Abbiamo il piacere di segnalarvi che il nostro collaboratore Andrea Elia Rovera ha pubblicato la sua prima opera dedicata ad un aspetto specifico della vita cristiana in Piemonte, dal titolo “Sulle orme di Nostro Signore. Viaggio epistolare sulla Santità in Piemonte”. L’opera si presenta come raccolta di dodici biografie, presentate sotto forma di lettera, di santi e beati nati o vissuti in Piemonte, figure di sacerdoti, ma anche di laici, che, grazie all’esercizio eroico delle virtù cristiane e ad un’esistenza terrena vissuta in conformità con i precetti evangelici, ebbero accesso alla “santità canonizzata” (cioè la dichiarazione ufficiale di santità da parte delle autorità ecclesiastiche secondo i vari gradi in cui si articola la relativa procedura di canonizzazione, che implica il riconoscimento dello status di Servo di Dio, Venerabile, Beato e infine Santo).

C’è chi ha osservato come la terra piemontese, in particolare tra l’Ottocento e il primo Novecento, si distinse per una fioritura di santità tanto eclatante dal punto di vista sia quantitativo che qualitativo da farne un caso unico a livello mondiale. Di questa manifestazione di santità cristiana si riscontra una concentrazione particolarmente elevata nella zona compresa tra Chieri, Castelnuovo (Don Bosco) ed Asti: da questo triangolo provengono infatti il Cafasso, Don Bosco, Domenico Savio, Giuseppe Marello, Giuseppe Allamano, il cardinal Massaja, tutti noti per la vocazione cosiddetta “sociale”, e per alcuni tratti che senza dubbio contraddistinguono il modello di santità piemontese, tra cui principalmente la laboriosità, la discrezione, il prevalere dell’azione concreta sulla riflessione teorica (che è purtuttavia presente), l’equilibrio, non disgiunto da slanci eroici di carità e condivisione.

L’Ottocento piemontese, pur percorso sul piano politico da una marcata tensione anti-ecclesiastica iniziata con le misure napoleoniche al principio del secolo e proseguita con provvedimenti dolorosi come le leggi Rattazzi del 1855 che comportarono la soppressione delle congregazioni religiose e il parziale incameramento dei loro beni, registrò quindi una fioritura senza precedenti di santità sia tra il clero diocesano (si pensi al Cottolengo, al Faa di Bruno, che fu anche scienziato e architetto oltre che uomo di fede, al Marchisio, al Cafasso), sia anche tra le fila dei laici (fulgido è l’esempio dei Servi di Dio Giulia e Tancredi Falletti di Barolo e del ferroviere Pio Perazzo, dichiarato Venerabile e sepolto nella chiesa di San Tommaso a Torino).

Andrea Elia Rovera, nella sua opera, che speriamo possa preludere ad altre future realizzazioni, raccoglie dodici figure di Santi e Beati, descrivendone sinteticamente, ma in modo accurato, la parabola terrena e mettendo in luce di ciascuna le specifiche virtù. La galleria, ovviamente, non comprende solo santi otto-novecenteschi, perché la santità in Piemonte, pur avendo attraversato in questi due secoli un periodo particolarmente vivace e proficuo , si innesta su secoli di storia cristiana (in questo senso spiccano, tra i ritratti di Rovera, le figure del beato Angelo Carletti da Chivasso, vissuto nel XV secolo, e della beata Maria degli Angeli, che visse nella Torino sabauda tra Sei e Settecento), e non solo santi nati in Piemonte, perché ad esempio il beato Antonio Rosmini vide la luce in Trentino, nell’Impero Austro-Ungarico, ma spese poi una parte significativa della sua esistenza nella nostra terra, concludendola in pace sulle rive del Lago Maggiore a Stresa.
Per leggere e scaricare l’opera di Andrea Elia Rovera, cliccare qui: Sulle orme di Nostro Signore. Viaggio epistolare sulla santità in Piemonte
Redazione Piemontèis
