di Giovanni Dughera 

Visioni e vissuti dall’alto della Sacra di San Michele: l’esperienza spirituale di un pellegrino

Uscendo dal lato sinistro della Chiesa un terrazzo consente la visione della Valle di Susa ed emerge il Rocciamelone (m. 3538) che nel Medioevo era considerato, fantasticamente, il monte più alto d’Europa. Sulla vetta cuspidale il vescovo Rotario d’Asti depose nel XIV secolo il Trittico del Rocciamelone, tavola di bronzo dorata e incisa costituita da tre pannelli triangolari che recano: la Madonna con Bambino, un santo che presenta a Maria un guerriero inginocchiato (forse Bonifacio Rotario) e San Giorgio che uccide il drago. L’opera è custodita nella Cattedrale di Susa.

La Sacra di San Michele vista dal bosco innevato – foto di Giovanni Dughera

Chiediamoci quale poteva essere il vissuto di un pellegrino medievale alla Sacra, ispirandoci alle Sacre Scritture. Esse concepiscono il cosmo così: la Terra come una grande isola in mezzo all’Oceano Terrestre, sostenuta da colonne, sotto alle quali vi sono gli inferi. Ai lati dell’Oceano le “Montagne eterne” sostengono il firmamento, grande calotta sferica alla quale sono fissate le stelle, il Sole e la Luna. Al di sopra l’Oceano Celeste, il Monte di Dio, i cieli dei cieli. Chissà se il Monte della Sacra, il Rocciamelone, il cielo saranno parse raffigurazioni bibliche al pellegrino…

Panorama sulle montagne valsusine innevate dalla Sacra – foto di Giovanni Dughera

Egli, dopo essere partito dal piano (il fondo della valle, la Terra, simbolicamente) intraprendeva una salita che, come il viaggio stesso da luoghi lontani, era prova fisica, anche per i pericoli delle strade medievali ed entrava poi nelle viscere del Monte al quale è incorporata l’Abbazia, per giungere al culmine, la Chiesa in cima. Un viaggio in senso materiale, e di preghiera e incontro con il “mondo” per giungere al cospetto di Dio: arrivava a sfiorare, quasi toccare, il cielo.

Dettaglio del portale d’ingresso alla Chiesa abbaziale con la testa di monaco che sembra osservare chi entra – foto di Giovanni Dughera

La pietra e la Creazione

L’ascesa della montagna di pietra, il sentiero di ciottoli, l’Abbazia stessa costruita in pietra, capitelli e sculture nel marmo, le montagne intorno…la pietra è la solidificazione di immani processi della Creazione: eruzioni, terremoti con il corrugamento della crosta terrestre che diede origine alle Alpi, immani forze che spinsero i continenti europeo e africano uno contro l’altro, anche in questa regione alpina.

La pietra ricorda anche l’evangelico “Tu sei Pietro e su questa pietra fonderò la mia Chiesa”.

Una distesa di nubi basse copre il fondovalle – foto di Giovanni Dughera

Sovviene anche la riflessione di un monaco del Monte Athos, in tempi lontani, che nella sua meditazione impara ad essere stabile e solido come una montagna, come una disciplina “copiata” dalla Natura. Più che mai appropriate risuonano le parole, scritte, con le quali si viene accolti alla Sacra: “Stringendovi a Cristo, pietra viva rigettata dagli Uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come PIETRE VIVE per la costruzione di un edificio spirituale”.

Portale dello Zodiaco: a sinistra capitello con figure femminili tormentate dai serpenti e a destra falconi in cerchio – foto di Paolo Barosso

La Terra e il Cielo.  L’Abbazia, tramite estremo tra terra e cielo, punto di congiunzione degli stessi, dell’Opera Divina – la Terra – e Dio stesso – il cielo, simbolicamente visto come la dimora di Dio…ammirare il cielo, la vastità degli spazi, le montagne, la Sacra stessa, tutto ciò pare veramente concludere un percorso anche spirituale del pellegrino.

La Chiesa abbaziale, culmine del percorso fisico e spirituale compiuto dal pellegrino nell’ascesa al monte e luogo dell’incontro con Dio – foto di Giovanni Dughera

Il Bene che sconfigge il Male: Dio ha dato all’Arcangelo Michele, protettore della Sacra, il compito di intercedere, di aiutare nella lotta contro il Male. Notiamo che a malo significa anche demonio, non solo il male mano, come tradotto in italiano. Demonio che insidia e intralcia il nostro vivere alla luce di Dio.

Dettaglio della porta d’ingresso alla Chiesa abbaziale, donata da re Carlo Felice di Savoia ai Padri Rosminian nel 1826, con il diavolo, rappresentato dal serpente con volto antropomorfo, trafitto dalla spada dell’Arcangelo Michele – foto di Paolo Barosso

Il percorso interiore: nell’intraprendere la ricerca di sé stessi può capitare di affrontare i sentieri tortuosi delle montagne, che possono simboleggiare i labirintici percorsi delle nostre menti. Questo dobbiamo affrontare per giungere alla meta: la vetta della montagna, la salita alla Sacra per esempio, è una meta esteriore rispetto a quella interiore: giungere al cospetto di Dio, come Uomini, in umiltà.

E’ questa un’esperienza personale, ma ognuno potrà provare la sua!

Lo Scalone dei Morti visto dal Portale dello Zodiaco – la fatica del percorso e gli scheletri dei monaci disposti ai lati della gradinata invitavano il pellegrino a riflettere sulla caducità della vita, preparandolo all’incontro con Dio – foto di Paolo Barosso

Bibliografia: Giovanni Gaddo – La Sacra di San Michele in Val di Susa – 1977

La Sacra di San Michele è stata restaurata dalla Regione Piemonte che la gestisce a livello economico, mentre la cura spirituale è affidata ai Padri Rosminiani, che ringraziamo per la collaborazione. Esiste l’Associazione Volontari della Sacra. Per ritiri o visite: tel 011.939130.