Comincia con oggi la collaborazione di Andrea Elia Rovera, cultore di storia del Piemonte e della Chiesa, che ci tratteggerà in successive puntate vita e opere di santi e beati cristiani legati alla nostra terra. Il primo ritratto, che verrà presentato in tre parti, è incentrato sulla figura di San Giovanni Bosco, di cui ricorre proprio quest’anno il Bicentenario della nascita (1815-2015)     

Vista di Castelnuovo Don Bosco dalla chiesa di Sant'Eusebio
Vista di Castelnuovo Don Bosco dalla chiesa di Sant’Eusebio

Don Bosco ragazzo

Nel nostro bel Piemonte, in Provincia di Asti, a Castelnuovo Don Bosco, in frazione “I Becchi”, nel 1815, nacque uno dei santi più conosciuti ed apprezzati nel mondo: Giovanni Bosco.

La sua storia si fonde completamente con quella del nostro territorio in quanto nasce in una famiglia contadina, da genitori di umili origini, rimane orfano di padre a soli due anni e deve fare i salti mortali per potersi fare una cultura. Nel XIX secolo, infatti, pochissimi ragazzi possono frequentare le scuole e la maggior parte di essi ha per libro la terra e per matita la zappa.

La mamma di Giovanni Bosco, Margherita, rimasta vedova, si ritrova a dover crescere da sola Antonio (figlio avuto da suo marito in un precedente matrimonio), Giuseppe, Giovannino e ad accudire la suocera malata. Inoltre deve lavorare i campi e far quadrare i conti per permettere al futuro santo di studiare.

La vocazione di don Bosco nasce nel 1824 quando il giovane astigiano, in un sogno, vede un gruppo di ragazzi molto monelli che si picchiano e bestemmiano. Egli si mette a menar le mani per farli smettere ma, mentre fa ciò, viene interrotto da un uomo (Gesù) che lo esorta ad usare la mansuetudine e viene confortato sulla sua futura missione da una signora (la Madonna). Il sogno dei 9 anni guiderà per sempre l’opera salesiana nel mondo.

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Da quella notte Giovanni si mette al lavoro per realizzare ciò che il Signore gli ha chiesto. Impara a fare giochi di prestigio e a fare il saltimbanco per avvicinare i giovani e per parlar loro delle cose di Dio. Questa sua intuizione trova il favore del popolo che lo cerca per farsi spiegare il catechismo, leggere il Vangelo e per recitare assieme a lui il Santo Rosario.

Purtroppo le relazioni fra i fratelli Bosco sono sempre più tese così Mamma Margherita decide di mandare Giovanni a casa dei coniugi Moglia di Moncucco. Lì il giovane conosce Don Calosso, sacerdote 70enne, che decide di portarlo a vivere con sè in canonica per istruirlo e prepararlo ad entrare in seminario. L’anziano parroco, però, dopo un anno, si ricongiunge al Padre ma prima consegna a Giovanni la chiave della cassaforte lasciandogli 6 mila lire per permettergli di entrare in seminario e diventare sacerdote.

Giovanni, abituato a guadagnarsi tutto col sudore della fronte, rinuncia all’eredità lasciandola alla famiglia Calosso e si mette nelle mani della Provvidenza.

Il 21 marzo 1831 Antonio si sposa e Mamma Margherita decide di dare a Giovanni la sua parte di eredità per permettergli di tornare a Castelnuovo e di vivere in regime di semipensione da Giovanni Roberto, musico e sarto, che gli insegnerà, tra gli altri, i mestieri di fabbro e falegname.

Nel 1832 Giovanni può entrare nella terza classe di Grammatica per poi approdare alle classi di Umanità e Retorica dove si distinguerà per zelo nello studio. Questo buon percorso formativo lo porterà a conoscere Don Giuseppe Cafasso, suo amato formatore, e ad entrare nel Seminario di Chieri da dove uscirà Sacerdote. – continua –

Andrea Elia Rovera