Comincia con la tappa che vi proponiamo oggi un viaggio nei locali storici del Piemonte, guidato da Antonella Pinna, architetto specializzato in storia, analisi e valutazione architettonica e del territorio al Politecnico di Torino. Il primo appuntamento è dedicato al bellissimo Bar Mulassano, sito nel sottoportico di piazza Castello a Torino.
Il Bar Mulassano nasce a Torino in Piazza Castello 15 nel 1907, su progetto dell’Ing. Antonio Vandone di Cortemilia. La raffinatezza del suo allestimento sia interno che esterno è immediatamente d’effetto per l’avventore che ne rimane affascinato. Tale ricercatezza è tutta incentrata sul tema della vite dai bassorilievi dorati in oro zecchino di uva e pampini, alla policromia marmorea. Il prezioso risultato, perseguito tanto nel disegno quanto nei materiali utilizzati e nella scelta delle maestranze che vi hanno fornito l’opera, è riportato nella rivista “L’architettura Italiana”.

Il locale nasce a coronamento di un’insolita storia piena di fascino e per valorizzare i prodotti che hanno fatto la fortuna del marchio “Sacco”, acquisito da Mulassano, che nel 1907 vanta 51 anni di produzione del celebre “Etere delle 100 bibite” di cui resta nello specchio di fondo a caratteri d’oro la celeberrima scritta “Menta Sacco”.

L’insolita storia nasce da un personaggio eclettico e straordinario, Amilcare Mulassano, che ha una liquoristeria in Via Nizza 3. La città è in pieno fermento industriale e vicino c’è il famosissimo caffè Burello, Amilcare è un liquorista e viene condannato insieme ad altri esercenti per avere venduto un liquore ad imitazione di uno prodotto della Bisleri. Questa esperienza lo spinge ad aderire alle attività per il recupero dei carcerati, man mano che cresce come persona, che il suo successo si consolida, crescono le sue adesioni fattive a società volte a migliorare la vita di chi è meno fortunato o intraprendente. Acquista perseverando nel suo sogno uno dei laboratori più prestigiosi della città, la Sacco, e trasferisce l’attività nella centralissima Piazza Castello. Morirà nel 1943, e nonostante la guerra un bel necrologio ne ricorda la generosità.

Il bar Mulassano intanto viene acquistato dai coniugi Nebiolo nel 1925, giovani e determinati migranti piemontesi in America che tornano e conquistano Torino con i tramezzini di cui la Signora Angela va molto fiera; sostiene di aver importato dall’America per prima le toastiere e d’aver fatto mangiare le foglie (sottili strati di pane) ai torinesi, quelli che Gabriele D’annunzio ribattezzò tramezzini giocando con la parola tra-mezzo.
Dopo la guerra il locale passa di mano fino al 1978 in cui Antonio Chessa lo fa restaurare in un progetto di vita volto al ripristino di una leggenda per Torino: obiettivo riuscito e tra la ristrutturazione dell’architetto Cesare Volpiano, e i restauri seguiti dai Nicola di Aramengo la magia del Mulassano è servita. Non è più la vetrina della liquoristeria Sacco di via Bogino 31, ma resta un punto privilegiato in cui potersi accomodare tra i ricordi di Macario e Soldati, incontrare tutti i torinesi di ieri e di oggi che ne sono abitualmente gli avventori.
Testo di Antonella Pinna
Nota della redazione: Il locale, rimasto di proprietà della famiglia Chessa e di Abrate, è oggi condotto da Angela e Cristiano Ruggiero con le specialità tradizionali dei tramezzini (tra i più richiesti il tramezzino all’aragosta, quello al tartufo e con la bagna càuda) e l’aperitivo “Mulassano spritz” o il vermouth dedicato, accompagnati da un’ampia selezione di canapè, salatini, quiches.
“L’Architettura Italiana”, 1908-1909, p 91 tavole relative
La stampa, archivio on line, anni 1870-1992.
Guide Marzorati Paravia, 1921-1925
Pubblicazioni di settore:
Antonio Costantino e Antonella Pinna, Caffè storici in Piemonte, Celid, Torino 2008
Chiara Ronchetta, Le Botteghe a Torino, esterni ed interni tra 1750 e 1930, Centro studi piemontesi, Torino 2001.
