di Milo Julini

Il 26 dicembre, oltre a Santo Stefano, la Chiesa ricorda il Beato Secondo Pollo Sacerdote e martire, colpito a morte da un proiettile il 26 dicembre 1941 a Dragali, in Montenegro durante la Seconda Guerra Mondiale: come cappellano militare del battaglione alpino “Val Chisone”, durante il combattimento, stava prestando soccorso ad un soldato moribondo.

Ho voluto ricordare questo sacerdote di origine vercellese, nato a Caresanablot il 2 gennaio 1908, insignito di medaglia d’argento al valor militare ed elevato agli onori degli altari da Papa Giovanni Paolo II, il 23 maggio 1998 a Vercelli, con la proclamazione a beato.

Don Secondo Pollo è così il primo alpino venerato come beato dalla Chiesa cattolica.

All’età di undici anni entra in seminario a Vercelli, per proseguire gli studi teologici a Roma dove, nel 1931, si laurea in filosofia presso la Pontificia Accademia di San Tommaso e in teologia presso la Pontificia Università Gregoriana. Il 15 agosto è ordinato sacerdote a Vercelli dove insegna nei seminari minore e maggiore ed è anche Assistente diocesano dei giovani di Azione Cattolica.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, per seguire i giovani conosciuti durante la sua attività, fa domanda per divenire cappellano militare malgrado una grave infermità all’occhio sinistro. È nominato tenente cappellano del 3º battaglione “Val Chisone” della Divisione Alpina Alpi Graie che, sul finire del 1941, viene inviato in Montenegro. Il 26 dicembre  1941, durante la battaglia di Dragali, mentre soccorre un ferito, un proiettile gli recide l’arteria femorale, provocandone la morte per dissanguamento.

Per questo, don Pollo è insignito di medaglia d’argento al valor militare con questa motivazione: «Cappellano di un battaglione alpini, durante alcune giornate di combattimento, malgrado le precarie condizioni fisiche, si prodigava sotto il violento fuoco nemico, per portare la parola di fede ed il conforto spirituale ai combattenti delle prime linee. Con ardimento e sprezzo del pericolo si spingeva ove più ferveva la lotta e, mentre assolveva il suo ministero, veniva mortalmente colpito da pallottole di mitragliatrice. Noncurante di sé, mentre esortava a curare gli altri feriti, serenamente spirava (Dragali, Montenegro, 26 dicembre 1941)».

 

Nel 1961 la sua salma viene trasferita dal cimitero di Scagliari, presso Cattaro, a quello di Caresanablot, nella tomba di famiglia, per essere poi trasferita, il 25 maggio 1968, nella Cattedrale di Sant’Eusebio a Vercelli, dapprima nella terza Cappella della navata di destra. Il 26 dicembre 2000, i suoi resti, posti in un’urna di cristallo ed argento, sono inumati sotto la mensa dell’altare della terza Cappella della navata sinistra.

A Caresanablot, in piazza Secondo Pollo, è stato edificato un monumento in suo onore. Il Gruppo Alpini di Chivasso (Torino) ha costruito un sacello in suo onore, inaugurato l’8 aprile 2001. A Villareggia (Torino),  il 22 settembre 2002, in suo ricordo è stato inaugurato un capitello votivo con un suo ritratto dipinto dal pittore vercellese Renzo Roncarolo.

Ricordiamo infine che in occasione dell’ 89ma Adunata Nazionale degli Alpini, tenuta ad  dal 13 al 15 maggio del 2016, papa Francesco ha indirizzato il suo saluto con l’incredibile dimenticanza del Beato don Secondo Pollo, come emerge dal testo che riportiamo: «Un pensiero speciale rivolgo agli alpini riuniti ad Asti per l’Adunata nazionale. Li esorto ad essere testimoni di misericordia e di speranza, imitando l’esempio del Beato don Carlo Gnocchi, del Beato fratel Luigi Bordino e del venerabile Teresio Olivelli che onorarono il corpo degli alpini con la santità della loro vita».

Per maggiori informazioni, si rimanda al sito “santiebeati