di Milo Julini

Nel periodo compreso fra il 1844 e il 1850, in Savoia non si svolgono esecuzioni capitali. I rari condannati a morte sono graziati. È un andamento generalizzato al Regno intero negli ultimi anni di governo del re Carlo Alberto.

Le condanne a morte aumentano bruscamente dopo la prima guerra di indipendenza.

In Savoia, nel 1850, si assiste a ben 7 condanne, di cui 5 eseguite. I condannati appartengono alla classe media e sono protagonisti di oscure storie familiari, di adulterio, di furti…

Il primo giustiziato è Andrè Tranchant, sul quale le informazioni sono scarse e contraddittorie. Non si conosce la data dell’esecuzione (la sentenza è dell’8 giugno 1850) e il suo caso viene riferito secondo due differenti versioni.

Con la moglie, Jeanne Michel, a Saint-Jean-de-Maurienne avrebbe avvelenato la madre, aggiungendo arsenico al suo matafan (crepes salate con formaggio), secondo il sito http://histoiresdebourreaux.blogspot.it

Una seconda versione, riferisce che, per rifarsi una vita con la sua amante, Andrè Tranchant avrebbe avvelenato la moglie, Angélique Molliet, a Saint-Jean-de-Maurienne mettendo dell’arsenico nel suo pranzo, composto da latte e matafan, a partire dal 7 aprile 1849. Jeanne Michel, la sua amante, è condannata a due anni di reclusione (http://laveuveguillotine.pagesperso-orange.fr/Palmares_savoie.html).

Mercoledì 14 agosto 1850, a Sain-Jeanne-de-Maurienne, alle 11:00 del mattino, avviene l’esecuzione degli “amanti diabolici” Alexis Darves, coltivatore di 62 anni, e Anne Marie Didier, vedova Deléglise, di 40 anni, casalinga.

I coniugi Jean-Antoine Deléglise e Anne Marie Didier erano inquilini di Alexis Darves a Villarembert. È nata una relazione tra Anne Marie e il padrone di casa, così il marito è divenuto ingombrante. Gli “amanti diabolici” lo hanno ucciso nella notte del 19 ottobre 1849, con tre martellate e colpi di mantice di ferro sulla testa. Poi hanno fatto rotolare il corpo per un chilometro prima di farlo precipitare in un burrone dove scorre il ruscello di Vernes, in cui è stato recuperato il 20 ottobre. Sono stati condannati entrambi a morte, il 2 luglio 1850.

Martedì 20 agosto 1850, a Chambéry, alle ore 11:00 del mattino viene impiccato Pierre Henry detto “Cornon”, agricoltore di 58 anni, condannato con sentenza del 12 giugno 1850: l’11 settembre 1849, fra Ruffieux e Serriéres, ha stordito con una sassata sulla tempia destra Charles Reynaud, ricco agricoltore dei dintorni di Rumilly, poi lo ha pugnalato per una ventina di volte, allo scopo di rubargli una borsa piena di napoleoni d’oro. Il suo complice Aimé Lièvre, detto “Péraimard”, è assolto.

Il giornale locale “Le Courrier des Alpes” di mercoledì 21 agosto 1850, ricorda questa esecuzione con brevi cenni: «Ieri mattina, alle undici, ha avuto luogo ai campi di marte l’esecuzione di Henry detto Cornon, condannato a morte per omicidio. Il paziente ha camminato con coraggio e rassegnazione verso il luogo del supplizio, dove è stato accompagnato  dai signori abati Goddard, vicario della Chiesa Metropolitana, e Bryon, cappellano delle carceri, che l’hanno lasciato soltanto per consegnarlo nelle mani degli esecutori».

Un risvolto di questa esecuzione, indicativo dell’odio nei confronti dell’esecutore di giustizia, affiora dal libro di memorie di Félix Aimé Pyat (Vierzon, 1810 – Saint-Gratien, 1889), scrittore, giornalista e bellicoso deputato.

Compromesso nel moto parigino del 13 giugno 1849, Pyat è stato arrestato dai carabinieri e condotto al carcere di Chambéry, dove i detenuti lo hanno scambiato per il boia atteso per l’esecuzione di Pierre Henry. Quando Pyat entra nel cortile della prigione, i cani del carceriere iniziano ad abbaiare in modo feroce, richiamando i prigionieri alle finestre. Rispondono all’abbaiare dei cani con degli urrà, poi mostrano i pugni a Pyat e minacciano di versargli i pitali in testa, tratti in inganno dal suo abbigliamento insolitamente elegante per un detenuto. Per fortuna, il carceriere lo perquisisce e questo fa comprendere ai carcerati che non si tratta del boia di Chambéry (Félix Pyat, Loisirs d’un Proscrit, Paris, 1851).

Mercoledì 9 ottobre 1850, a Cagliari, in Sardegna, viene giustiziato Jean Pierre Cathelin, di 32 anni, preposto alle dogane in Savoia. Il Corpo dei Preposti alle Dogane è un corpo paramilitare incaricato della vigilanza doganale del Regno di Sardegna, antenato dell’odierna Guardia di Finanza.

Si conclude così una lunga vicenda giudiziaria iniziata a Vions, il 23 agosto 1846, quando Jean Pierre Cathelin ha ferito gravemente un collega, François Genevois. Il 15 agosto 1847, a Cessens, Jean Pierre Cathelin ha poi assassinato sua cognata Pernette Jeandet sposata Cathelin, di 45 anni, per derubarla. È stato condannato in contumacia, il 28 novembre 1848, e la sua latitanza è  terminata a Cagliari, dopo una nuova sentenza, del 23 marzo 1849.