di Milo Julini
Questa storia inizia a Camino, paese del Monferrato, nella serata del 24 ottobre 1773, quando nella casa di Gioachino Boetti si sta svolgendo una festa da ballo, diretta da Lorenzo Biginello.
Verso le ore 6 della sera, Biginello vede arrivare due personaggi sgraditi: Giovanni Domenico Vellano e Giacomo Calvo, suonatori rispettivamente di violino e di basso di violino, strumento antenato del violoncello.

I due musicanti non sono stati invitati al ballo, anzi sono venuti per fare un dispetto a Biginello, in particolare Vellano che ha già bisticciato con lui, in occasione di un precedente ballo tenutosi il 10 agosto.
Vellano e Calvo si fermano a una certa distanza dalla casa dei Boetti e iniziano a suonare. Biginello accorre, li invita a smettere e ad andarsene, i due lo deridono, volano parole grosse, recriminazioni e insulti. Il bisticcio si fa presto tragico perché Biginello impugna un falcetto e colpisce al capo, per due volte, l’odiato Vellano che si accascia a terra.

Mentre Biginello si dà alla fuga, Vellano viene messo a letto e curato per quanto consente la medicina dell’epoca, impotente di fronte a ferite di tale gravità. Vellano viene infatti a morte, il 3 novembre successivo.
Biginello è fuggito, non viene catturato e rimane latitante.
Il procedimento giudiziario a suo carico, condotto dal Senato di Piemonte, il più importante tribunale del Regno di Sardegna con sede a Torino, prevede l’inserimento di Lorenzo Biginello, condannato in contumacia alla galera (lavori forzati) per 10 anni, a indennizzare gli eredi della vittima e al pagamento delle spese processuali, nella Nota de’ banditi del primo e secondo catalogo, una sorta di Bollettino delle ricerche istituito nel Regno di Sardegna, pubblicato dalla Stamperia Reale di Torino, in data 7 agosto 1776.
Ringrazio il signor Fiorenzo Bertiglia di Camino (AL) che mi fornito le fotocopie della Nota de’ banditi che contiene la descrizione di Lorenzo Biginello.
