Milo Julini

Fra i carnefici dei vari stati italiani preunitari, quello che sembra aver conseguito una consolidata notorietà fra i posteri, è certamente Giovanni Battista Bugatti, noto come Mastro Titta, il boia dello Stato Pontificio. La sua biografia, scritta da Livio Jannattoni, compare addirittura nel Dizionario Biografico degli Italiani (Volume 15, 1972).

Nato a Roma intorno al 1779, Mastro Titta rimane in attività per lungo tempo e, nel periodo compreso dal 22 marzo 1796 al 17 agosto 1864, esegue 514 sentenze di morte.

Nel 1817 varca il confine per recarsi a Firenze dove impicca il brigante Antonio Guazzini, noto come “Guazzino”.

Il 1º novembre 1864 è collocato a riposo con una pensione mensile di trenta scudi.

00 immagine apertura

Il suo successore è Vincenzo Balducci, suo aiutante dal 1850. Opererà fino al 9 luglio 1870, quasi in prossimità della caduta del potere temporale, occupandosi altresì dell’esecuzione di Monti e Tognetti avvenuta il 24 novembre 1868.

001_002

Mastro Titta muore a Roma il 18 giugno 1869 all’età di novant’anni.

Uno dei primi studiosi che si occupa di Mastro Titta è Alessandro Ademollo (Firenze, 1826-1891), giornalista, critico teatrale, erudito, studioso di tradizioni popolari e raccoglitore di curiosità storiche.  Ademollo così descrive Mastro Titta: «Carnefice modello, e artista veramente degno del teatro nel quale era chiamato ad agire il Bugatti sostenne la sua parte per sessant’otto anni; ed in ogni genere di supplizio – mazzola, squarto, forca, ghigliottina – mostrò sempre eguale abilità». Ademollo, nel 1886, pubblica per l’editore Lapi di Città di Castello (Perugia), il taccuino nel quale Giovanni Battista Bugatti aveva meticolosamente annotato l’elenco delle esecuzioni eseguite, con tanto di data, luogo e tipo d’esecuzione, nome del condannato e crimine o crimini che avevano motivato la condanna.

Un totale di 516 nomi, ai quali vanno sottratti due condannati, uno perché fucilato e l’altro perché impiccato e squartato dall’aiutante.

Il libro, intitolato “Le annotazioni di Mastro Titta carnefice romano. Supplizi e suppliziati. Giustizie eseguite da Gio. Batt. Bugatti e dal suo successore, 1796-1870”, assume un grande interesse storico, perlomeno secondo Ademollo, che lo giudica fondamentale per la «storia criminale e penale dello Stato Ecclesiastico». Tuttavia, al lettore medio può apparire tedioso.

Mastro Titta, da giovane opera con la mannaia e da anziano con la ghigliottina
Mastro Titta, da giovane opera con la mannaia e da anziano con la ghigliottina

La vera fama popolare di Mastro Titta inizia nel 1891 quando, dopo il carnefice romano e lo storico fiorentino, entra in scena l’editore torinese Edoardo Perino.

Edoardo Perino (Torino, 1845 – Rocca di Papa, 1895), tipografo ed editore, rappresenta un significativo personaggio dell’editoria italiana, in particolare di quella romana, nell’epoca umbertina.

Figlio e fratello di tipografi, nel 1865 da Torino si reca a Firenze dove è stata trasferita la capitale del Regno d’Italia e qui lavora nella tipografia del giornale “La Riforma”.

Quando la presa di Roma  del 20 settembre 1870, nota anche come Breccia di Porta Pia, stabilisce l’annessione di Roma al Regno d’Italia e determina la fine dello Stato Pontificio e del potere temporale del Papa, Perino si installa a Roma dove apre un’edicola in piazza Colonna, denominata “Azienda giornalistica”.

L’idea vincente di Perino è quella di far giungere a Roma un gran numero di giornali, anche stranieri, come “Le Figaro” e “The Times”. Grazie a questa iniziativa, di cui ha l’esclusiva, ben presto diviene il punto di riferimento per l’informazione politica romana, fino ad allora sottoposta alla censura papalina.

Più tardi Perino inizia l’attività di editore. Nel 1885, in via del Lavatore, ha la sua sede con gli uffici amministrativi e la tipografia, dotata di una attrezzatura di stampa che permette elevate tirature. Perino pubblica libri di Grazia Deledda, Edmondo De Amicis, Ruggero Bonghi, Giustino Ferri, Salvatore Di Giacomo, Enrico Panzacchi e le poesie di Gioacchino Belli.

