Il nostro collaboratore Andrea Elia Rovera prosegue il viaggio tra santi e beati piemontesi raccontandoci l’esperienza di vita terrena, purtroppo fugace, ma spiritualmente intensa, di Silvio Dissegna, ragazzino torinese cui il Pontefice ha assegnato nel novembre 2014 il titolo di “Venerabile“.
Carissimi, in qualità di Zelatore del Rosario nominato dai Padri Domenicani di Varazze, mi permetto di scrivere una semplice agiografia del Venerabile Silvio Dissegna di cui sono molto devoto.
Silvio è nato il 1 luglio 1967 nel Comune di Moncalieri (Torino). All’età di otto anni, il 7 settembre 1975, anni fa la sua Prima Comunione. Da quel giorno Silvio diventa un piccolo paggetto di Gesù: con lui parla, dialoga e trascorre momenti di sincera spiritualità infantile.

A scuola è un bimbo molto buono e si applica anche con profitto. Chi lo ha conosciuto dice che aveva un forte desiderio di diventare maestro elementare per insegnare ai bambini ad essere buoni e sempre allegri.
All’età di 10 anni Silvio riceve in dono dalla mamma una macchina da scrivere e su un foglio batte fiero: “Ti ringrazio mamma, perché mi hai messo al mondo, perché mi hai dato la vita che è tanto bella! Io ho tanta voglia di vivere“. Parole dolci di un bimbo che ha il cuore puro e incorrotto.
Un anno dopo questa bellissima letterina, però, il nostro giovane “santo” inizia a sentire forti dolori alla gamba sinistra; la sentenza è grave: cancro alle ossa. La famiglia Dissegna sperimenta il dolore di avere un figlio malato di un male senza scampo. Silvio, però, capisce la situazione, si fa carico dei suoi genitori e offre tutto al suo amico Gesù e alla sua Madonnina.
Poco dopo aver appreso la triste notizia del suo precario stato di salute, nel mese dedicato alla Vergine, Silvio riceve la Santa Cresima: è già costretto a vivere sulla carrozzina a rotelle. Il dolore si fa sempre più acuto ma lui, con grande fede, trova la forza per chiedere al parroco di ricevere quotidianamente la Comunione.

Nel mese di giugno del 1978, i coniugi Dissegna, prendono Silvio e lo portano a Parigi dove pare siano in grado di curare questa tremenda malattia. Farà sette ricoveri in 6 mesi!
La cosa che mi lascia sinceramente sconcertato è l’offerta che questo undicenne torinese fa ogni giorno del suo dolore. Un giorno offre le sue pene per il Papa, un giorno per la Chiesa Cattolica, un giorno per chi è in condizione di peccato, …
Quando i genitori, il fratello, gli amichetti, si affacciano al suo capezzale lui sorride per non farli preoccupare. I medici comprendono di non poterlo salvare ma restano edificati dal grande bimbo che hanno per le mani.
Nel 1969 la malattia si acutizza e Silvio perde la vista ma non la speranza nel Signore. Continua a chiedere con insistenza di ricevere l’Ostia ogni giorno.
La sua piccola e fragile vita terrena termina il 24 settembre 1979 dopo che il sacerdote gli ha dato l’Unzione degli Infermi. Nel 1995, dopo che migliaia di fedeli si recavano già sulla tomba del piccolo rosariante, l’Arcivescovo di Torino apre il Processo di Beatificazione di Silvio Dissegna.
Papa Francesco a nome della Chiesa Cattolica, il 7 novembre 2014, ha conferito a questo piccolo “martire della sofferenza” il titolo di Venerabile. Da quel momento tutti i Cattolici del mondo possono chiedere l’intercessione del dodicenne zelatore del Santo Rosario.
Carissimi fratelli e sorelle piemontesi, al termine di questo mio breve scritto mi permetto di chiedervi un favore: pregate per me affinché sappia seguire con fiducia le orme di Silvio Dissegna.
Andrea Elia Rovera