di Paolo Barosso
Tra i morbidi declivi delle alture chieresi, più dolci e morbide rispetto all’alta collina torinese, sorge il grazioso paese di Pavarolo, dominato dalla massiccia mole del castello.

Risalente nelle forme attuali ai primi decenni del XIV secolo (gli archetti trilobati compaiono come motivo ornamentale in edifici e castelli del Chierese dalla fine del Duecento), il maniero risulta documentato quale presidio militare e fortilizio difensivo sin dal 1047 quando un decreto dell’imperatore Enrico III di Franconia detto il Nero ne conferma il possesso ai canonici torinesi di San Solutore.

Dopo una breve parentesi di egemonia monferrina, favorita dall’appoggio del Barbarossa al marchese del Monferrato, il villaggio fortificato di Pavarolo con il suo castello passò a partire dal 1245 sotto l’influenza chierese e seguì le sorti del prospero comune, tra i più ricchi e potenti del Piemonte medioevale, sino a che l’intero territorio non venne integrato nei domini sabaudi, avvenimento sancito dall’atto di dedizione dei Chieresi ai duchi di Savoia datato 1347.

Il castello, testimone nella seconda metà del Trecento delle scorrerie compiute dalle milizie mercenarie di Facino Cane al soldo del marchese del Monferrato, conserva l’imponenza di una struttura fortificata medioevale, malgrado i pesanti rimaneggiamenti che, in particolare al tempo della signoria dei marchesi Ferrero d’Ormea, feudatari del luogo ( e della vicina Montaldo) a partire dal 1736, riguardarono sia l’aspetto esterno, spogliato quasi del tutto della connotazione militare e difensiva originaria, sia gli ambienti interni, non più corrispondenti alla distribuzione primitiva degli spazi e aggiornati stilisticamente secondo la nuova destinazione dell’edificio ad aulica residenza di campagna.

Dei primitivi caratteri militari rimane traccia soprattutto nel dettaglio della bertesca, una torretta pensile con funzioni difensive che ora appare mozzata e che sporge dal vertice del lato sinistro, nel pozzo profondo all’incirca 80 metri, destinato a garantire un costante approvvigionamento idrico in caso d’assedio, e nella intitolazione della via prospiciente l’ingresso, detta via Barbacana, evidente richiamo all’esistenza di un barbacane, elemento difensivo di rinforzo collocato all’esterno della cinta muraria del castello.

Gli spazi interni, che nei soffitti a cassettoni del secondo piano mostrano ancora una serie di formelle trecentesche con soggetti mitologici e figure, tra le meglio conservate del Piemonte, vennero ulteriormente ammodernati dopo la metà dell’Ottocento quando il castello divenne dimora di Malvina Ganerì, figlia dell’allora console britannico a Torino, che dal 1884 ne volle aggiornare arredi e decori secondo il gusto neogotico inglese.

Il paese di Pavarolo, oltre che per il castello, circondato da un gradevole e lussureggiante parco, e per il vasto panorama che si gode dall’alto della collina, è luogo di richiamo turistico anche per i due ristoranti che propongono una cucina nel solco della più classica tradizione piemontese (Ristorante del Castello e Ristorante dell’Allegria da Maria) e per le importanti memorie che richiamano la figura d’uno dei più noti artisti del panorama novecentesco, il novarese Felice Casorati.

Casorati, trasferitosi a Torino nel 1918 dopo l’accidentale morte del padre, deceduto in seguito ad un banale caduta da una scala, s’innamorò, durante una gita in compagnia della moglie, l’inglese Daphne Mabel Maugham, del borgo di Pavarolo e decise nel 1930 di acquistare in loco una dimora, una vecchia cascina bianca, per farne la residenza estiva della famiglia Casorati, che vi si spostava dalla vicina città nel mese di giugno.
Qui, tra le ridenti colline rivestite di boschi, pascoli e vigneti di Freisa, Felice Casorati trasse ispirazione per molte delle sue opere e oggi il suo Studio, allestito poco sotto il giardino, a picco sulla verdeggiante valle del Rio delle Boie, è affidato, per volere del figlio del grande pittore, Francesco Casorati, alle cure del Comune, che lo gestisce come spazio museale e luogo espositivo.
Tutte le foto pubblicate sono di Paolo Barosso
Bibliografia:
I castelli del Piemonte, Tomo II Alessandria e Asti, Flavio Conti e Gian Maria Tabarelli, Gorlich editore, 1978
Atlante Castellano. Strutture fortificate della Provincia di Torino, AA.VV., Celid, Torino, 2007
www.casorati.net/pavarolo/