La sua fortuna come editore deriva dalla scelta di introdurre in primis a Roma la pubblicazione di romanzi a puntate che a Milano e a Torino aveva già dato esito positivo.

Tra questi libri, diffusi anche con l’uso di strilloni e venduti a cinque centesimi al fascicolo, assume particolare rilievo quello intitolato “Mastro Titta il boia di Roma: memorie di un carnefice scritte da lui stesso”, che appare nel 1891.

003

La scaltra operazione commerciale di Perino presenta una avvincente autobiografia che si pretende scritta dallo stesso Mastro Titta: un falso che deriva dall’opuscolo autentico pubblicato da Ademollo alcuni anni prima. Secondo la tesi più accreditata, l’autore sarebbe Ernesto Mezzabotta, scrittore della scuderia di Perino, nato a Foligno nel 1852 e morto a Roma il 15 luglio 1901.

Mezzabotta rielabora sapientemente le scarne informazioni del taccuino di Mastro Titta, in modo romanzato, lavora di fantasia con astuzie narrative ed esasperazione avvincente di alcuni episodi.

Fa succinte narrazioni di alcuni casi criminali anche efferati, come le rapine di banditi di strada provinciali, mentre si dilunga nella ricostruzione di casi che prevedono storie d’amore, corteggiamenti, seduzioni, violenze carnali, uccisioni di moglie, di mariti e di figli associate a perverse relazioni sessuali. Mezzabotta non trascura le suggestioni erotiche e spinge fortemente sul pedale dell’anticlericalismo a buon mercato, mescolando sapientemente il tema “noir” degli “orrori” e dei “misteri” dello Stato Pontificio nonché dell’Inquisizione con quello piccante delle vicende boccaccesche in ambito ecclesiastico.

Quando compare il suo libro, in Europa si parla di Jack the Ripper e del Grand Guignol, la gente legge avidamente i romanzi d’appendice che propongono vicende sanguinarie, orrendi delitti, ecclesiastici perversi, carceri malsane. Inoltre, piace molto il tema dell’Inquisizione, con le sue prigioni sotterranee dove rinchiudere oneste – e procaci – fanciulle. In quest’epoca, diversi furbastri costruiscono quei falsi strumenti di tortura che finiranno poi in esposizione nelle località turistiche.

008

Il successo è assicurato: le vendite salgono vertiginosamente, tanto più che alle Memorie di Mastro Titta, Perino affianca la pubblicazione di “Beatrice Cenci”, di Francesco Domenico Guerrazzi, altro libro di grande successo popolare.

Le riedizioni di “Mastro Titta il boia di Roma” si succedono numerose; nel 2010 ne appare una ristampa presso Barbès di Firenze.

Talvolta il libro di Mezzabotta è stato preso fin troppo sul serio: la sua vivida e coinvolgente descrizione di casi di donne assassine poi finite sul patibolo è stata considerata come un documento incontestabile da qualche criminologo…

Un capitolo delle Memorie di Mastro Titta dovrebbe invece indurre a grande cautela nei confronti delle affermazioni di Mezzabotta.

Nell’elenco dei giustiziati del taccuino di Mastro Titta, al numero 375, si legge «Domenico Abbo, condannato al taglio della testa il giorno 4 ottobre 1843 ne’ Forte di S. Angelo per avere strangolato e sodomizzato il suo nipote carnale con altre brutalità che fanno inorridire».

Mezzabotta racconta invece questa vicenda parlando di un «nipote cardinale» vittima della violenza dello zio Domenico Abbo, che viene descritto come un sacerdote.

004

Non si può quindi parlare di una ricostruzione, ma di una storia di fantasia, forse nata da una ‘errata’ lettura di “nipote carnale” come “nipote cardinale”, ispirata da un feroce anticlericalismo:  presentando il violentatore Abbo come un ecclesiastico, si enfatizza la brutalità dei religiosi e si attenua la violenza subita dal nipote sacerdote. Tutto questo è aggravato dall’indicazione che l’esecuzione di Abbo sia avvenuta nel 1849 anziché nel 1843!

Ricordiamo in conclusione che Mastro Titta è stato immortalato dalla commedia musicale “Rugantino”, rappresentata per la prima volta al Teatro Sistina di Roma il 15 dicembre 1962, impersonato da Aldo Fabrizi nelle prime due edizioni, poi da Maurizio Mattioli e da Vincenzo Failla.