Dove si parla di giustizia militare e si narrano le storie di soldati dell’Esercito italiano finiti (o che dovevano finire) davanti al plotone di esecuzione
di Arconte
La giustizia militare, nel neonato Regno d’Italia, è indipendente dalla magistratura civile e delibera pene molto severe, anche la pena di morte. Così dopo l’impiccagione di Carlo Savio avvenuta il 13 aprile 1864 e considerata l’ultima esecuzione capitale eseguita a Torino, vengono ancora messi a morte, mediante fucilazione, alcuni militari dell’Esercito italiano.

La procedura penale militare prevede due gradi di giudizio, come per gli imputati civili, giudicati in primo grado dalle Corti di Appello e, dal 1860, dalle Corti di Assise. A questo primo grado per i militari corrisponde il Tribunale militare territoriale di Torino o di altre città. Contro questa sentenza si può ricorrere al Tribunale Supremo di Guerra di Torino, che equivale alla Corte di Cassazione degli accusati civili.
Il Tribunale Supremo di Guerra può confermare oppure annullare la sentenza e far giudicare di nuovo l’accusato dal Tribunale militare territoriale di un’altra città.

L’esercito piemontese e poi quello italiano prevede un reparto punitivo chiamato Corpo dei Cacciatori Franchi, dove sono inviati, senza distinzione, tutti i soldati che hanno commesso modesti reati, i renitenti alla leva, i disertori. La disciplina è durissima ed è l’unico reparto dell’esercito in cui sono ancora in vigore le punizioni corporali, a base di bastonate o vergate sulle natiche, anche per piccole mancanze disciplinari.
I reati che causano l’assegnazione al Corpo dei Cacciatori Franchi sono i furti, il matrimonio contratto senza autorizzazione, la cattiva condotta, la sodomia e altri ancora; i Cacciatori Franchi sono addetti di solito a lavori pubblici, come la costruzione di strade e di ponti, e sono alloggiati in forti come quello di Bard, di Exilles e di Fenestrelle. Dal 1854, una sola compagnia di Cacciatori Franchi si trova nel forte di Exilles ed il resto del reparto è stanziato nel forte di Fenestrelle.

Resta ancora da chiarire la fonte delle nostre informazioni su questi processi della giustizia militare.
Provengono dalla rivista Astrea. Rivista di legislazione e giurisprudenza militare, fondata nel 1863 dall’avvocato Matteo Bertone (Camerano Casasco, 1831 – Gassino, 1905), vice pretore urbano che svolge una intensa attività di pubblicista in campo giuridico e collabora con la Gazzetta di Torino, dove redige il Gazzettino dei Tribunali con lo pseudonimo di Curzio.
