di Arconte

La location di questa vicenda è lo Scalo della Ferrovia di Ciriè, a Porta Palazzo, a Torino.

Questa linea ferroviaria è stata costruita partendo da Torino, dove il 18 aprile 1868 è stato inaugurato il primo tratto di ferrovia tra la Stazione di Torino, nell’allora corso Ponte Mosca, e Venaria Reale. Il 1° dicembre 1868 si è raggiunta Caselle e, il 28 febbraio 1869, Ciriè, per un totale di circa 21 km.

Ponte Mosca e il ponte della Ferrovia Torino-Ceres in primo piano

La stazione ferroviaria presenta sul corso, al tempo chiamato Ponte Mosca ed oggi Giulio Cesare, una facciata decorata con timpani e un colonnato in stile neoclassico.

Verso le 7 della sera del 6 novembre 1870, in questi paraggi, Francesco Sibona, viene aggredito da tre giovani che cercano di portargli via il portafoglio mettendogli le mani addosso per perquisirlo nella giubba.

Sibona resiste energicamente e i tre non riescono nel loro intento, allora lo colpiscono più volte con i loro coltelli alla natica destra, dove gli causano tre ferite che guariranno poi in nove giorni.

Stazione della Ferrovia di Lanzo a Torino in una cartolina d’epoca

Si tratta di una grassazione, ovvero di una aggressione a mano armata a scopo di rapina, reato piuttosto grave e severamente punito dal Codice Penale allora in vigore. In questo caso la grassazione è mancata per la resistenza opposta dalla vittima.

Ne sono accusati, dopo le indagini della polizia:

Pietro Veglia, detto Cavagné, di 19 anni, nato e abitante a Torino, armaiolo;

Giovanni Battista Bellusco, di anni 22, nato e abitante a Torino, carbonaio;

Antonio Chiaventone, detto Tòni, di 20 anni, da Torino, negoziante ambulante di verdure.

I primi due sono detenuti dal 7 dicembre e il terzo dal 5 dicembre 1870.

Veduta del mercato di Porta Palazzo – Collezione privata

Processati alla Corte d’Assise di Torino, dove il verdetto dei giurati li dichiara colpevoli di grassazione mancata accompagnata da un ferimento che non costituisce una aggravante.

Veglia e Chiaventone hanno commesso il reato quando erano di età minore di 21 anni ma maggiore dei 18, ma questa scusante non è applicabile, come prescrive l’art. 91 del Codice Penale. Bellusco è già stato condannato al carcere per un tempo non minore ad un  anno.

La sentenza del 6 maggio 1873 li condanna così ai lavori forzati: Bellusco per 15 anni, Veglia e Chiaventone per 10 anni, e scontata la pena saranno tutti sottoposti alla sorveglianza speciale della Pubblica Sicurezza per 5 anni.

La pena assorbe anche altri reati commessi da Bellusco e Chiaventone per i quali il giudizio era rimasto in sospeso.

La sentenza sarà stampata e affissa per ammonimento.

Pietro Veglia ottiene uno sconto di pena, con diminuzione di due anni, con Regio Decreto del 21 settembre 1880.