Testo di Paolo Barosso e foto a cura di Giovanni Dughera

Vi proponiamo un breve foto-racconto dedicato a Casale Monferrato, una delle più interessanti città d’arte del Piemonte, situata sulla sponda destra del Po, a poca distanza dai primi rilievi collinari dell’area storico-geografica di cui porta il nome, il Monferrato.

La facciata della cattedrale di Sant’Evasio

Dopo la perdita di Chivasso, acquisita ai domini sabaudi nel 1435, il comune di Casale, entrato a far parte della marca aleramica dal X secolo, s’impose come centro principale dei possedimenti monferrini. Nel primo Trecento era avvenuto, al vertice del marchesato del Monferrato, l’avvicendamento tra la dinastia degli Aleramici, che riconosceva nella figura di Aleramo, sospesa tra storia e mito, il ruolo di capostipite eponimo e che si estinse nel 1305 con la morte del marchese Giovanni, e quella dei Paleologi, che, a partire dal giovane Teodoro I, figlio secondogenito di Violante, sorella di Giovanni e sposa dell’imperatore bizantino Andronico II Paleologo, avrebbero retto le sorti del Monferrato per circa due secoli.

Torre Civica di Casale Monferrato, tra i simboli della città

Divenuta piccola capitale d’uno Stato, quello monferrino, dai confini variabili e perennemente in lotta con altre forze che si contendevano il campo, come Asti, Alessandria, Vercelli, il principato territoriale dei Savoia e i Visconti, Casale si arricchì con il tempo di nuovi monumenti, che ne attestano la crescente importanza economica e la vivacità culturale. Per evidenti questioni di spazio, ci limiteremo in questa sede a presentare le testimonianze più significative dell’illustre passato cittadino.

Il primo monumento in cui ci imbattiamo, nell’antico Borgo di Sant’Evasio, cuore della città, è la Cattedrale di Sant’Evasio. Attestata come chiesa plebana già nel X secolo, se ne fa risalire la primitiva fondazione alla prima metà dell’VIII secolo, al tempo del re Liutprando, quando, per volere del sovrano longobardo, si costruì un edificio basilicale in onore di Evasio, primo vescovo di Asti e evangelizzatore del Casalese, nel luogo in cui sorgeva la chiesetta di San Lorenzo, fondata dal santo per custodirvi le reliquie del diacono Lorenzo portate da Roma, e dove lo stesso Evasio venne martirizzato per decapitazione durante le persecuzioni inflitte ai Cristiani su ordine dell’imperatore Diocleziano, al potere dal 284 al 305 (informazioni tratte da “Historia e vita di sant’Evasio, Vescovo e Martire”, pubblicata dal padre agostiniano Fulgenzo Maria Emiglio nel 1708).

C. Rovere – “Il Duomo di Casale nel 1849, prima dei restauri” – Torino – Biblioteca Deputazione Subalpina Storia Patria (Da M.Viale Ferrero – Ritratto di Casale – Ist. Banc. Sanpaolo di Torino)

Secondo la tradizione, il prefetto romano che condannò Evasio, di nome Atubolo, divenuto cieco dopo la morte del santo, riacquistò miracolosamente la vista cospargendosi gli occhi con una manciata di terra presa dalla tomba del martire e, in conseguenza dell’evento prodigioso, venne illuminato dalla fede cristiana, determinando la conversione sua e di altre 1360 persone.

La Festa di Sant’Evasio, patrono di Casale, in calendario il 12 novembre, ricorda la restituzione alla città delle reliquie del martire, trafugate dagli Alessandrini, unitamente al “galletto civico”, in occasione del sacco del 1215 e riportate ai legittimi proprietari per volere del condottiero Facino Cane (nativo di Casale) nel 1403. Le reliquie di Evasio riposano oggi nella grande Cattedrale a lui intitolata, all’interno dell’omonima cappella riplasmata dopo il 1764 su progetto di Benedetto Alfieri.

