Il ciclo di appuntamenti dedicati alle Residenze Sabaude e curati da Andrea Coda, guida turistica di professione, prosegue con la descrizione dei giardini che contornano Villa della Regina, sulle propaggini della collina torinese, tra siepi di bosso, vasche, fontane, giochi d’acqua e un ricco apparato scultoreo
Villa della Regina smette di essere la sede dell’istituto figlie dei Militari nel 1975. Poi, per quasi vent’anni, la magnifica residenza cade nell’oblio, furti e degrado furono all’ordine del giorno, solo nel 1994 la Villa passò sotto la gestione della Soprintendenza dei beni storici e artistici del Piemonte, che decise un imponente restauro. La riapertura al pubblico del sito è stata attuata con fondi ministeriali, della Regione Piemonte, tramite gli amici dell’Arte in Piemonte, della Compagnia San Paolo, della Fondazione CRT e della Consulta per la valorizzazione dei beni artisti e culturali di Torino in accordo con Comune, Fondazione Torino Musei e Provincia.

La Villa della Regina viene progettata in una conca della collina torinese trasformata per sfruttare la posizione panoramica e l’esistenza di varie sorgenti per far funzionare il sistema idraulico delle fontane. Sull’asse centrale della Villa troviamo vasche, grotte, fontane sei/settecentesche: i giardini all’italiana si articolano su tre livelli -dall’Esedra ai Giardini dei Fiori all’Anfiteatro – delimitati da siepi di bosso e chiusi dalla corona boschiva con la definizione settecentesca del Belvedere centrale a nord e il Padiglione dei Solinghi.
Per quanto riguarda l’intervento di Juvarra nei giardini di Villa della Regina, rispetta sostanzialmente il precedente schema d’impianto seicentesco apportando però significativi aggiornamenti di gusto. Al Regio architetto appartiene la progettazione dell’attuale Belvedere al culmine dell’asse che scenograficamente collega la residenza alla città. Al Belvedere si giunge tramite una scalinata a doppia rampa a tenaglia, scandita da lesene con bugne in pietra calcarea e coronata da balaustre in marmo bianco.

L’apparato scultoreo del Belvedere è formato da due busti a tutto tondo all’interno di ovali laterali, dalle tre statue a figura intera poste su alti basamenti nelle tre nicchie centrali, dallo stemma e dai vasi che coronano la balaustra superiore.

L’arrivo, alla fine del seicento e poi nel corso del settecento, di una ingente quantità di materiale plastico proveniente da altre residenze – soprattutto dalla Reggia di Venaria Reale – costituisce un vero e proprio bacino a cui attingere in vista degli aggiornamenti voluti dalla Corte Sabauda.
In questo contesto s’inserisce probabilmente il reimpiego dei due busti seicenteschi negli ovali laterali, entrambi realizzati in verzino di Fabrosa, marmo bianco contraddistinto da fitte e sottili liste di colore verde intenso – continua –
Andrea Coda
Nota della redazione: ricordiamo per chi fosse interessato che sabato 27 giugno al pomeriggio ci sarà una visita guidata al costo di 10€ e che domenica 28 giugno si replicherà al mattino. Per informazioni su visite e prenotazioni, contattare Andrea Coda al numero 393/4530401 o scrivere a andreacoda@me.com
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