di Milo Julini

Il nostro discorso sulle esecuzioni capitali in Savoia sta volgendo al termine: l’impiccagione dell’incendiario Jean-Baptiste “Crottet” Soldet, avvenuta il 22 luglio 1858 a Chambéry, è l’ultima che vi viene praticata.

Per completezza di informazione, va ricordato che la Corte d’Appello di Chambéry emette la sentenza di condanna a morte dei due fratelli Francesco Giuseppe e Giocondo Gregorio Verney, di Gressan (Aosta), che hanno ucciso il loro padre.

I due sono già stati condannati a Torino ma il processo è stato annullato dalla Cassazione, con sentenza della Cassazione del 1° giugno 1859, e viene nuovamente celebrato a Chambéry, dove la pena è confermata con sentenza del 29 luglio 1859. Per esemplarità, i due fratelli vengono impiccati ad Aosta, il 22 dicembre 1859.

Le nostre fonti citano ancora altri episodi giudiziari riguardanti la pena capitale, avvenuti durante la restaurazione di Casa Savoia.

La prima donna condannata a morte, in questo periodo, si chiama Péronne Péguet. Il 17 aprile 1819, ha partorito clandestinamente nella scuderia di François Borillod, del quale era serva, nella frazione d’Archamp, poi ha gettato il suo bambino nel ruscello di Nant de la Creusaz.

Targa commemorativa della “réunion” alla Francia, nel Palazzo di Giustizia di Chambéry

La sua condanna per infanticidio, il 10 gennaio 1820, precisa che deve essere consegnata nelle mani dell’esecutore dell’alta giustizia per essere da lui condotta, con il cappio al collo, in un giorno di fiera o di mercato, per vie e altri luoghi soliti della città di Saint-Julien fino alla piazza destinata alle esecuzioni e là impiccata con una forca appositamente collocata, fino a che la morte non sia sopravvenuta.

Fortunatamente per lei, con un “regio biglietto” la condanna è commutata in quella del carcere a vita.

La lista dei condannati di questo lasso di tempo si chiude con una donna: Catherine Lollioz, di Evian, condannata a morte il 20 marzo 1860, per avvelenamento. L’abbiamo già ricordata in precedenza, parlando di donne condannate a morte, per dire che non si sa se sia stata effettivamente impiccata oppure graziata dal re Vittorio Emanuele II.

Manifesto che annuncia agli abitanti della Savoia la “réunion” alla Francia

Dopo il plebiscito di annessione alla Francia del 22 e 23 aprile 1860, si verifica il particolare caso di Jean-Baptiste Gogeat, contadino di Montcel di 41 anni, che ha assassinato una guardia campestre.

Condannato a morte da una giuria popolare della Savoia, il 4 dicembre 1860, ancora sotto la legge sarda ma dopo l’annessione alla Francia, avrebbe dovuto essere ghigliottinato e non impiccato. Sfugge alla morte per una sentenza che cassa questa prima condanna, sostituita da quella dei lavori forzati a vita.

Nel marzo 1861, in una lettera indirizzata a Hippolyte Dieu, nuovo prefetto della Savoia, il procuratore generale di Chambéry spiegava a qual punto la forca e il boia avevano lasciato pessimi ricordi agli abitanti della Savoia: «Bisogna aggiungere che in questo paese dove le esecuzioni per impiccagione impressionavano così tristemente le masse che si commuovevano del ruolo rivoltante e brutale del carnefice, questi troverà intorno a lui e per lungo tempo una ripugnanza più accentuata, più ostile, che si tradurrà per lui in una elevazione nel salario che gli imporranno gli operai e i vetturini».

Chambéry durante il voto del 22 aprile 1860

Il carnefice non avrà molte occasioni di verificare l’ostilità e la ripugnanza nei suoi confronti: dopo l’annessione alla Francia vi è un unico condannato a morte giustiziato in Savoia.

Sabato 9 maggio 1891, a Chambéry, Jean-Marie Spaggiari, un italiano di 29 anni, nato a Vezzano (Trento), è decapitato al campo della fiera del Verney in riva alla Leysse. La ghigliottina è stata portata da Parigi a Chambéry ed è Louis Deibler, padre dell’ultimo esecutore francese, a farla funzionare.

Jean-Marie Spaggiari è stato condannato a morte dalla Corte d’Assise della Savoia, il 19 febbraio 1891. Durante una rissa, per la strada, nel 1888, aveva malmenato due giovanotti dei quali uno era morto per le ferite riportate. Nella prigione centrale di Albertville, il 25 dicembre 1890, aveva poi assassinato senza motivo un altro detenuto, compagno di cella, certo Chanut, individuo piuttosto debole.

Due offensive caricature di Cham sulla annessione della Savoia alla Francia: La Francia sta lavando la faccia ai suoi nuovi figli per vederli (molti abitanti della Savoia lavoravano come spazzacamini); Le marmotte diventano di moda (alcuni ragazzotti della Savoia erano girovaghi e presentavano un piccolo spettacolo facendo ballare una marmotta al suono della ghironda).

Nel corso del XXmo secolo, la ghigliottina non è più stata utilizzata in Savoia: 17 accusati sono stati condannati a morte ma tutti sono stati graziati con commutazione della pena in reclusione.

Si conclude con questa puntata il ciclo di articoli dedicati alla narrazione delle esecuzioni capitali, e delle relative vicende criminali, che sono avvenute in Savoia nel periodo della Restaurazione sabauda, dal 1815 sino all’annessione francese avvenuta nel 1860. Mi auguro che queste ricostruzioni di casi criminali abbiano offerto al lettore un documentato spaccato sulle modalità di repressione del crimine negli Stati Sabaudi dopo il periodo napoleonico e sul rapporto tra la popolazione del tempo e l’amministrazione della giustizia.