di Paolo Barosso

Celle di Macra (Sèles in provenzale alpino, Sele dl’Arma in piemontese) è un comune della Val Maira, sito in un suggestivo vallone laterale e, come molti aggregati alpini, composto da più borgate sparse. Oltre al contesto naturale e paesaggistico in cui è inserito, il paese vanta diverse attrattive tra cui due chiese di notevole interesse per le opere di rilevante valore artistico e figurativo ivi conservate.

La chiesa parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista, d’aspetto settecentesco, ma originaria del Trecento, con campanile medioevale cuspidato, presenta all’altar maggiore un magnifico polittico datato 1496 dell’artista fiammingo Hans Clemer (noto al tempo anche come “Hans l’alemande”), che a lungo dimorò nei territori del Marchesato di Saluzzo, lavorando al servizio della corte marchionale (incontrò il marchese di Saluzzo Ludovico II quando questi era luogotenente di Provenza per conto del re di Francia Carlo III e dimorava nel castello reale di Aix).

Il polittico di Hans Clemer nella parrocchiale di San Giovanni Battista

Nel polittico, spogliato dell’originaria cornice polilobata, è raffigurata la Madonna in trono con il Bambino attorniata da santi e dal committente raccolto in preghiera dinnanzi alla Vergine (identificato in Giovanni Forneris, all’epoca parrocco di Celle, morto nel 1503 e sepolto sotto il coro della chiesa).

Girando per le stradine di borgata Chiesa, colpiscono i notevoli esempi di architettura alpina, talora impreziositi, come d’uso comune in queste valli, da affreschi parietali a carattere sacro, tra cui spicca quello di mano ignota raffigurante la Madonna in maestà tra santi datato 1668.


Da visitare, all’interno della ex chiesa seicentesca di San Rocco (dove un tempo era conservata una pregevole tela del Jean Claret, ora visibile al Museo di Arte Sacra di Acceglio), il Museo Seles – Museo multimediale dei mestieri itineranti, dedicato alla figura dell’ancioé (acciugaio), mestiere stagionale tradizionalmente esercitato per integrare il reddito dai montanari della Val Maira, in particolare di paesi e borgate disposte sul versante orografico destro, mentre dal lato sinistro della valle, in particolare Elva, provenivano i caviè, raccoglitori di capelli femminili, che venivano acquistati anche lontano dal Piemonte, sistemati a cura delle donne del paese, poi venduti ai fabbricanti di parrucche francesi e inglesi (prima che s’introducessero le fibre sintetiche, motivo di decadenza del mestiere).

L’edificio che ospita il Museo degli acciugai – foto di Roberto Beltramo

A poca distanza, lungo l’antica mulattiera che collega il centro principale (borgo Chiesa) alle borgate più alte, su uno sperone roccioso a picco sulla valle, sorge la chiesetta dei Santi Sebastiano e Michele, esternamente caratterizzata da un impianto trecentesco riplasmato nel Seicento, con portico addossato alla facciata.

Al di sopra della porta d’ingresso si trovano raffigurati San Sebastiano e San Rocco (che ha curiosamente sostituito il legittimo dedicatario, San Michele), entrambi invocati contro le epidemie di peste.

L’interno è ornato da un ciclo di affreschi risalenti al 1484 e firmati da Giovanni Baleison di Demonte, figura esemplare di artista medioevale itinerante attivo tra Piemonte, Liguria e Contea di Nizza, espressione di quella cultura pittorica e figurativa tardo-gotica di cui si trovano numerose testimonianze nelle chiese sparse per il territorio alpino marchionale.

 

Nel catino absidale campeggia la scena del martirio di San Sebastiano, trafitto da frecce, sovrastato dall’Eterno in gloria, mentre sui piedritti dell’arco trionfale si trovano a sinistra San Michele in tunica bianca nel ruolo di pesatore di anime e il diavolo intento a trasportare le anime dei dannati all’inferno usando una gerla (sono questi gli affreschi attribuiti con certezza a Baleison).

La parete sinistra della navata è occupata da raffigurazioni inerenti la Gerusalemme Celeste, cinta da alte mura merlate, con all’interno la schiera di anime in adorazione del Cristo posto tra la Madonna e San Giovanni, le anime purganti, il Limbo e, nella fascia sottostante semi-cancellata, le virtù teologali, personificate da donne in atteggiamenti diversi.

Sul lato destro, disposte sue due fasce e otto riquadri, si contrappongono scene che rappresentano le pene inflitte ai dannati: gli iracondi trafitti da rami appuntiti, gli avari cotti su uno spiedo, i superbi e gli eretici bruciati in una fornace, i pigri e gli oziosi immersi in acqua gelida tra murene, i lussuriosi cavalcati da demoni, gli invidiosi morsicati da draghi alati, i golosi ingozzati a forza.

Lussuriosi cavalcati da demoni

Da notare infine, addossato all’abside, l’altare quattrocentesco in muratura affrescato con motivi floreali e trigramma di Cristo, raro esempio nel Cuneese di altare pre-riforma giunto intatto ai nostri giorni.

Pigri e oziosi immersi in vasche di acqua gelida tra murene

Tra le varie borgate che compongono il Comune di Celle, oltre a Chiesa e Chiotto, già citate, ricordiamo Combe, toponimo derivante dalla radice celtica “Kumba”, vallone, situata in posizione incassata lungo un impetuoso torrente.

Scorcio di borgata Combe

La località, in cui si notano due case signorili con monofore e alcuni affreschi murali a carattere sacro, vantava, secondo la relazione del Brandizzo del 1750, cinque mulini e un battitoio da canapa, recentemente restaurato. Tali strutture produttive, di cui rimane ancora in parte testimonianza, ci rivelano come, tra le principali fonti di reddito della popolazione residente a Celle, vi fosse la coltivazione di granaglie (segale, orzo, biada, grano primaverile) e di canapa.

Chiesa dei Santi Sebastiano e Michele – Avari cotti sullo spiedo

Fonti bibliografiche:

Rosella Pellerino e Davide Rossi, Le chiese di Mistà. I tesori romanico-gotici delle valli Grana, Maira, Varaita e Po, Bronda, Infernotto, Più Eventi edizioni, 2012

Noemi Gabrielli, Arte nell’antico Marchesato di Saluzzo, Istituto bancario San Paolo di Torino, 1974