Emanuele II di Savoia, emanava un Manifesto della nuova apertura del porto franco di Nizza, di Villafranca (porto della marina militare piemontese) e Sant’Ospitio che era dettato in considerazione dello sviluppo dei commerci – non solo marittimi – nel resto d’Europa e al fine di migliorare la capacità di scambio tra le merci e i prodotti del Ducato. Tale decisione avveniva a seguito di un precedente editto inteso a regolare il regime di conduzione delle spiagge, degli scali e delle darsene della Contea Nizzarda e dintorni: editti che avevano già promosso le istituzioni portuali nella zona, favorendo una speciale Compagnia che tentava il contatto ‘con i forestieri’. Un provvedimento, dunque, quello del 1667, che recepiva le esigenze crescenti del traffico su mare e della funzione commerciale ed economica in direzione di regioni anche lontane come il Nord Africa, il Nord Europa, la vicina Liguria genovese, oltre che a raccordare i possedimenti sabaudi sulla costa oggi francese e l’enclave piemontese insistente in Oneglia (ndr: il principato di Oneglia, attualmente uno dei due nuclei abitativi principali del comune di Imperia insieme con Porto San Maurizio, venne acquisito ai domini sabaudi nel 1576 costituendo il secondo sbocco al mare della dinastia dopo Nizza).

L’importanza di Nizza, non soltanto sul piano economico, ma anche civile e militare, nel contesto della politica sabauda era rilevante. Dal XVI secolo in avanti, anzi, tale cifra era cresciuta di molto, con conseguenze assai favorevoli nelle relazioni con Francia, Spagna, Liguria e resto d’Italia, ma anche e soprattutto verso il Levante e l’altra sponda mediterranea. La comune origine ligure-piemontese del centro nizzardo consentiva un continuo movimento di interessi che guardavano con attenzione alle nuove possibilità che offrivano le stesse scoperte geografiche e della tecnica del trasporto e della navigazione. Rivolta principalmente, tuttavia, verso il sistema di comunicazioni italiano, Nizza era già un nodo nevralgico della strategia dei Savoia, che miravano a recuperare nella loro ottica le attività delle marinerie liguri, in prevalenza autonome rispetto allo stesso potere centrale di Genova: non era un caso che il Piemonte sabaudo, che si ritagliava sempre di più un ruolo tra le grandi potenze europee, premesse a breve distanza su Sanremo e su Finale, non contento della sola posizione portuale onegliese: posizione che non riuscì ad emanciparsi sensibilmente come Nizza, nonostante gli sforzi delle autorità piemontesi, a causa di divisioni locali.

Gli investimenti dei Savoia su Nizza, sede estiva del Parlamento torinese, proseguirono fino al momento della sua cessione alla Francia, che li portò, a sua volta, avanti con intensità, anche sul piano turistico, fino ai giorni nostri.
Testo di Pierluigi Casalino