di Milo Julini
Fino ad ora sono state descritte esecuzioni capitali di soggetti maschi. Secondo la legislazione del regno sardo (sia le Regie Costituzioni del 1770 che il Codice Penale del 1839), le donne, in linea di principio, sono condannate alla forca anche se, a quanto pare, pochissime sono state effettivamente giustiziate. Questo orientamento, generalizzato all’intero Regno, trova in Savoia una evidente dimostrazione.

Allo stato attuale delle ricerche, pare che in Savoia sia stata giustiziata un’unica donna, Françoise Vinit vedova Robert, di 32 anni, lavorante in giornata, di Argentine. È stata impiccata a Chambéry, giovedì 10 aprile 1851, alle ore 11:00, a soli tre giorni di distanza dall’esecuzione dei fratelli Collomb, avvenuta lunedì 7 aprile 1851, a Saint-Julien-en-Genevois, dopo essere stata rimandata per l’arrivo in ritardo dell’esecutore da Torino. Anche nel caso di Françoise Vinit si può ritenere che abbia operato Pietro Pantoni, pur senza conferme da parte di documenti.
La sentenza della Corte d’Appello di Chambéry che condanna a morte Françoise Vinit è del 18 dicembre 1850. Il reato da lei commesso è l’avvelenamento, avvenuto però secondo due differenti versioni.

Ha avvelenato il marito Georges Robert, secondo il sito http://histoiresdebourreaux.blogspot.it
Una seconda versione parla della somministrazione a Josèphte Gerbier maritata Bonfand di una minestra all’arsenico, avvenuta a Argentine il 1° e 2 novembre 1849, che ne ha causato la morte nella notte dal 5 al 6 novembre (http://laveuveguillotine.pagesperso-orange.fr/Palmares_savoie.html ).
Françoise Vinit va al patibolo in una carrozza chiusa: dopo il 1848, le esecuzioni si svolgono in tono discreto.
Le Courrier des Alpes, di venerdì 11 aprile riferisce succintamente che: «Ieri, alle 11, ha avuto luogo l’esecuzione della signora Vinit, vedova Robert. È stata condotta sul luogo del supplizio in una vettura chiusa. Pareva rassegnata alla sua sorte. Alcuni momenti più tardi la giustizia degli uomini era compiuta».

Più che dilungarsi sugli ultimi istanti della condannata, il giornale preferisce mettere in ridicolo i Penitenti Neri che l’hanno accompagnata, i quali «con i loro orrendi cappucci percorrevano le vie e le case per fare la questua»: alcuni ragazzini hanno indossato una identica tenuta per spillare del denaro ai passanti e una donna incinta si è spaventata alla loro vista!
L’indomani, la confraternita fa pubblicare una smentita nello stesso giornale con la precisazione che la questua per Françoise Vinit ha fruttato 72 franchi in monete da 5 centesimi.
Françoise Vinit è stata dunque impiccata nel 1851. Non è stato possibile verificare se siano state effettivamente consegnate al boia Pernette Debiolles (1821), Françoise Jacherand (1824), Claudine Dupeuloup (1825), condannate a morte per infanticidio, e Jeanne Blanc (1823), Anne-Marie Didier (1850), Antoinette Tapponnier (1850) et Catherine Lollioz (1860), colpevoli di assassinio.

Sempre in tema di criminalità femminile, gli studi di André Dupouy hanno dimostrato che alle donne non veniva risparmiata una umiliante berlina con esposizione al pubblico.
È il caso di Marie Faisan, de Chamousset, che il Senato di Savoia, il 3 ottobre 1817, condanna a tre mesi di prigione: «… un giorno di mercato, sarà condotta sulla pubblica piazza di Saint-Jean-de-Maurienne e posta alla berlina per essere esposta per un’ora agli sguardi del popolo con un cartello recante il suo cognome, nome, domicilio e la parola ladra».

Marie-Louise Avril, che ha rubato vasi sacri d’argento e tovaglie d’altare nelle chiese di Seynod, Quintal, Chatenod et Megève, è così condannata dalla stessa autorità, il 5 giugno 1827: «… sarà consegnata nelle mani dell’esecutore dell’alta giustizia per essere condotta, in un giorno di mercato, col cappio al collo, per incroci e altri luoghi soliti della città di Annecy, fino ai siti e piazza destinati per le esecuzioni, per farla passare sotto una forca appositamente piazzata».
André Dupouy, La délinquance féminine et les prisons de femmes (1815-1860) in La femme dans la société savoyarde, actes du 34e Congrès des sociétés savantes de Savoie, Saint-Jean-de-Maurienne, Société d’histoire et d’archéologie de la Maurienne, 1993, p. 337.