Si conclude il viaggio in Canavese in compagnia di Giovanni Dughera con l’ultima tappa, in cui andremo a visitare il lago di Candia, il borgo di Vische e il castello di Mazzè, rivisitato nell’Ottocento in veste neogotica per volere di una ricchissima principessa russa. Completeremo il tour con la visita di Chivasso, che potremmo definire per ragioni geografiche e trascorsi storici come cerniera tra due province storiche del Piemonte, Canavese e Monferrato.
Il borgo e il castello di Mazzè. La strada serpeggiante che sale dal piano al castello scorre tra muri dai quali emergono alberi secolari, che formano continue gallerie vegetali, folti ombrelli verdi ora ariosi, ora fittissimi, che avvolgono il paese e il castello in un abbraccio di grande effetto scenografico. Questo è accentuato da continui aerei passaggi che uniscono i parchi, parendo quasi che si volle fare del paese un unico parco.
Di là dai muri vedremo emergere ville ottocentesche, neoclassiche ma più spesso neogotiche.

Il castello di Mazzè non sfuggì alla moda del neogotico, coi suoi restauri esuberanti e fantasiosi che qui avvennero nel 1840 ad opera di una ricchissima principessa russa.. E si presenta oggi con le sue alti torri, in mattoni e in ciottoli, cappelle, torrette contribuendo a rendere il borgo una sorta di “sogno neomedievale”. E’ collocato sul ciglio di un precipizio a picco sulla Dora Baltea e ciò lo rende ancor più romantico, nonché uno dei castelli più panoramici del Canavese.


Un sentiero porta al Pian della Bicocca, luogo dove avvenne una battaglia tra i Romani e i Salassi. Qui si trovava il menhir imponente, una stele funeraria dell’Età del ferro (VI sec. a.C.), che venne trovato pochi anni fa nella Dora Baltea, precipitato dal burrone nel fiume che scende dal Monte Bianco e dalle altri vette della Valle d’Aosta. Questo luogo è un formidabile belvedere sulle Alpi, castello e il fiume.
Una strada nei pressi del cimitero, contrassegnata da un cippo recante inciso ”Candia”, conduce con una comoda passeggiata, antica strada dei pellegrini, al lago di Candia, raggiungibile comunque anche in automobile attraverso la strada che si incrocia poco prima. Ambiente naturale istituito in Parco Provinciale, canottaggio, pesca, barca a remi sono i motivi per una permanenza..
Nei pressi Vische, con un castello non visitabile, ma lo ricordiamo perché qui nacquero, nel Settecento ad opera dei marchesi Birago di Vische maioliche che anticiparono di dieci anni quelle di Sèvres: ogni famiglia nobile ambiva ad averne nella propria dimora (ne vediamo anche a Masino). Alcune pitture, di impronta barocca, riportano il motivo di uccelli acquatici, un richiamo al vicino lago di Candia.


Chivasso fu infeudata, nel 1164, dall’imperatore Federico Barbarossa agli Aleramici, marchesi del Monferrato, indi passò ai Paleologi e, nel 1435, ai Savoia. Si trova “alla fine del Canavese”, lungo la Via Francigena, via di transito, per le genti e le merci, verso il Monferrato.
Era chiamata Portu Clevasi nel 999, Clavasco nel 1159, Clavaxium nel 1227 e “ritenuta chiave (clavis) strategica e nodo di strade francesie o romee”, (G.D. Serra – Scritti sul Canavese … – Orco reprint 6 – 1993 – Corsac).
Conserva un bel Duomo del XV secolo, la cui facciata presenta decorazioni di figure in cotto. All’interno una Deposizione di Defendente Ferrari e un gruppo scultoreo, il “Compianto sul Cristo morto”, del XV secolo: i volti conservano le loro originali e drammatiche espressioni, genuine come lo è l’arte medievale, nonostante inopportune ridipinture dei secoli passati, mentre la chiesa è stata pesantemente rimaneggiata nell’Ottocento. Attende un opportuno restauro auspicando un ritorno alle originarie forme gotiche. A Chivasso lavorò anche Martino Spanzotti.

Il Canavese è raggiungibile anche in aereo, scalo Caselle, ai cui margini inizia il Canavese. O in treno sino a Ivrea, da Torino, e in seguito noleggio auto.
Consigliata carta n. 21 Istituto Geografico Centrale di Torino “Il Canavese da Ivrea a Chivasso” che sarebbe interessante confrontare con la carta stradale dell’antico Canavese (immagine al fondo) che illustra il tracciato delle vie romane e romee, attestate e non negli itinerari romani, delle “strade e stradelle di supposta origine romana” e delle vie medioevali. Questa carta, redatta da Gian Domenico Serra, professore di lingua e letteratura italiana all’università di Cluj (Transilvania) nonché studioso di onomastica e toponomastica, si trova inserita nel volume “Scritti sul Canavese – Contributo toponomastico alla descrizione delle VIE ROMANE E ROMEE NEL CANAVESE” pubblicato nel 1927. Tale volume è stato ristampato nel 1993 a cura del CORSAC Cuorgnè (Centro Ricerche e Studi Alto Canavese), che svolge da anni opera di studio e ricerca su aspetti storici, antropologici, archeologici e artistici riguardanti il Canavese. Il CORSAC iniziò gli scavi e la raccolta dei reperti che portarono poi alla costituzione del Museo Archeologico dell’Alto Canavese, allestito nell’ex Manifattura di Cuorgnè.
Testo di Giovanni Dughera
