di Paolo Barosso

Nella lingua piemontese i nomi di alcune varietà di frutta contengono riferimenti geografici, che alludono alla regione d’origine (primaria o secondaria) della pianta o che, in certi casi, richiamano le diverse rotte commerciali seguite dalla stessa per giungere in Occidente e qui propagarsi.

Albicocca della varietà Tonda di Costigliole

Il primo caso, descritto nel Glossario storico popolare piemontese di Ugo Rosa (1889), è l’armognan, vocabolo piemontese per l’albicocca, che trova riscontro nel nome scientifico creato da Linneo nel XVIII secolo, Prunus armeniaca, con evidente riferimento all’Armenia, regione storica compresa tra il sud del Caucaso e l’Anatolia orientale individuata dal botanico svedese come territorio di provenienza dell’albicocco (la cui origine primaria va però ricercata nella Cina settentrionale, da cui l’albero si diffuse verso l’area caucasica).

Si legge nel testo del Rosa alla voce Armognan: “Già armognengo nel Prontuario del Vopisco (Mondovì, 1564). Albicocco, frutto proveniente dall’Armenia, già armenium o malum armeniacum in Columella”.

I Romani dunque, ma anche i Greci, conoscevano i frutti profumati di questa pianta, scoperta per primo da Alessandro Magno in transito nella regione caucasica, e ne evidenziavano nel nome l’origine armena.

Menzionato sia nell’Historia Naturalis di Plinio il Vecchio, sia nel De Rustica di Lucio Columella, il frutto, molto gradito nei mercati romani, era conosciuto come Malum armeniacum (o armeniacum) ma anche come Malum praecox, da cui il vocabolo praecoquua, attestato per designare l’albicocca, per la precocità nella fioritura e nella maturazione, che avviene prima della pesca, tra la primavera e i primi caldi estivi. Al riguardo esiste un frutto che si chiama percoca, coltivato in più varietà in Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Romagna: per lungo tempo ritenuto un incrocio tra la pesca e l’albicocca, in realtà è una qualità di pesca a polpa gialla, molto compatta, che trae il nome dal latino praecoquum, primaticcio, a indicare la precoce maturazione dei frutti.

Veduta di un tipico monastero dell’Armenia (Goshavank), terra d’origine dell’armognan

In italiano, così come in altre lingue europee, il nome dell’albicocca derivò però dalla mediazione linguistica degli Arabi, che la chiamavano al-barquq, perché furono questi, dopo che i Romani l’avevano introdotta nell’attuale meridione d’Italia, a diffondere la pianta in altre regioni del bacino mediterraneo, durante le loro guerre d’invasione. Nacque così lo spagnolo albaricoque, il francese abricot e l’italiano albercocco/albicocco, tutti modellati sull’arabo al-barquq, mentre il piemontese armognan continua a richiamare l’idea dell’antica origine armena di questa varietà. Va comunque registrata la variante arbicòch, più simile all’italiano, con cui si indica l’albicocca in alcune zone del Piemonte.

Per ragioni climatiche il Piemonte è un’areale limite per la coltivazione della pianta dell’albicocco, che patisce le gelate tardive, frequenti nel nostro territorio. Malgrado tali difficoltà si è sviluppata in Piemonte, in particolare sulle colline saluzzesi attorno a Costigliole, al riparo dai gelidi venti alpini, una varietà tradizionale, la Tonda di Costigliole, affine alle cultivar presenti nella Liguria di Ponente, che si caratterizza per la maturazione tardiva, tra l’ultima decade di luglio e il mese d’agosto, per l’aromaticità e il bel colore giallo-arancio con marezzature rosse nelle parti esposte al sole.

Pesca di Volpedo

Il secondo frutto che prendiamo in esame è la pesca (abbreviazione da persica), originaria della Cina, ma giunta in Occidente grazie a Greci e Romani, che ne portarono i semi dalla regione della Persia, dove il primo a conoscerla e apprezzarla fu Alessandro Magno, da cui il nome scientifico di Prunus persica (Linneo). Sia presso i Greci che nelle fonti latine il frutto del pesco è citato come Melon persikon e Malum persicum (da cui persicum)in conformità alla consuetudine linguistica, seguita da entrambi i popoli, di designare con il vocabolo melon (greco) o malum (latino) non solo il frutto del melo, la mela, ma anche qualsiasi frutto che avesse una provenienza esotica, accompagnando in tal caso il termine con un aggettivo, come appunto in greco antico Melon armeniakon (albicocca) o Melon persikon (pesca).

Proprio dal riferimento alla Persia come terra d’origine (secondaria) della pianta deriva il nome piemontese della pesca, persi (in francese persicot), anche se Il Rosa nella sua pubblicazione menziona, senza comunque mostrare di aderirvi, un parere discorde sull’etimologia del vocabolo: “Il Canini (Etudes étymologiques, Turin, 1882) non è di questo parere e ravvicina persicum a it. Perso, che è un colore tra il purpureo e il nero, onde persicum varrebbe rossiccio e non persiano. Ma gli è invece perso, nel basso latino persus, perseus, che deriva da persicum, come chiaramente vedesi dalla definizione del Ducange: persus, perseus… ad persei mali colorem accedens”.

Pescheto in fiore a Monleale (Al)

Prodotto tipico, ma oggi non facilmente reperibile, della tradizione liquoristica piemontese è il liquore detto Persico, che deriva dall’infusione alcolica dei noccioli della pesca, apprezzato un tempo dai palati femminili come correzione del caffè in alternativa alla più forte grappa.