La chiesa venne elevata a sede della cattedra vescovile nel 1474, sotto il marchesato di Guglielmo VIII Paleologo, e riveste tuttora tale ruolo e funzioni. Determinante nel definire l’aspetto attuale dell’edificio fu il radicale restauro condotto, secondo i criteri del tempo, tra il 1857 e il 1860 sotto la direzione del conte Edoardo Arborio Mella, che ridisegnò la facciata, liberandola dalle case dei canonici che nei secoli vi si erano addossate, ed elaborò il progetto decorativo degli interni. Contrariamente a quando accadde in altri interventi ottocenteschi, a Casale la struttura fondamentale della chiesa non venne alterata, tanto che ancora oggi sono leggibili le vicende costruttive e stilistiche che l’hanno caratterizzata. Inoltre si provvide a restaurare con cura il transetto e lo splendido atrio, monumentale spazio, comunemente definito nartece, che precede l’area basilicale vera e propria.

Dettaglio del nartece della Cattedrale – ph. Comune di Casale

L’atrio della Cattedrale venne costruito in fasi successive tra XII e XIII secolo e si presenta come un vasto ambiente definito da un elegante intreccio di giganteschi archi che si elevano, sorretti da altissimi pilastri, a sorreggere le volte a crociera della copertura. Questa soluzione architettonica non ha riscontri nell’architettura romanica piemontese né europea, e pare invece riflettere suggestioni orientali, di chiese armene.

L’originaria funzione dell’atrio è ancora oggi discussa e si ritiene non fosse esclusivamente liturgica, ma forse anche sociale, di luogo d’adunanza, data l’ampiezza della struttura e la contemporanea carenza di spazi pubblici nel Borgo di Sant’Evasio. All’interno della Cattedrale spicca il monumentale Crocifisso, risalente al XII secolo e portato in città dai Casalesi dopo il sacco di Alessandria del 1404, che si trova appeso all’arco trionfale soprastante il presbiterio, alla maniera delle cruces pensiles medioevali.

Chiesa di San Domenico – la facciata

Il fervore edilizio che investì Casale, piccola capitale del Marchesato, tra XV e XVI secolo arricchì la città di splendidi monumenti, sia civili, come la casa di Anna d’Alençon e il coronamento a forma di loggia della già esistente Torre Civica, progettato da Matteo Sanmicheli (che disegnò anche il nuovo castello), sia religiosi, come il complesso conventuale di San Domenico, la cui chiesa mostra slanci ancora gotici placati in “nuovi ritmi di più ampia spazialità” (M. Viale Ferrero).

Chiesa di San Domenico – Il portale in pietra tenera (proveniente da cave del Monferrato)

Nella facciata (e negli interni) della chiesa di San Domenico, costruita per volere di Guglielmo VIII tra il 1472 e il 1513, si nota infatti un’impronta tardogotica commista ad elementi di sapore rinascimentale, come lo splendido portale in pietra tenera ornato da un ampio repertorio di figure scolpite da Giovanni Battista de Paris (1505): tra queste, spicca, nella lunetta del portale, la raffigurazione in marmo della Vergine con il Bambino adorata dai marchesi del Monferrato (il fondatore della chiesa, Guglielmo VIII, il fratello Bonifacio III, la di lui consorte Maria di Serbia, e il giovinetto Guglielmo IX), presentati da frati domenicani.

Risulta oggi scartata l’ipotesi, un tempo accreditata, che attribuiva la sola esecuzione del portale, ad eccezione delle sculture della lunetta, già ricondotte all’intervento del de Paris, allo scultore Matteo Sanmicheli, reclutato nello stesso periodo per la realizzazione della tomba di Maria di Serbia, moglie del marchese Bonifacio III.

