Come una grande nave in transito da oriente ad occaso”: così il Monaca definiva l’imponente fabbrica della Cattedrale di Santa Maria Assunta ad Asti, considerata, con i suoi ottantasei metri e mezzo di lunghezza e ventiquattro di altezza e larghezza, la più grande chiesa del Piemonte.

Elevata a sede vescovile alla fine del IV secolo, Asti seguì l’esempio di altre città che, per adeguarsi alle decisioni del Concilio di Efeso del 431, si dotarono di una doppia cattedrale: l’una dedicata ad un santo, nel casto astigiano Giovanni, l’altra a Maria, madre di Dio. L’edificio più antico, di cui oggi sopravvivono alcune strutture e la cripta, recentemente restituita alle visite, era quello dedicato a San Giovanni, risalente al V/VI secolo e sorto sul sedime d’una domus tardo-romana, forse la domus ecclesiae, mentre l’altra chiesa, parallela alla prima e databile al VI secolo, era intitolata a Santa Maria e proprio sull’area occupata da quest’ultima nacque l’attuale cattedrale.

Con il potenziarsi del culto mariano dall’XI secolo, nella ricostruzione delle cattedrali si trascurarono quelle dedicate al santo per concentrarsi sugli edifici intitolati alla Madonna. Così avvenne ad Asti, dove l’originaria chiesa di Santa Maria acquisì sempre maggiore rilevanza, tanto da mettere in ombra quella di San Giovanni, relegata ad un ruolo marginale. L’odierna cattedrale di Santa Maria Assunta è il risultato di una pluralità di interventi che si sono stratificati nei secoli, lasciando segni evidenti nell’architettura e nell’apparato decorativo. Nella prima metà del XIV secolo sui resti della cattedrale romanica antecedente si elevò la cattedrale gotica, realizzata interamente in cotto, in sintonia con lo stile costruttivo al tempo in auge ad Asti e in gran parte del Piemonte, con alternanza di mattoni e pietra arenaria color avorio nelle decorazioni di porte e finestre.

Il mosaico pavimentale policromo dell’area presbiteriale, databile al XII/XIII secolo, appartiene secondo alcuni studiosi alla basilica romanica di Santa Maria, consacrata solennemente nel 1095 da papa Urbano II, in visita ad Asti durante il viaggio che lo condusse a Clermont-Ferrand per indire la prima Crociata. Da notare sul fianco sud della Cattedrale, un tempo prospiciente la piazza del Mercato, il celebre portico Pelletta, corpo aggettante con portico che incornicia il portale laterale d’ingresso e che mostra bellissime decorazioni scultoree, realizzate tra XIV e fine XV secolo, come i fregi con teste regali e tralci d’uva, le figure di santi, il misterioso ritratto della Madama Troyana.

Verso la fine del Seicento, l’intera fabbrica venne coinvolta in un programma di rinnovamento ispirato ai principi della Controriforma e promosso dall’allora vescovo Migliavacca che apportò notevoli modifiche agli interni, con gli affreschi eseguiti sulle pareti delle navate dai pittori Fabbrica e Rocca e la successiva costruzione dell’attuale Altar maggiore su disegno di Benedetto Alfieri (1731/1733).

Per approfondimenti: la Cattedrale di Santa Maria Assunta in Asti 

Redazione piemonteis

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