Comincia con oggi un itinerario visivo, descrittivo e spirituale tra le colline del Monferrato, condotto con la consueta passione e maestria da Giovanni Dughera che, nella prima puntata, di carattere introduttivo, ci tratteggerà brevemente storia, ipotesi etimologiche sull’origine del nome, cenni al concetto di Grand Tour e alle antiche strade verso il Monferrato tra età romana e Medioevo 

Chiese romaniche, fortezze sabaude, castelli e fasti barocchi 

di castella e vigne, suol d’Aleram” – Giosuè Carducci

Colline e mare. Non stiamo parlando di colline inglesi che si gettano, come le bianche scogliere di Dover, a picco nel mare. Ma il mare rientra nel discorso, perché le colline monferrine costituivano il fondo di un antico mare preistorico e i loro rilievi vennero originati dal suo moto ondoso: sovviene il passo della Bibbia “Io sono il Signore, il Dio tuo, che solleva il mare e ne fa gonfiare i flutti..” (Isaia 52,15) Monfi2Storia La complessa storia del Marchesato, e poi Ducato, del Monferrato nasce intorno al 967, con la dinastia degli Aleramici, periodo di guerre e consolidamento dei territori, mentre nel Trecento subentra la dinastia dei Paleologi. In quei tempi il Monferrato non aveva capitale, secondo il modello ghibellino delle corti, ma era costellato di numerosi castelli. Nel 1536 il Monferrato pervenne ai Gonzaga di Mantova, che costruirono la cittadella di Casale Monferrato per poi, nel 1708, passare ai Savoia.

In realtà Monferrato e Astigiano erano un tempo territori distinti. Nel periodo paleologo, Bonifacio II e Guglielmo VII avevano sottomesso Asti e Alessandria, ma le città avevano riconquistato la loro indipendenza dalla dinastia. Nel 1095 vediamo Asti costituita in Comune, che nel XII secolo raggiunse il culmine del suo splendore, testimoniato dalle 120 torri dei signori di Asti (XII sec.).

Queste vicende storiche, trama consueta e nota di guerre e lotte per il potere, cosa che fa riflettere sulle passioni umane – sempre le stesse in fondo, cambiando solo le armi nel corso del tempo – si intrecciano con il progressivo edificarsi di chiese romaniche, castelli medievali e residenze barocche oggetto del nostro itinerario, unitamente al territorio di colline segnate da vigneti, boschi, campi e paesi sormontati all’orizzonte dall’anfiteatro alpino.

Precisiamo che il nostro itinerario non comprende tutto il Monferrato, ma si limita ad alcuni territori che sono parsi interessanti e comunque presentano i segni del progressivo mutamento artistico e storico nel corso del tempo, dall’età romana a quella barocca.

Piemonte et Monferrato, in 'Novus Atlas', Amsterdam, J. Janssonius, 1656 (420 x 520 mm)
Piemonte et Monferrato, in ‘Novus Atlas’, Amsterdam, J. Janssonius, 1656 (420 x 520 mm)

Etimologia del termine “Monferrato”. Vi sono varie opinioni e studi al proposito: Monferrato starebbe per “Monteferrato” e cioè territorio difeso da molti castelli, ben difeso e armato, “ferrato”; altra ipotesi, leggendaria questa: Aleramo conquistò il suo Marchesato cavalcando per tre giorni con un cavallo ferrato con un mattone (mon frà in dialetto).

Secondo Costantino Nigra, noto ministro di Cavour, studioso e  ricercatore anche di canti popolari, il nome locale Monsfarratus, Monspharatus e Monteferrato, termini estesi a denominare  il nostro Monferrato, deriva da farrato col significato di “fecondo di granaglie e foraggi”. (C. Nigra, Saggio lessicale di basso latino curiale compilato su Estratti di Statuti medievali piemontesi, Torino 1920). Nello studio di Gian Domenico Serra sotto citato, il professore, docente di lingua e letteratura italiana all’università di Cluj (Transilvania) nonché studioso di onomastica e toponomastica, afferma che al francese ferré corrisponderebbe il b. lat. piem. (basso latino piemontese) infarratus, che si riferisce all’uso che ancora nel 1927 si aveva, nel Novarese, di seminare i vigneti di erbe da foraggio. Inoltre il grant chamin ferrè, relativamente alla Francia, e specialmente in Provenza, si riferirebbe, secondo il Serra, alle vie medievali usate dalle greggi migranti alla ricerca di foraggio. (per approfondimenti : G.D.Serra – Scritti sul Canavese – Contributo toponomastico alla descrizione delle VIE ROMANE E ROMEE NEL CANAVESE – pag. 75 – 1927 – Corsac Orco Reprints 6 – 1993).

