Testo e foto di Paolo Barosso

Nella pianura a sud di Torino, caratterizzata da una preminente vocazione agricola, sorge il comune di La Loggia, che vanta due edifici storici di rilievo, la villa Carpeneto e il castello Galli della Loggia.

La prima è una residenza nobiliare d’aspetto barocco e neoclassico, innestata su un preesistente castello medievale, che si ritiene appartenuto alla famiglia Vagnone di Trofarello. Il primo rifacimento della dimora risale al tempo di Gaspare Graneri (nato a Lanzo nel 1596), che s’era distinto al servizio della corte sabauda assurgendo alla carica di “generalissimo” delle Finanze e affermandosi come una delle personalità politiche più in vista del Seicento piemontese. Pochi anni prima di morire fondò l’Eremo Camaldolese di Lanzo, meritandosi, per questa e altre iniziative benefiche, l’appellativo di “padre dei poveri”.

Veduta di Villa Carpeneto (foto di “Uccio2” D’Ago…, CC BY-SA 3.0, httpscommons.wikimedia.org)

L’arme dinastica dei Graneri si osserva ancora all’interno dell’edificio, con la spiga di grano (gioco di parole con il cognome “Graneri”) sovrastata da una torre, richiamo alla località di La Roche, situata in Savoia (oggi La Roche-sur-Foron), di cui la famiglia, al tempo di Tommaso, figlio di Gaspare, aveva acquisito feudo e titolo marchionale. Gaspare Graneri si fece promotore di imponenti lavori di ammodernamento che trasformarono l’antico castello in sontuosa dimora signorile di campagna: di questo primo cantiere rimane evidente testimonianza nella struttura attuale, in particolare nella facciata rivolta verso Vinovo, quella con l’affaccio sul giardino e il laghetto.

Una seconda tranche di interventi edilizi risale invece al decennio 1769/1779, quando il marchese Gian Luigi Graneri chiamò il geniale architetto Francesco Dellala di Beinasco, che disegnò nelle forme neoclassiche in voga al tempo la facciata rivolta verso il viale di pioppi (oggi scomparso). In questo periodo s’intrapresero anche lavori sull’alveo del vicino torrente Oitana, che venne rettificato per oltre un chilometro per renderlo idoneo alla navigazione con barche da diporto: proprio in questo tratto si svolse una regata organizzata dal marchese Graneri in onore della corte sabauda, che fornì all’incisore Ignazio Sclopis (1727-1793) lo spunto per realizzare due vedute raffiguranti villa e parco.

Villa Carpeneto, passata a fine Settecento al conte Gerbaix de Sonnaz, marito di Enrichetta Graneri, cambiò in seguito più volte proprietà fino a giungere al 1939, quando fu venduta al conte Theo Rossi di Montelera, che la mantenne, abbellendola con stucchi e pitture, fino al 1959. Da questa data, acquisita da un’anonima società svizzera, cadde purtroppo in disgrazia, disabitata e spogliata degli arredi.     

Scorcio del castello Galli della Loggia

Il secondo edificio rilevante per la storia di La Loggia è il castello Galli, interessante costruzione d’origine medievale attorniata da un ampio giardino di circa tre ettari, la cui attuale sistemazione risale al 1840 circa. La struttura, che conserva evidenza dell’origine medievale nella torre centrale in laterizio, è documentata sin dalla fine del XIV secolo quando risulta appartenere alla ricca famiglia Darmelli, attestata a Testona di Moncalieri dal 1230.

L’ingresso monumentale al recinto del castello con le serre sulla destra

Fu nel 1396 che i Darmelli subentrarono come proprietari del “luogo della Loggia” ai precedenti feudatari, i Provana di Carignano, che vi avevano esercitato la signoria insieme con i marchesi Romagnano. Secondo le fonti il primo della famiglia a promuovere opere di rafforzamento del castello fu Giacomo Darmelli che subì anche un processo per aver fortificato senza la necessaria autorizzazione del principe Ludovico di Savoia-Acaia, ma l’irregolarità venne in seguito sanata.

Castello Galli – particolare degli interni con soffitto decorato

Di quest’antica appartenenza alla famiglia Darmelli si trova traccia negli ornamenti araldici: in particolare l’arme scolpita sopra il portone d’ingresso mostra nel quarto di destra la mano d’aquila, emblema dei Darmelli, elemento che ricorre anche nell’apparato decorativo interno, ad esempio nella grande sala degli stemmi, dove si ammira un affresco parietale che è la riproduzione d’un quadro del Guercino.