Chiesa di San Domenico – lunetta del portale con il gruppo scultoreo in marmo raffigurante la Vergine con i marchesi del Monferrato presentati da frati domenicani

Il convento di San Domenico, provvisto di due chiostri, l’uno dei quali oggi accessibile alle visite, rappresenta forse l’ultima testimonianza architettonica dei fasti della corte Paleologa perché pochi anni più tardi, nel 1533, con la morte di Gian Giorgio, la dinastia si estinse, decretando la fine dell’indipendenza monferrina e il passaggio nel 1536 del Marchesato (poi Ducato) sotto l’egida dei Gonzaga di Mantova.

Convento di San Domenico – il chiostro

Per una nuova stagione di fioritura dell’arte e dell’architettura in Casale occorre attendere il periodo sabaudo, cominciato nel 1708, quando, regnante Vittorio Amedeo II, si sancì l’incorporazione del Monferrato negli Stati di Savoia, concretizzando così un’aspirazione a lungo coltivata dalla dinastia.

G.C. Grampini, J.F. Cars – carta dei nuovi acquisti di Vittorio Amedeo II di Savoia, includenti Casale e il Monferrato.1704. Conc.Min.Beni Att.Cult.Tur-.Inc.II-117.Biblioteca Reale Torino

L’annessione pose le basi per una ripresa dell’attività edilizia in Casale, con l’opera degli Scapitta, zio e nipote, e di importanti architetti sabaudi (Benedetto Alfieri, Nicolis di Robilant, Francesco Gallo), di cui abbiamo prestigiose testimonianze in palazzi aulici come Palazzo Sannazzaro (d’impianto quattrocentesco, ma riplasmato nel Settecento) e soprattutto PalazzoGozzani di Treville, che costituisce un vero capolavoro dell’architettura piemontese settecentesca, nonché in edifici religiosi quali la chiesa di Santa Caterina, consacrata come chiesa conventuale delle terziarie domenicane di Santa Caterina nel 1726 su disegno di Giovanni Battista Scapitta, oggi bisognosa di urgenti interventi di restauro (si è costituita di recente la Santa Caterina ONLUS per il recupero di chiesa e coro).

Santa Caterina – Facciata della chiesa – ph. Piergiorgio Bollo

La chiesa di Santa Caterina, edificata nel Settecento,  fulgido esempio del “barocchetto” casalese, sorse  accanto al già esistente “Coro” delle monache, fatto  edificare nella prima metà del Cinquecento dopo che  Anna d’Alençon, sposa di Guglielmo IX Paleologo, aveva  fatto dono del palazzo oggi Trevisio alle terziarie  domenicane di Santa Caterina affinché vi risiedessero e  costruissero una chiesa consacrata a Maria Vergine  delle  Grazie.

S.Caterina – tetragramma della Madonna – ph. Piergiorgio Bollo

Lo spazio definito oggi “Coro”, un vasto  salone  con volta a botte affrescata e sedute lignee alle  pareti,  altro non è che l’originaria chiesa delle monache,  che  conservò il nome di “Santa Caterina”, poi trasmesso  alla  chiesa settecentesca, malgrado la dedicazione  ufficiale  alla Vergine delle Grazie. Sull’altare maggiore  troviamo  la statua della Vergine Assunta, eseguita dal  Bernero nel  1780.

Palazzo Gozzani di Treville – da M.Viale Ferrero – Ritratto di Casale – Ist. Banc. San Paolo di Torino, 1966

Palazzo Gozzani di Treville venne edificato verso il 1730 (ma alcuni studiosi anticipano l’inizio dei lavori al 1710/14) su disegno di Giovanni Battista Scapitta, che rivestì la carica di prefetto delle fabbriche sotto i Gonzaga, ma conobbe anche il Guarini quando il padre teatino fu a Casale per il primo progetto della chiesa di San Filippo (poi realizzata da Sebastiano Guala), e del nipote, Vincenzo Scapitta.

