Testo di Giovanni Dughera e Paolo Barosso 

Foto di Giovanni Dughera 

Il paese di Soglio, incastonato tra le valli del rio Rilate e del rio Bravie, è situato alla sommità d’un colle tondeggiante che accoglie una manciata di case radunate attorno al castello d’origine medioevale.

L’ipotesi etimologica più accreditata lega il nome Soglio all’antroponimo gallo latino “Sollius“, ma va menzionato il parere di altri studiosi che, basandosi sulla conformazione del luogo, lo fanno derivare o dal latino “solium“, seggio, allusivo alla posizione elevata dell’abitato, o al piemontese “seuli“, che significa “liscio”, in relazione alla forma del rilievo su cui sorge il borgo.

In epoca medievale il castello di Soglio, che per un certo periodo appartenne ai conti di Biandrate, potente famiglia legata all’imperatore Federico I detto il Barbarossa con ampi possedimenti fra Novarese, Vercellese, Valsesia, Canavese e Vallese, appariva chiuso nel suo recinto, come altre residenze fortificate della zona.

Un documento del 1285 attesta l’appartenenza del feudo ai Pelletta, facoltoso lignaggio di banchieri e imprenditori astesi, che ne furono investiti dal comune di Asti, subentrato nel dominio del luogo ai Biandrate, una volta che questi, venuta meno la protezione imperiale e divisi in più rami, avevano perso gran parte dell’originaria potenza.

Nel Settecento il castello, che aveva subito notevoli guasti durante le guerre dei due secoli precedenti, risultava diviso in tre parti, spettanti agli Asinari Cisa di Grésy, ai Crova e ai Della Valle, mentre lo stemma visibile sopra il portone evoca nei motivi araldici, leone e torre, il prestigio condiviso, e a volte contrapposto, degli Asinari e dei precedenti castellani, i Pelletta.

Verso la metà del secolo l’edificio vide importanti interventi di restauro, che gli diedero l’aspetto attuale di elegante villa nobiliare “mascherata” dalla severa facciata medievale rivolta a settentrione.

L’area verde di pertinenza del castello è un giardino di sempreverdi, con la predominanza di bossi che formano raffinati disegni, cipressi che donano verticalità al giardino e nespoli del Giappone. E’ un giardino pensato per goderlo dai piani superiori del castello ed è probabilmente coevo alle riplasmazioni settecentesche.

Lungo il viale centrale del castello, ornato di cipressi,vediamo bei vasi di terracotta con piante dal fogliame argenteo, mentre la parte inferiore del giardino è destinata alla coltivazione di ortaggi e piante fruttifere. Inoltre una vasca circolare raccoglie le acque piovane.

Il giardino presenta una ricchezza botanica tale da annoverarlo tra i più bei giardini astigiani.

Note bibliografiche

Il giardino storico nell’astigiano e nel Monferrato” – E. Accati, R.Bordone, M.Devecchi – Asti, 2000