23 settembre 1788: Montmorin, Ministro degli Esteri di Luigi XVI, scrive all’ambasciatore di Francia a Torino a proposito di Giuseppe Balsamo di Palermo alias conte Alessandro Cagliostro

di Milo Julini

Questa notizia compare nel libro “Le ore povere e ricche del Piemonte”, edito nel 1982 a Torino dal Lions Club Torino Castello, dove Franco Biagetti scrive:

Non si trattava della prima venuta in Piemonte del celebre avventuriero che già vi era passato (quando non era ancora divenuto il conte di Cagliostro) in una data incerta del 1770, dopo aver incontrato, l’anno prima a Aix-en-Provence, Giacomo Casanova.

Il conte Cagliostro in un’incisione d’epoca

Nel 1788 Giuseppe Balsamo di Palermo è, pur avendo solo 45 anni, nella parabola discendente della sua vita, parabola iniziata il 2 giugno di due anni prima, quando Luigi XVI gli aveva ordinato di abbandonare il Regno, il giorno dopo la sua uscita dalla Bastiglia. Benché assolto dalle imputazioni relative allo scandalo della collana, Balsamo aveva dovuto abbandonare la Francia.

Passy, Boulogne, Dover, Londra, Basilea, Aix-les Bains e Torino sono prime tappe della fuga del mago, accompagnato dalla moglie Lorenza che – alla fine – lo tradirà per l’ultima volta consegnandolo alla giustizia del Papa. Ma la Francia non dimenticava ed anche nel Regno di Sardegna i coniugi fuggitivi furono raggiunti dalla pressione diplomatica mirante alla loro espulsione.

Se ad Aix-les-Bains Alessandro e Lorenza riescono forse a terminare una cura termale di quindici giorni, a Torino essi possono fermarsi solo poche ore: il Re Vittorio Amedeo III ingiunge loro di partire immediatamente.

Planimetria di Turin nel 1790

A tale episodio si riferisce la lettera del Ministro degli Esteri francese all’ambasciatore del Re di Francia a Torino che, nella traduzione di Roberto Gervaso, contiene queste parole: «Il Re è sensibile alla notizia che Sua Maestà Sarda ha interdetto il soggiorno nel suo Stato a questo truffatore dopo la condotta da lui tenuta in Francia. Siate certo che tutti coloro che oseranno ospitare Cagliostro se ne pentiranno amaramente».

È una minaccia furibonda e Cagliostro ne sentirà tutto il peso (praticamente scacciato anche da Genova, Venezia e Verona) durante l’ultimo dei suoi tanti viaggi che si concluse con la condanna e la prigionia nella Rocca di San Leo dal 20 aprile 1791 alla morte, avvenuta il 28 agosto 1795.

Così Franco Biagetti.

Può essere interessante aggiungere che Luigi Pietracqua (Voghera, 1832 – Torino, 1901), autore di commedie e romanzi in lingua piemontese, ha scritto il romanzo “Ij misteri ‘d Vanchija” apparso, dal 1893 al 1894, a puntate nel periodico dialettale piemontese “Compare Bonom”.

Ij misteri ‘d Vanchija” è ambientato nella Torino occupata dai francesi, agli inizi dell’Ottocento, e mette in scena pescatori e barcaioli del Moschino, un libraio “meisinor” capo di una loggia massonica, un prete libertino e la moglie di Cagliostro, detta Sibilla.

Sibilla vive in un castello nei pressi di Venaria, privo di porte, in cui si entra da una rete di sotterranei, uno dei quali sbocca al Moschino.

In questo romanzo Pietracqua sostiene che il sottosuolo di Torino è attraversato da un intrico di cunicoli e di gallerie misteriose che mettono in comunicazione Palazzo Reale con Venaria, con Rivoli e con altre residenze reali. Una affermazione ampiamente condivisa anche oggi!