Tappa precedente: Cerreto, Cocconato, Passerano Marmorito
Si avvia a conclusione l’itinerario monferrino proposto dal nostro collaboratore Giovanni Dughera che in questa puntata ci conduce a visitare il borgo di Aramengo, con il famoso laboratorio di restauro Nicola, Albugnano, con la splendida chiesa di Santa Maria di Vezzolano (che fu chiesa canonicale, ma che oggi tutti conoscono come abbazia) e, infine, il Colle don Bosco con la casa natale e il tempio dedicato al grande Santo.

La prossima tappa è Aramengo. La parrocchiale barocca presenta una tale ricchezza di modanature, sottilmente ora sporgenti ora rientranti, da dare l’impressione di una vibrazione (questo vale ovviamente per tutto il barocco). Nel paese si potrà compiere una inedita e interessante visita, su prenotazione: il laboratorio di restauro Nicola.

Qui opere d’arte in corso o attesa di restauro si offrono all’ammirazione del visitatore: la “folla” di personaggi ci racconta in poco spazio la storia dell’Arte e dell’Archeologia in quel che è il più importante laboratorio di restauro del Piemonte. Tel. 0141.90.91.25 www.nicolarestauri.com

Ad Aramengo segnaliamo, accanto alla parrocchiale barocca, l’Osteria – B&B “La Corte del Barbio” con cucina tipica e camere. Tel. 0141.909416 – 335.6701221. www.lacortedelbarbio.it



Da Aramengo ad Albugnano, il balcone del Monferrato: dalla sommità del paese le colline sono dominate dall’arco alpino sino alle Alpi Marittime, il Monviso, il Cervino, il Monte Rosa e, sotto, i castelli, le pianure. Si veda la chiesa del cimitero, romanica e alcune case a loggiato.

Raggiungiamo quindi la stupenda Abbazia di Vezzolano, il cui primo documento risale al 1095, quasi celata in una dolce conca di frutteti e alti pioppi, cornice naturale intatta per l’elegante dispiegarsi dei volumi in cotto che nascondono a loro volta gioielli d’arte eccezionali.

Le armoniose e semplici volte gotiche conservano infatti un gruppo in terracotta policroma del XV secolo raffigurante la Madonna in trono presentata a Carlo VIII di Francia da S.Agostino; il raro pontile, detto anche jubè, dal latino jube Domine benedicerae, parole con cui si iniziava la predica, dove sono rappresentate la Dormitio, l’Incoronazione e l’Ascesa al cielo della Vergine, il Tetramorfo, e gli antenati di Maria, recanti un cartiglio con il loro nome. Queste figure sono molto delicate ed espressive e, nelle loro minute proporzioni, ancora più raffinate. Notiamo l’uso del costoso lapislazzulo, blu, come in facciata la Madonna presenta un bel diaspro traslucido.

Un chiostro di minute proporzioni, incantevole e raccolto, conserva affreschi del XIII e XIV secolo.

Dall’abbazia partono itinerari a piedi sui crinali delle colline: castelli, Alpi, ma bastano dieci minuti per affacciarsi su tale paesaggio, e vedere il castello di Cinzano, il Monte Rosa e altri monti e colline. E’ possibile anche raggiungere a piedi l’abbazia, dalla chiesa di S. Eusebio (Castelnuovo Don Bosco) attraverso vigneti e boschi: è questa l’antica strada che portava all’abbazia ed essa si scorge, verso la fine del percorso, in facciata.

Per chi vuole fare un’altra breve passeggiata consigliamo di lasciare l’auto al bivio Mondonio-Pino d’Asti. Qui le colline, intensamente coltivate a vigneti e frutteti sono come morbide sfere punteggiate dalle coltivazioni, dalle quali spuntano le cime alpine. Curioso come camminando sulla strada le colline dal lato opposto siano a livello dei nostri occhi, in una prospettiva particolare che ci fa sentire come sospesi nel cielo, dominanti il panorama.

Le ultime propaggini del Monferrato si fondono con la collina torinese, e possiamo anche definire il luogo una sorta di “Arcadia” dei vigneti: lungo la strada che scende a Castelnuovo Don Bosco, a Nevissano, immersa tra le viti troviamo Cascina Gilli, con annessa villa padronale settecentesca.

La bellezza di questi edifici, ristrutturati con rispetto della tipicità locale, ci permetterà di conoscere la cascina monferrina, con le sue tipiche caratteristiche e, insieme, la produzione di vini tipici della zona: Malvasia, Fresia, Bonarda, Barbera. Dalle colline emerge il Monviso, e altre cime che si fondono con i castelli delle colline celanti la vista della metropoli torinese, poco distante da questo luogo idillico.

Nella frazione Becchi di Castelnuovo nacque nel 1815 San Giovanni Bosco, che fondò a Torino la congregazione salesiana, a difesa ed educazione dei fanciulli: lì potremo visitare il Colle Don Bosco, con il tempio e la casa natale del Santo, che è inoltre un raro esempio di casa del Monferrato lasciata intatta, testimonianza di come si viveva nei tempi passati in questi luoghi
Le genti del Monferrato Voglio terminare l’articolo con un viso del Monferrato. Le genti che hanno lavorato e lavorano queste terre sono i protagonisti. Questo viso di un’anziana contadina, nonché ancora bello, mi pare riflettere un’espressione di altri tempi: la non diffidenza verso il forestiero, la serenità nonostante la passata povertà, sentimenti in generale positivi che non appartengono alla società attuale. Sono felice di immortalarla su questo, pur effimero, giornale moderno!

In questo itinerario abbiamo visto fondersi la vastità della Pianura Padana, dall’alto, con l’ampio srotolarsi di questa stoffa verde, gialla, rossastra che sono le colline, sovrastate dalle Alpi e punteggiate dai borghi, castelli e chiese in cotto, tufo e arenaria, manufatti umani “fatti” di Natura.

Testo e foto di Giovanni Dughera

