Testo e foto di Paolo Barosso 

Posta alle pendici delle montagne, oltre i rilievi morenici delle Vaude, Rocca Canavese (la Ròca in piemontese), l’antica Rocha ad Corium, nasconde tra i suoi vicoli uno scrigno d’arte e di storia: la chiesa della Confraternita di Santa Croce. Fondata tra XI e XII secolo e in origine adibita a cappella-oratorio del vicino castello (di cui sopravvivono suggestive vestigia), costruito a difesa della valle del Malone, venne ampliata alla metà del Quattrocento, quando acquisì funzioni parrocchiali con il titolo di San Giovanni Battista.

La Madonna della Misericordia

La chiesa, danneggiata da eventi bellici nella prima metà del Seicento e sostituita in seguito, nel ruolo di parrocchiale, dall’elegante edificio tuttora esistente, venne affidata, dal principio del XIX secolo, all’antica Confraternita di Santa Croce (da qui l’attuale dedicazione). Dopo un periodo di abbandono, è stata di recente valorizzata da lavori di restauro, che ne hanno messo in risalto il valore storico, essendo stata adibita per secoli a sepolcreto dei signori di Rocca (visibile sul pavimento la pietra che dà l’accesso alla cripta), e il valore artistico, espresso negli affreschi che ornano pareti e presbiterio, pregevole testimonianza di pittura tardo-medievale.

La volta del presbiterio

La volta del presbiterio, quadripartita da costoloni decorati con fiori, foglie e angioletti, mostra la rappresentazione pittorica di uno scriptorium medievale, raffigurato all’aperto e immerso nella quiete di un immaginifico giardino dell’Eden, tra prati e arbusti fioriti caratteristici di un hortus conclusus. Ciascuno dei quattro spicchi in cui è suddivisa la volta ospita la figura di un Evangelista accompagnata dai rispettivi simboli e giustapposta ad un Dottore della Chiesa, assiso su originali tronetti dall’alto schienale e dalla foggia fantastica.

Veduta d’assieme dell’area presbiteriale

Adottando uno schema compositivo assai raro nella pittura sacra del Quattrocento, l’autore accosta Evangelisti e Dottori (Agostino, Gregorio Magno, Gerolamo, Ambrogio) radunandoli a due a due in un unico spazio (lo stesso spicchio della volta) e creando così un’atmosfera surreale che dissolve le barriere spazio-temporali. La realizzazione di questi affreschi, dai modi miniaturistici e cortesi propri dell’arte tardo-gotica, è ritenuta contestuale all’ampliamento della chiesa (metà XV secolo).

Sulla parete frontale del presbiterio campeggiano, su registri sovrapposti, la figura di Dio Padre, il Compianto sul Cristo morto, forse eseguito da pittore provenzale (per il manto nero della Vergine e il corpo irrigidito di Gesù), e la teoria degli Apostoli con al centro San Giovanni Battista.

La teoria degli Apostoli

I pilastri del presbiterio e le pareti laterali della navata, invece, sono ornati di affreschi che rappresentano santi e martiri, come Santa Apollonia, dipinta secondo l’iconografia classica con la palma del martirio e la tenaglia che stringe un dente (simboli del martirio cui fu sottoposta, essendo stata percossa, prima della messa a morte, con tanta violenza da farle perdere i denti), San Bernardino da Siena, molto venerato in Piemonte, dove giunse nel 1418, con ai piedi tre mitrie, a ricordare che per tre volte rifiutò l’episcopato, San Sebastiano, dipinto con un’insolita barba e con modi ancora arcaici, ma che echeggiano toni rinascimentali, infine Sant’Antonio Abate e Santa Liberata, con i due bambini.

Santa Apollonia con i due bambini a sinistra e San Sebastiano trafitto dalle frecce a destra

I restauri più recenti, infine, hanno riportato alla luce una bellissima Madonna della Misericordia (foto) risalente ai primi decenni del Cinquecento, che appare nelle sembianze di un’elegante dama del tempo, in abiti raffinati e dall’acconciatura delicata, intenta a proteggere, con l’ampio manto, i disciplinati di San Giovanni Battista con saio e cappuccio bianco.

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