di Fabio Occhial

Tracce di frequentazioni risalenti al Neolitico e il ritrovamento di asce risalenti all’Età del Bronzo testimoniano la presenza dell’uomo nella zona di Robbio Lomellina in epoca preistorica. Nella zona sono state rinvenute anche tombe romane e monete risalenti al 230-270.

Veduta di Robbio dall’alto

L’esistenza di un centro romano, Redobium, è attestato da Plinio il Vecchio e vi sono documentate sepolture romane datate tra il 230e il 270 d.C. Occupata dai Longobardi, ai quali si deve la fondazione della splendida chiesa dedicata a san Michele Arcangelo, fu poi a lungo contesa tra Vercelli e Pavia: al 1202 risale l’episodio più cruento, con la presa e la distruzione del castello da parte dei pavesi.

La medioevale chiesa di San Pietro

Nel 1220, un diploma imperiale di Federico II attesta definitivamente il dominio di Pavia come per il resto della Lomellina. Fece successivamente parte del ducato di Milano e passò sotto altri feudatari, fino al XVIII secolo. Come il resto della regione fu sotto la dominazione prima spagnola e poi austro-ungarica e nel 1748 passò al Regno di Sardegna. Nel 1859 entrò a far parte della provincia di Pavia nel Regno d’Italia.

Robbio oggi è una città di seimila abitanti, in provincia di Pavia, al confine con le province di Vercelli e di Novara. Forse proprio per la vicinanza a questi centri, più che al capoluogo pavese, lo stile di vita e le tradizioni robbiesi sono, alle volte, più piemontesi che lombarde, soprattutto per quanto riguarda la gastronomia. Infatti, tra i piatti tradizionali robbiesi spiccano la paniscia (pronunciato come si fa a Novara) e il salame della duja, piatti che, se ci si spinge più a est verso Vigevano, risultano pressoché sconosciuti.

Paesaggio agricolo di Lomellina – ph Andrea Dall’Erba

Oltre a queste tradizioni gastronomiche, perpetrate da tantissime generazioni, da poco più di trent’anni ne è nata una nuova: quella del cotechino. Il gustoso insaccato a base di carne e cotenna, originario del nordest Italia, seppure sia presente sulle tavole robbiesi dai tempi dei nostri nonni, è diventato un simbolo di Robbio grazie a una grande festa, alla quale è legato indissolubilmente.

Nel 1985 è nato il Palio dl’Urmon e per celebrare al meglio la settimana di giochi e spettacoli di questa festa, gli organizzatori dei primi anni pensarono di affiancargli la sagra del cotechino. Il Palio di Robbio si svolge ogni anno alla prima domenica di Settembre e nella settimana precedente. Da trentatré anni, tutto ruota attorno a una settimana di giochi tradizionali disputati in piazza dai contradaioli degli otto rioni, alla corsa con le carriole che assegna il Palio e al corteo storico conclusivo ma, durante tutto il periodo di manifestazioni, lo stand gastronomico della sagra rappresenta il valore aggiunto di una festa senza pari.

Gli obiettivi del Palio dl’Urmon sono quelli di creare aggregazione tra la gente e di mantenere vive le tradizioni, anche quelle gastronomiche. Però, le tradizioni vanno mantenute in vita permettendo loro di evolversi e di incontrare il gusto della gente e delle nuove generazioni.

Il cotechino di Robbio

Il tipico cotechino locale

Ecco, quindi, che il cotechino robbiese, oltre ad essere servito secondo i tradizionali crismi (con lenticchie, fagioli, …) ha assunto una nuova, curiosa e gustosissima declinazione, quella del Cotechinoburger. Si tratta di un panino nato per soddisfare le attuali esigenze di street food, mantenendo la sostanza di piatto tradizionale e strizzando l’occhio alle nuove tendenze.

Il Cotechinoburger ricorda nell’aspetto il tipico panino americano venduto nei fast food di tutto il mondo ma i suoi ingredienti sono esclusivamente a chilometro zero. L’ingrediente principale, ovviamente, invece che essere la carne di manzo, è il cotechino robbiese. E poi, cipolla rossa di Breme, cavolo, peperone lombardo e bagnèt (salsa verde a base di prezzemolo, olio, aglio e acciuga). Insomma un’esplosione di gusto inimitabile, sebbene un po’ calorica; ma con un buon bicchiere di vino rosso, la festa è assicurata.

Il Cotechinoburger, invenzione robbiese

L’urmon in questione era un olmo secolare che viveva maestoso sul sagrato della chiesa. A causa dei danni prodotti da un parassita, purtroppo l’albero è stato abbattuto nel 1983. Con lo scopo di tenerne vivo il ricordo, la comunità di Robbio, nei suoi rioni gareggia nella corsa di carriole, atto conclusivo di una splendida serie di giochi appartenuti alla non lontana e viva tradizione contadina.

Evento cardine in seno alla festa è cucinare la tipica paniscia per più di duemila persone: 100 kg di riso carnaroli con pasta di salame e salam dla duja, lardo, burro, olio, grana, pomodoro, carote, sedano, aglio, cipolle, porri, fagioli borlotti, barbera, ossa per il brodo e profumi dell’orto. Da accompagnare con il tipico cotechino e un buon bicchiere di vino.

La tipica paniscia

Si ringrazia Alfredo Panzeri per il prezioso contributo