Nuova puntata del ciclo Piemonte in vetrina curato da Antonella Pinna, che ci racconta la parabola di un locale che fu icona di eleganza nella Torino d’un tempo per la raffinatezza degli arredi e la qualità del servizio, la confetteria Romana e Bass. Sita nel sottoportico di Piazza Castello, dove negli anni Sessanta del Novecento s’insediò il negozio di dischi e strumenti musicali di Mario Maschio, la storica confetteria chiuse i battenti nel 1961, ma del locale originario rimangono alcune tracce visibili, che invitiamo, per chi lo volesse, a scoprire*. 

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G.Romana, Successore Bass

Confetteria e Pasticceria, Piazza Castello N 23, annunzia che, essendosi ultimati i lavori di restauro ed abbellimento dei suoi locali essi si sono riaperti al pubblico dal sabato 15 gennaio” Da La Stampa 18 gennaio 1920.

Con questo annuncio i successori della confetteria Romana e Bass pubblicizzano il locale completamente rimesso a nuovo dopo una decina d’anni dalla nascita del Baratti e Milano, cui il nuovo arredo è stilisticamente legato dato che l’allestimento porta in entrambi i casi la firma di Giacomo Casanova.

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La devanture in mogano con cornice continua – tratto da L’Architettura Italiana giugno 1920

La confetteria sorge nel pieno del periodo napoleonico, anno 1810, “resiste” quale icona d’eleganza alla Restaurazione e, alla concorrenza dei molti rivali confettieri, oppone una presenza capillare nelle feste cittadine, nelle lotterie, nelle manifestazioni legate alle ricorrenze annuali che danno il polso di quanto fosse di riferimento per la città. Alla sua chiusura definitiva il 31 ottobre 1961 il titolo funereo de La Stampa Sera è

fileSappiamo che ve n’erano di più antichi ma dovevano ancora ri-sorgere, evidentemente nell’immaginario collettivo e comunque nella centralissima Piazza Castello rappresenta il caffè più antico, fedele alle caramelle piatte , ai marrons glacées e ai gianduiotti.

La storia è presto raccontata, tratta dai begli articoli del giornale cittadino La Gazzetta Piemontese, poi La Stampa, soprattutto nell’edizione di Stampa Sera, e da Botteghe e negozi, Allemandi 1984.

Lo svizzero J. Bass, confettiere, stabilisce nel 1810 la sede della sua confetteria nel sottoportico della “Place Imperiale de la Foire”, poi Piazza della Fiera, poi Piazza Castello n. 23, infine Piazza Castello n. 51. A metà secolo si affianca al titolare il Signor Romana, che alla morte di Bass, 1880, divenne proprietario. Sappiamo che nel 1872 la Confetteria è di Giuseppe Romana e Piotti Francesco perché ne acquisiscono un’altra, la celebre confetteria di via Po 4 di Angelo Rocca.

Nel 1906 si costituisce la Società Anonima Confetteria già Romana e Successori Bass e fratelli Stratta che comprende sia l’esercizio oggetto d’articolo che quello, ancora esistente, in piazza San Carlo. Abbiamo notizia di un contenzioso in cui la Società avrà la peggio e viene condannata al pagamento delle spese legali, tale contenzioso dura fino al 1914 e forse è per questo che le opere di ammodernamento dei locali saranno poi effettuate dieci anni dopo altri interventi sulla Piazza Castello.

Dettaglio del sontuoso interno – tratto da L’Architettura Italiana giugno 1920

Dal 1918 al 1920 una completa operazione di restauro come abbiamo visto trasforma la confetteria, all’interno e all’esterno e come vedremo echi di questo sontuoso arredo sono ancora rintracciabili e danno il metro della perdita eccezionale per la città. I proprietari successivi, i Mazzaro (1950-1961), cedettero poi i locali per una controversia sull’affitto a Mario Maschio, marito della cantante Tonina Torrielli, che ne fece un negozio di dischi e strumenti musicali. Finita un’era? Certo, ma seguendo le tracce si possono risentire gli echi di chi all’eleganza aveva unito il senso di appartenenza alla città, anzi li aveva fusi in un unicum indissolubile.

Celebrate le sue vetrine da cui fa “continua cilecca ai golosi” come si diceva il 2 novembre 1870, celebrate le sue creazioni per cui se per le chicche dei bambini si spendevano soldi per i grandi si spendono gli scudi e i napoleoni, come si racconta nel Natale 1869, ad un sobrio arredo ottocentesco con devanture lignea si sostituisce un arredo sontuoso composto di un bancone di “sette metri in onice marocchina”, un lambris in mogano, riquadri nel soffitto con eccezionali decorazioni a rose bianche legate a ghirlanda di Giulio Casanova, e sculture bronzee del Rubino.

Giulio Casanova - decorazione pittorica dello scomparto sopra la specchiera della confetteria Romana e Bass - tratto da L'Architettura Italiana giugno 1920
Giulio Casanova – decorazione pittorica dello scomparto sopra la specchiera della confetteria Romana e Bass – tratto da L’Architettura Italiana giugno 1920

Tutto questo introdotto da una raffinata devanture anch’essa in mogano con cornice continua, un bassorilievo che comprendeva il pilastro centrale con una scena di vendemmia sormontata da un fregio a stemmi, lampadari in cristallo e bronzo finemente cesellati. Tutto l’allestimento è descritto e fotografato nel numero de “L’Architettura Italiana” del giugno 1920, in modo che si fissi nella nostra memoria un pezzo della Torino anni Venti.

Antonella Pinna

*Nota della redazione: come anticipato nell’introduzione, malgrado gli avvicendamenti nella gestione degli spazi commerciali, del locale originario sopravvivono ancora alcuni elementi d’arredo, tuttora visibili, come lo splendido soffitto con le decorazioni di Giulio Casanova e parte della devanture in mogano con la serie di lampadari in bronzo e cristallo

Lampadario in bronzo e cristallo appartenente all'originaria devanture di Romana e Bass e tuttora visibile
Lampadario in bronzo e cristallo appartenente all’originaria devanture di Romana e Bass, tuttora visibile