L’arme scolpita sopra il portone d’ingresso

Il vantaggio strategico del borgo di La Loggia, tale da renderne ambito il controllo, si rifletterebbe nell’origine del toponimo che, secondo una delle interpretazioni proposte, deriva da “alloggio”, nel senso di luogo di sosta lungo le vie di transito dalla costa ligure, dal Cuneese e dal Saluzzese verso Torino (un’altra ipotesi individua invece la radice del nome nel vocabolo “loggia”, con riferimento alla struttura architettonica caratterizzante la torretta del castello Galli, passato poi a designare per estensione l’intero edificio e l’area alle sue dipendenze, identificata come territorio “della Loggia”). A dispetto dell’importanza come zona di passaggio e di soggiorno per i viandanti, l’abitato di La Loggia guadagnò tardi l’autonomia municipale, venendo eretto in comune solo nel 1817 con lo scorporo del territorio di pertinenza da Moncalieri e Carignano e inserendosi così a buon titolo fra i comuni più “giovani” del Piemonte.

La torre quattrocentesca in laterizio

Tornando alle vicende storiche del territorio, nel 1735 feudo e castello della Loggia vennero acquistati da Pietro Brizio Falletti di Bra, esponente d’una casata sorta dall’unione di due famiglie, i Brizio e i Falletti, che ricevette dal re Carlo Emanuele III l’investitura al titolo di barone della Loggia.

Scorcio della torre vista dal loggiato del cortile interno

Data significativa nella storia del luogo è poi il 1781 quando feudo e castello, in conseguenza della rinuncia dei Brizio Falletti alla baronia della Loggia (furono investiti del feudo di Castellazzo Novarese con il titolo comitale), tornarono nelle mani d’un discendente degli antichi proprietari, i Darmelli, che ne avevano amministrato il territorio per tre secoli: a subentrare nella proprietà, ricevendo dal re Vittorio Amedeo III il titolo di conte della Loggia, fu infatti Pietro Gaetano Galli, presidente del Senato di Piemonte e Consigliere di Stato, membro d’una casata appartenuta alla nobiltà comasca sin dal principio del XV secolo, che nel 1763 s’era unito in matrimonio con Felicita Darmelli, ultima esponente dell’illustre famiglia moncalierese.

Veduta del parco disegnato attorno al 1840

Ebbero così inizio le vicende del ramo piemontese della famiglia Galli, i conti Galli della Loggia, che si legarono tanto strettamente alla storia del paese da “prestare” al gonfalone del comune l’emblema del gallo, lo stesso che campeggia nel loro stemma gentilizio. Sotto l’egida della famiglia Galli l’antica severa fortezza dei Darmelli acquisì un’impronta nuova di dimora signorile, conservando della veste medievale principalmente la torre quattrocentesca e la facciata rivolta a nord, mentre il blocco residenziale a sud venne aggiunto nel corso del Settecento.

Affresco interno con l’arme della famiglia Galli della Loggia

Dopo la morte della contessina Laura, ultima discendente della famiglia, spirata nel 1978, il castello venne acquistato dai baroni D’Auvare, originari di Nizza e imparentati con i conti Galli, che in tempi recenti, grazie a Nicoletta D’Auvare e al marito Christos Theodorou, l’hanno riportato a nuova vita, proponendo un nutrito programma di manifestazioni culturali, conferenze e appuntamenti concertistici.  

Scorcio del salone interno con la riproduzione del quadro “L’Aurora” del Guercino

Un’altra curiosità legata al comune di La Loggia è la presenza nel paese per diversi anni di Leonardo Bistolfi, il celebre scultore nato nel 1859 a Casale Monferrato, che dal 1912 stabilì residenza e atelier in una villa acquistata nel piccolo comune alle porte di Torino, dove visse sino alla morte avvenuta nel 1933. Nel paese di La Loggia possiamo ammirare alcune opere realizzate da Bistolfi, elencate nel sito ufficiale del comune: una Madonna in marmo bianco di Carrara donata alla Chiesa parrocchiale di La Loggia (1923), ora sistemata nel piazzale davanti alla Cappella Mater Amabilis; una Madonna in terracotta collocata nell’asilo infantile di cui Bistolfi fu presidente del Consiglio di Amministrazione; un Medaglione raffigurante un bambino posto sulla facciata dell’edificio adibito ad asilo infantile; un bassorilievo del Cristo che orna la tomba della famiglia Gariglio nel cimitero comunale; la lapide funeraria per Giuseppina Amisano.

Paolo Barosso

Antico affresco nel loggiato interno raffigurante un Compianto sul Cristo morto

Fonti consultate

Atlante castellano. Strutture fortificate della provincia di Torino, a cura di Viglino Davico, Micaela [et al.], Celid, Torino, 2007

www.castelliaperti.it

www.adsi.it

www.comune.laloggia.to.it