IL GRAND TOUR - Giovanni Battista Piranesi, Veduta del Tempio di Antonino e Faustina in Campo Vaccino, 1748
IL GRAND TOUR – Giovanni Battista Piranesi, Veduta del Tempio di Antonino e Faustina in Campo Vaccino, 1748

Il Grand Tour. Particolarmente nel Settecento, sebbene iniziata alla fine del Seicento, la moda del “Viaggio in Italia” fu adottata dall’aristocrazia, e da qualche borghese, di tutta Europa: il poeta tedesco Goethe “consacrò” e diede impulso a tale moderno pellegrinaggio. Colpisce venire a conoscenza che i viaggiatori passavano dal Moncenisio, sulla via per Torino, trascurando però la città, per passare da Milano, Firenze, Roma e risalire verso Venezia.

Castello Montiglio - Paesaggio boschereccio con rovine ('700) -da A.C.I.- T.Nicolini, T.Forno -I castelli del Piemonte - LEA 1967
Castello Montiglio – Paesaggio boschereccio con rovine (‘700) -da A.C.I.- T.Nicolini, T.Forno -I castelli del Piemonte – LEA 1967

Goethe viene immortalato dal pittore W. Tischbein (1786) nella campagna romana, tra reperti archeologici. Era questa classicità che affascinava gli stranieri: le vestigia della cultura ellenistica e romana, con Canaletto, Bernardo Bellotto, e Piranesi in particolare, che ne immortalarono le rovine antiche nelle loro tele. E’ lo stesso tema dell’affresco nella sala della musica del castello di Montiglio: l’Arcadia. Una, quella del centro Italia, vera, con le sue vestigia del mondo classico, l’altra il sogno e l’ideale portato nel Nord Italia che non aveva le rovine classiche.

Un gusto che contiene i germi del Romanticismo, lo stesso protagonista delle false rovine antiche del parco del castello di Brusasco e della nicchia con rovine e paesaggio boschereccio di Montiglio, e di certe sovrapporte del Cignaroli e altri pittori che compaiono spesso nelle ville e palazzi piemontesi. Il periodo è sempre il Settecento.

 

Le campagne del Monferrato nel Settecento e Ottocento erano forse inospitali a livello di strade e locande. Torino venne visitata in realtà da numerosi personaggi europei, non necessariamente nello spirito del Grand Tour, come gli scrittori: Tasso, Rousseau, Boswell, Sterne, Xavier de Maistre, Stendhal, Lamartine, Champollion, Balzac, Flaubert, Nietzsche, Burckardt, Butler.

Sovrapporta con rovine classiche
Sovrapporta con rovine classiche

Il Monferrato è ai nostri giorni molto organizzato per l’ospitalità, così da poter compiere il Grand Tour “che non si fece”!

Le antiche strade verso il Monferrato, tra età romana e Medioevo. Dalla Porta Palatina di Torino una strada romana attraversava la Stura di Lanzo su un ponte di legno, indi passava per Settimo T.se-Ad Septimum, Brandizzo-Ad Decimum e poi a Chivasso. Qui si attraversava il Po col traghetto fluviale (nell’alto medioevo Portus Clavasi e nel 1648 Via del Porto, ancora esistente), la strada poi giungeva al Porto di San Sebastiano-Portus Radicate, si univa alla rettilinea via Monferrina proveniente da Ivrea-Eporedia (ancora oggi indicata ad Arborea fraz. di Verolengo-Quadrata), indi proseguiva, come ancora oggi, dividendosi in loc. Caserma di S. Sebastiano, per Casalborgone da un lato e, dall’altro, per Casale, Pavia e Roma, passando per Monteu da Po-Industria. Ambedue le diramazioni consentivano di entrare nel Monferrato.

La strata publica arrivava a Torino dalle Valli di Lanzo, in seguito via di transumanza detta Via delle pecore (1560) e, giunta alla Stura di Lanzo, i viaggiatori medievali erano traghettati dai monaci della Badia di S. Giacomo di Stura (sec. XII), attuale Abbadia di Stura, costruita sulla strada romana della quale si è già parlato. Le greggi transumanti erano dell’Abbadia stessa.

E’ affascinante pensare ai viandanti medievali che vivevano parte della loro della vita sulle vie di pellegrinaggio, sostando negli hospitales costruiti dalla Chiesa, come ricovero e assistenza, o dediti a lavori trovati lungo la via, sempre in viaggio verso la meta…

(G.D. Serra – Scritti sul Canavese –1927 – Orco reprints 6- Corsac 1993)

Testo e foto di Giovanni Dughera

Fonti Bibliografiche:

Per le chiese: – Romanico in Piemonte – Franco Caresio – Ed Di Camillo 1998

Per i castelli: – I Castelli del Piemonte – Alessandria e Asti – R. Seren-Rosso – Gribaudo ed. 2000

– G.D. Serra – op.cit.

– C.Nigra – op. cit.

-Camminare il Monferrato – AA.VV. – Parco Sacro Monte di Crea/Editrice “Il Monferrato”ed. 2002

Consigliata Carta I.G.C. n.20 “Il Monferrato”

Dettaglio della carta stradale redatta da Gian Domenico Serra (1927)
Dettaglio della carta stradale redatta da Gian Domenico Serra (1927)