di Milo Julini

Lunedì 7 aprile 1851, a Saint-Julien-en-Genevois, sono giustiziati i fratelli François e Jacques Collomb, rispettivamente di 25 e 22 anni, di Saint-Cergues, condannati con sentenza della Corte d’Appello di  Chambéry del 28 gennaio 1851, per l’assassinio dello zio Alexandre Chauvin, ucciso a Saint-Cergues, il 22 novembre 1849, mediante un colpo sferrato con una mazza di rovere. Hanno poi trasportato il cadavere sotto il ponte di Bléger. Anche  il loro padre, Claudio Collomb, è stato accusato e processato ma è stato assolto.

La duplice esecuzione desta una viva impressione in tutto il paese anche perché, insolitamente, avviene di lunedì a causa del difficoltoso viaggio del boia proveniente da Torino, verosimilmente Pietro Pantoni, anche se non si hanno conferme documentali.

In attesa dell’esecuzione, nel carcere di Chambéry i fratelli Collomb non hanno mai cessato di proclamare la loro innocenza e di esprimere la loro rivolta. François, il maggiore, molto robusto, a quel che si dice, ha spezzato quattro paia di ferri. Finalmente l’esecuzione è fissata per sabato 5 aprile, alle 11, a Saint-Julien-en-Genevois. In vettura postale, scortati da una lunga colonna di carabinieri, i due condannati, carichi di catene, sono trasportati al luogo del supplizio dove arrivano verso le 9 del mattino. Vengono alloggiati nella locale prigione dove un cancelliere del tribunale giunge per annunciare la loro condanna a morte. I fratelli se la aspettavano, la loro emozione è contenuta ma riaffermano la loro innocenza.

A questo punto sono trasportati nella cappella, a disposizione dei sacerdoti che li assistono spiritualmente: il curato di Saint-Julien (che nel 1861 lascerà una preziosa testimonianza di questa esecuzione) con i suoi vicari. I due fratelli, che a Chambéry hanno già ricevuto la visita dell’abate Goddard della locale diocesi, accettano con zelo i soccorsi della religione e ricevono due volte la Comunione. La loro permanenza in compagnia dei religiosi si prolunga per giorni: al momento di procedere all’esecuzione, contro ogni aspettativa, si verifica un avvenimento che obbliga le autorità a rimandare l’esecuzione.

L’indispensabile carnefice è introvabile.

Doveva arrivare da Torino, dal lontano Piemonte, e non è riuscito ad arrivare puntuale. Il suo viaggio fino a Saint-Julien è stato lungo e difficile, perché al momento di attraversare la Maurienne (Moriana), ha dovuto compiere molte deviazioni per evitare di essere riconosciuto e malmenato dalla popolazione che minacciava di aggredirlo, come scrive il “Journal de Genève” del 10 aprile 1851.

Quando finalmente l’esecutore arriva nel primo pomeriggio, verso le 14, non è prudente drizzare la forca davanti a una folla stimata intorno alle 12.000-14.000 persone. È la vigilia di domenica e si deve rimandare l’esecuzione al lunedì seguente perché è vietato eseguire condanne capitali nei giorni di festa. La folla si disperde, fortunatamente senza tumulti.

I due fratelli restano così per più di un giorno in compagnia dei religiosi che li assistono, ai quali finiscono per confessare di aver commesso l’omicidio.

Immagine di esecuzione capitale ad opera di Pietro Pantoni, il boia di Torino

Lunedì 7 aprile, sono celebrate due messe per i condannati che si comunicano e pregano fino a poco prima delle 9, quando l’esecutore arriva alla prigione per procedere alla loro preparazione. Rivolge ai fratelli alcune parole caritatevoli che le accolgono religiosamente prima di subire, con rassegnazione, la toilette preparatoria.

Poi l’esecutore dà il segnale di partenza al corteo che si avvia dalla cappella: l’abate Goddard accompagna Jacques Collomb, il fratello minore, mentre il curato di Saint-Julien è con François, il maggiore che deve essere giustiziato per secondo come più colpevole.

Si aprono le porte della prigione e, dalla folla si leva un mormorio cupo e soffocato alla vista del corteo che si mette in marcia per la strada della passeggiata di Crez, scortato da una lunga fila di arcieri, di soldati di giustizia e di carabinieri a cavallo. Lungo tutto il percorso, la folla, di circa 5.000 persone, è contenuta da due compagnie di fanteria e da un distaccamento di cavalleria. Non ci sono incidenti.

I fratelli Collomb avanzano lentamente, perché hanno le gambe parzialmente bloccate dai legacci, ma con andatura sicura e senza staccare gli occhi dal crocefisso che tengono in mano.

Giunti in prossimità del luogo dell’esecuzione,  il boia fa fermare la marcia, poi prende il maggiore per le spalle e lo fa voltare, per impedirgli di assistere al supplizio del fratello. Il corteo si rimette in marcia e porta il primo condannato, Jacques, fino al patibolo. Qui il boia procede all’impiccagione, taglia il capestro e colloca il cadavere in una delle bare poste ai piedi della forca. Poi ritorna, con una parte della forza armata, a prendere François.

Scrive il curato di Saint-Julien che i due fratelli, giunti ai piedi della scala fatale, si sono inginocchiati, hanno ricevuto l’ultima assoluzione e un abbraccio dai sacerdoti che, mentre i condannati venivano sollevati sulla scala, hanno alzato il crocefisso, gridando: «Mio Gesù, misericordia!». Poi il capestro è stato fissato al chiodo, la scala è stata allontanata e la giustizia umana si è così compiuta.

Con autorizzazione episcopale, i due fratelli Collomb sono sepolti nel cimitero di Saint-Julien. Così si conclude la ricostruzione del curato di Saint-Julien, scritta nel 1861, pubblicata da Dominique Morin (Le Bénon, N°37, juillet 2002, pp.10-11).