di Milo Julini

Giovedì 25 agosto 1853, a Moûtiers, alle 6:00 del mattino, viene giustiziato Gervais Baudin, di 34 anni, cameriere d’albergo a Parigi. La Corte d’Appello di Chambéry, con sentenza del 30 maggio 1853, lo ha condannato a morte per aver assassinato suo fratello Antoine, il 24 luglio 1852, in una fattoria di Nâves, con undici colpi di uno strumento appuntito e tagliente, così il linguaggio legale dell’epoca definisce un coltello.

Gervais Baudin, eccezionalmente refrattario alla religione, manda al diavolo i cappellani e respinge ogni tentativo di riconciliazione per mezzo della fede. Soltanto l’abate Chevray, con fine psicologia e parlandogli di sua madre, riesce a commuoverlo e a riportarlo così a migliori sentimenti. Il cambiamento è eccezionale perché il condannato diventa molto pio.

Lascia la prigione il 23 agosto per Moûtiers e il pubblico, venuto a vederlo il 24 nella sua cella, rimane particolarmente commosso dalla sua confessione.

Baudin passa la notte in preghiera e a stento si interrompe all’arrivo del boia verso le 4 del mattino. Percorre a piedi il tragitto dalla prigione al patibolo: malgrado l’ora mattutina, gli spettatori sono numerosi.

Abbraccia il prete prima di salire sulla forca e di rivolgere queste parole alla folla: «Sto per comparire davanti a Dio. Giovani, tutti voi, amici miei, prendete esempio da me: abbandonate a tempo le cattive compagnie, non lasciatevi fuorviare dalle letture pericolose…». Dopo alcune parole molto devote, si affida all’esecutore che lo abbraccia prima di impiccarlo davanti ad una folla silenziosa e raccolta.