Palazzo Treville – la stupenda anticamera con il Giudizio di Paride, affrescato dal figuratista Giovanni Ratti in coppia con il quadraturista Natali (o, secondo altri, Bettini)

La struttura architettonica del palazzo, con l’atrio, lo scalone e l’illusivo ampliamento ottico del cortile, rivela modi ancora barocchi, ma la stretta integrazione dell’architettura con la decorazione plastica e pittorica, tratto peculiare degli Scapitta, si risolve in forme di acuto timbro rococò (M. Viale Ferrero), dove l’artificio barocchetto, con quel senso di una dimensione provvisoria, labile, effimera, giunge a soluzioni molto ardite.


Palazzo Treville – la volta dello scalone-galleria con i magnifici affreschi illusionistici di Guala/Bettini

Evidenza di questo illusionismo si trova nel grandioso scalone-galleria che, ricco di spunti scenografici, mostra sulla volta una decorazione pittorica realizzata in coppia, com’era d’uso nel Settecento, dal Bettini quadraturista insieme con Pier Francesco Guala figurista. Di particolare importanza, per la qualità degli arredi e la sfarzosità degli interni (che contrasta con l’essenzialità della facciata, che doveva mimetizzarsi tra gli edifici), la Sinagoga, edificata nel 1595, ma riplasmata nel Settecento in forme barocche (e considerata la più ragguardevole del Piemonte).

Casale Monferrato – la Sinagoga – ph. Comunità Ebraica

Da mettere in evidenza anche l’importante contributo che gli artisti casalesi o attivi a Casale nei secoli diedero allo sviluppo della pittura in Piemonte. Tra questi, per il periodo medioevale, ricordiamo Martino Spanzotti, che mosse i primi passi artistici nella Casale di Guglielmo VIII Paleologo, e Macrino d’Alba, che s’impose a cavallo tra Quattro e Cinquecento come il pittore più ricercato nella cerchia della corte Paleologa.

Guglielmo Caccia detto il Moncalvo (1568-1625) – Lunetta -Resurrezione di Popuccio (Storie di San Nicola da Tolentino) – affresco strappato dal chiostro di S. Croce – Museo Civico di Casale M.to

Per il Seicento, spiccano le figure di Nicolò Musso, uno tra i maggiori talenti della pittura piemontese del tempo, che morì giovanissimo, lasciando di sé poche tracce, tra cui la splendida Madonna del Rosario dipinta nel 1618 per la chiesa di San Domenico, e Guglielmo Caccia detto il Moncalvo, affiancato negli ultimi anni di attività, dal 1619, dalla figlia Orsola Maddalena, anche lei pittrice, morta ottantenne nel 1676.

Orsola M. Caccia – Sant’Agata tra le sante Caterine d’Alessandria e Apollonia (1625 ca.) – Lu Monferrato Museo S. Giacomo (già nel Duomo di Casale)

Il Moncalvo lavorò ad inizio Seicento nell’antico convento agostiniano di Santa Croce, dove di recente è stato riallestito il Museo Civico, che si compone di due settori, la Gipsoteca Leonardo Bistolfi e la Pinacoteca. Qui sono visibili alcuni capolavori del pittore Pier Francesco Guala, protagonista indiscusso della cultura figurativa casalese nella prima metà del Settecento.

P.Francesco Guala (1698-1757) – La disfatta degli albigesi – olio su tela – Museo Civico di Casale M.to – Pinacoteca

Per maggiori informazioni su Casale e il suo territorio, contattare l’ufficio Informazione e Accoglienza Turistica con sede in piazza Castello chiamando il numero 0142/444330 o scrivendo a chiosco@comune.casale-monferrato.al.it

Fonti Bibliografiche e siti internet

La Cattedrali del Piemonte e della Valle d’Aosta, C. Castiglioni, L. Cervellin, P. Roletto, G. Vaudetti, Nicolodi edizioni, 2008

Ritratto di Casale, M. Viale Ferrero, Istituto Bancario San Paolo di Torino, febbraio 1965

www.archeocarta.org, la “Carta archeologica del Piemonte – online”

www.marchesimonferrato.it, Circolo culturale “I marchesi del Monferrato”