di Redazione

Vi proponiamo una scherzosa poesia (laeta carmen) composta da Sergio Donna* e ispirata all’accattivante libro “Torino che non c’è più” di Milo Julini, da tempo collaboratore di Piemontèis.

Julini, docente in quiescenza dell’Università torinese, appassionato ricercatore storico, conferenziere e scrittore, ci conduce in questa sua ultima fatica letteraria alla riscoperta di illustri personaggi subalpini spesso misconosciuti o dimenticati, ma anche di luoghi torinesi, piazze e contrade che nel tempo hanno cambiato volto, palazzi spesso non più esistenti, o che nei secoli hanno mutato destinazione, e delle loro particolarissime architetture movimentate da un ricco apparato decorativo, composto da volute, dipinti murali, cariatidi, telamoni, mascheroni con figure grottesche, ibride, chimeriche, motivi geometrici, floreali e vegetali, bow-window, fregi, frontespizi.

Dettagli architettonici che, pur caratterizzando in modo marcato il paesaggio urbano torinese, spesso sfuggono a sguardi superficiali, ma non certo all’occhio attento e ironico dell’Autore, che ne sa cogliere il valore, la singolarità, e ce ne spiega il significato nascosto, con dovizia di curiose rivelazioni, spesso corredate di esilaranti battute in lingua piemontese.

di Sergio Donna

16 settembre 2017

Tela-Mone e Caria-Tìde
(ovvero l’Atlante e la Canéfora)*

Faccia mesta, Tela-Mone
con la testa sosteneva
un balcone col bovindo

proprio sopra un bel portone,
con la mano che reggeva
dei ramage di tamarindo

e d’acanto sette frasche.
Ma non è che gli piacesse
– che monotona la posa! –

senza gambe e senza tasche,
con il busto messo a “S”,
era proprio fastidiosa.

Tela-Mone girò gli occhi:
gli ammiccava un mezzo busto
– con due poppe prorompenti

ed un velo sui ginocchi –
da un palazzo un po’ vetusto
del vicin civico 20:

stava lì sotto una loggia.
Gli fe’: “Ciao, son Caria-Tìde.
Tu chi sei, bell’omaccione?

Ti ripari dalla pioggia?”
E l’Atlante che la vide:
“Il mio nome è Tela-Mone.

 

Vieni qui sotto il balcone!”
La Cariàtide discese
lì al portone del diciotto.

Ora a reggere il loggione
– è così da quasi un mese –
sono in due a star lì sotto.

Non fia mai che il troppo stroppia,
giacchè Zeus, con Giunone,
fa le coppie e poi le appaia:

da quel giorno fanno coppia
Caria-Tìde e Tela-Mone:
due colombi in piccionaia…

sul porton di Via Cernaia

Dettaglio decorativo di un palazzo torinese in via Madama Cristina – foto di Alberto Chinaglia

Sergio Donna, torinese di Borgo San Paolo, è presidente dell’Associazione Monginevro Cultura. Cultore della lingua piemontese, è autore di racconti, saggi e poesie, in lingua italiana, piemontese e francese. Tra le sue opere, annoveriamo: Via Monginevro com’era (2009), racconto; Le antiche fabbriche di Borgo San Paolo (2010), saggio; Mè Borgh San Pàul, Milaneuvsent (2010), saggio storico-musicale ; Il trionfo della bandiera (2011), romanzo; Storie e racconti dimenticati | Stòrie e conte dësmentià (2012), racconti in italiano e in piemontese; Epigrafi sui palazzi di Torino (2012), con prefazione di Bruno Gambarotta, saggio storico; Una storia di cioccolato | C’era una volta la Venchi Unica (2013), scritto con Luigia Casati e Giovanna Sorrentino, saggio; Diatto & Viscosa | Due leggendarie fabbriche torinesi del Novecento in Borgata Cenisia, 2013, con prefazione di Bruno Gambarotta, saggio storico; Lines | Raccolte di poesie (2013); Laeta Carmina (2014), raccolta di poesie; Ël Giornalin ëd Gioanin Tempesta, riduzione in lingua piemontese de Il Giornalino di Gian Burrasca di Vamba , 2015.