La prima tappa dell’itinerario monferrino guidato da Giovanni Dughera ci porta agli scavi dell’antica città di Industria, che fu centro fiorente al tempo dei Romani per i commerci fluviali sul Po e la produzione artigianale, nonché luogo di pellegrinaggio all’area sacra di Iside e Serapide, di cui si osservano oggi le rovine, poi all’Abbazia di Santa Fede, insigne esempio di romanico nota per il ricco apparato scultoreo ispirato al bestiario medioevale, infine al settecentesco castello di Brusasco circondando da un bellissimo parco “paesaggistico” con false rovine 

Scavi dell'area sacra di Industria (Monteu da Po)
Scavi dell’area sacra di Industria (Monteu da Po)

Attraversando il Po a Chivasso, per chi arriva dal Canavese o dall’Autostrada TO-MI, o seguendo il corso del Po da Torino, giungiamo – iniziando il percorso dalla storia più lontana, i Romani – a Monteu da Po, dove sorgeva Industria, importante centro romano che deriva il nome dalla presenza di numerose attività artigianali.

Reperto da Industria
Reperto da Industria

In particolare vennero ritrovati molti oggetti bronzei; sono visibili gli scavi di un’area sacra, con un santuario intitolato a Serapide e un tempio dedicato a Iside, segno dell’affrancamento di schiavi egizi attuato dai Romani, e alcuni reperti archeologici inseriti nelle mura della parrocchia e di altri edifici. Molti reperti si trovano nel Museo Archeologico di Torino.

Lastra con epigrafe da Industria
Lastra con epigrafe da Industria

Passando poi per Cavagnolo troveremo l’Abbazia di S. Fede, esempio eccelso di romanico.

“Quel bianco mantello di chiese”. A proposito delle chiese romaniche che incontreremo nel nostro itinerario, è bello ricordare queste parole che scrisse il monaco borgognone Rodolfo il Glabro,  descrivendo il fiorire di edifici religiosi nell’Occidente cristiano dopo il Mille.

Santa Fede - facciata
Santa Fede – facciata

L’Abbazia di S. Fede sorge in una posizione isolata e curiosa, su di un lieve poggio che si innalza dal fondovalle, come sospinta da un’onda di quel mare antico che si sia infranta contro la collina.

In una lastra di arenaria è inciso “Rolandus presbiter”: forse l’architetto o committente.

La facciata, del XII secolo, è come una “pagina” di cotto sulla quale siano stati posati ricchissimi rilievi nel bianco miele dell’arenaria: capitelli a fogliami, figure umane intrecciate a liane, animali in atto di attaccare, girali ,animali e mostri fantastici che nel gotico saranno poi chiamati “bestiario”. Questa sorta di crittogrammi medievali, tra i più ricchi dell’Astigiano, rimandano a quel Medioevo ricco di simboli spesso indecifrabili, che lo storico Jurgis Baltrusaitis studiò, in realtà soffermandosi sul successivo periodo, il gotico, nel suo “Il Medioevo fantastico – Antichità ed esotismi nell’arte gotica”.

Santa Fede - Lunetta del portale
Santa Fede – Lunetta del portale

E aggiungerebbe fascino alla visita portare con sé il libro, per tentare di decifrare, filtrati dalla propria personale visione, quei misteriosi viluppi di forme vegetali, animali, umane, di ghirigori avvolgentesi su se stessi; nell’architrave del portale vediamo un intreccio di viticci, foglie e grappoli d’uva, nella lunetta invece un Cristo Pantocratore in mandorla, angeli.  Adamo ed Eva, probabilmente, e due grifoni nel portale, opere di un maestro di cultura lombardo-emiliana (inizio XII sec).

Con la luce radente gli animali proiettano ombre suggestive  sui muri, che caricano le sculture di  un  senso di sacro mistero.

Santa Fede - dettaglio del portale con i capitelli istoriati
Santa Fede – dettaglio del portale con i capitelli istoriati

Sembrerebbe racchiudersi in questa splendida lunetta, nel portale e nelle strane colonne, il riflesso del Creato, l’intreccio e l’integrazione delle disparate forme di vita, nonché un rimando a una concezione circolare del tempo, evidente nei motivi che tendono a racchiudersi su sé stessi in spirali: il concetto della Vita che si rigenera continuamente, che non muore. E’ una suggestione in realtà data dalla forma, non un simbolo.

Santa Fede - Cristo Pantocratore nella lunetta del portale
Santa Fede – Cristo Pantocratore nella lunetta del portale

L’interno, piccolo e raccolto, è armonioso, ritmato dalle colonne in arenaria con capitelli scolpiti.

Fuori, i prati si elevano in colline boscose e campi in una pace assoluta.

Curioso come certe forme delle colline facciano pensare alla sfericità della Terra, che mai vediamo in realtà, a meno di andare nello spazio!

Tornati a Cavagnolo troviamo in breve Brusasco. Nella piazza si innalza una bellissima chiesa barocca in cotto, S. Pietro, sulla facciata della quale spiccano statue bianche, indi palazzi nobiliari come palazzo Ellena. Percorriamo poi il sentiero che sale al “Luogo”, il nucleo più antico del paese, il ricetto del XV secolo (raggiungibile anche in auto). Qui, nella piazzetta dove furono girate alcune scene del film “Don Bosco”, lunghe cascine fanno da quinte alla bella chiesetta barocca di S. Bernardo, a rovine gotiche, un arco di ingresso al paese in particolare, e una casa che un bravo artigiano ha riportato alle sue originali forme medievali.

Brusasco - porta gotica
Brusasco – porta d’accesso al paese con arco gotico

Tra due pilastri sormontati da vasi ornamentali spunta il composto castello in cotto, settecentesco, ingentilito da balaustrate in marmo, terrazze e una teoria di pinnacoli neogotici che sormontano riplasmazioni ottocentesche. Notiamo che in Piemonte spesso la trasformazione del castello feudale in villa – residenza di piacere, essendo venuto meno il ruolo difensivo dal tempo dell’invenzione della polvere da sparo (XV sec) che poteva distruggere le torri di difesa, non elimina l’appellativo di “castello”.

 

Brusasco - veduta del castello con il parco paesaggistico e le false rovine
Brusasco – veduta del castello con il parco paesaggistico e le false rovine

Interessante il parco “paesaggistico” con false rovine del tardo Settecento, una medievale e l’altra di un tempio classico, come voleva la moda romantica, immerse tra cedri del Libano e altre essenze. Notiamo la rarità, in Piemonte, delle false rovine, più comuni in Inghilterra ad esempio.

In questo luogo romito, ma a poca distanza da strade importanti, cogliamo l’atmosfera di un Piemonte fatto di rustica eleganza e semplicità plasmata in materiali naturali come il cotto e il tufo ed esso è inoltre significativa esemplificazione di tappe fondamentali della storia dell’architettura in Piemonte: il Medioevo, l’età barocca, il neogotico, il tardo Ottocento, con la sua romantica nostalgia del Medioevo e il gusto delle terrazze belvedere, segno di un rinnovato interesse per il panorama, la Natura.

Giovanni Dughera

Bibliografia: Romanico in Piemonte – Franco Caresio – Ed Di Camillo 1998