Iniziamo con la puntata introduttiva odierna un ciclo di articoli dedicati alla narrazione delle esecuzioni capitali, e delle relative vicende criminali, che si sono consumate in Savoia, territorio profondamente legato al nostro Piemonte da una storia plurisecolare comune, nel periodo della Restaurazione sabauda (1815) sino all’annessione francese avvenuta nel 1860. L’autore, appassionato del genere true crime, ricostruisce con la consueta meticolosità e con approccio scientifico una serie di casi criminali che hanno avuto come teatro luoghi diversi della Savoia e che si conclusi con la condanna a morte del reo, offrendo al lettore uno spaccato molto ben documentato dal punto di vista storico sulle modalità di repressione del crimine negli Stati Sabaudi dopo il periodo napoleonico e sul rapporto tra la popolazione del tempo e l’amministrazione della giustizia

Sin dal Medioevo il territorio oggi compreso nei dipartimenti francesi della Savoia e Alta Savoia è sotto il dominio sabaudo che continua per tutta l’età moderna. Durante la Rivoluzione Francese, nel 1792, la Savoia è annessa alla Francia con il nome di Dipartimento del Monte Bianco che ha Chambéry come capoluogo.
Nel 1815, con la Restaurazione, la Savoia viene restituita a Casa Savoia: come nel resto del Regno di Sardegna, viene revocato il Codice penale napoleonico con tutti i relativi progressi in campo giudiziario.

Tornano in vigore le Regie Costituzioni promulgate del re Carlo Emanuele III nel 1770, abolite nel periodo francese. Così è reintrodotto l’approccio di Ancien Régime ma con abolizione della tortura come mezzo di indagine, stabilita con il Regio Editto 10 giugno 1814. Restano in vigore, per i crimini più gravi, le «esemplarità» prima e dopo l’esecuzione capitale: incrudelimenti sul corpo del condannato prima dell’esecuzione, come l’applicazione delle tenaglie roventi e il taglio della mano destra, e accanimenti anche sul cadavere del giustiziato.
Per quanto concerne la pena capitale, al posto della ghigliottina, si torna al metodo impiegato per millenni: la forca. Nel caso di reati molto gravi, la pena di morte è inflitta col supplizio della ruota.
Carlo Alberto, salito al trono il 27 aprile 1831, con Regie Patenti del 19 maggio 1831, abolisce il supplizio della ruota, la pena di morte per furti semplici e furti domestici, l’accanimento sul cadavere del giustiziato, l’esemplarità delle tenaglie infuocate, la confisca generale dei beni.

Il 26 ottobre 1839 è promulgato il nuovo Codice Penale, entrato in vigore il 15 gennaio 1840.
Un nuovo Codice Penale sarà adottato nel 1859: è il secondo Codice Penale del Regno di Sardegna che diviene il primo Codice Penale italiano.
È difficile chiarire chi abbia esercitato le funzioni di boia in Savoia dopo la restaurazione sabauda. Affermano alcuni che nel 1815, Pierre Reine, esecutore del Dipartimento del Monte Bianco, abbia perso il suo posto e non sia stato sostituito in modo permanente.
Non emergono dagli archivi della Savoia precise informazioni sugli esecutori attivi nel periodo compreso tra il 1815 e il 1860, quando la Savoia è ceduta dal Regno Sardo alla Francia, come ricompensa per l’aiuto fornito nella campagna militare della seconda guerra d’indipendenza.

A quanto pare, fino al 1848 hanno operato personaggi locali, talvolta con scarse capacità. Un curioso documento del 1845 parla di un esecutore di Chambéry che gode fama di grande medico!
Quando, nel 1848, il Senato di Savoia viene trasformato in una semplice Corte d’Appello, sottoposta alla Corte di Cassazione di Torino, il boia di Chambéry cessa le sue funzioni. Fino al 1860, è l’esecutore di Torino che opera in Savoia, verosimilmente Pietro Pantoni, nominato ufficialmente nel 1831.
Descriveremo in una serie di articoli le esecuzioni effettuate in Savoia, sia quelle di Pietro Pantoni che le altre, sulla base delle informazioni fornite dal sito http://laveuveguillotine.pagesperso-orange.fr/Palmares_savoie.html e dal sito http://histoiresdebourreaux.blogspot.it