di Paolo Barosso 

Piero Montanaro è tra i più celebri e apprezzati interpreti della canzone popolare piemontese. Autore e cantante, è anche produttore discografico ed editore (con il più vasto catalogo di canzoni in piemontese), avendo fondato nel 1987 la casa editrice musicale e discografica Canterò. Dal 1989 fa parte del gruppo musicale I CANTAVINO Doc ed è anche personaggio televisivo conducendo programmi di successo su Telecupole. La sua figura di custode e ambasciatore della piemontesità trova attestazione non solo nei numerosi premi ricevuti, ma anche nella diffusione dei suoi brani più famosi, come Amici Miei, Andoma a vié e Piemontèis, ben oltre i confini del Piemonte, in Francia, Argentina, Australia, tra le comunità di coloni e discendenti di piemontesi. 

Piero, ci puoi raccontare com’è iniziata la tua attività di cantautore e quali sono state le tappe salienti del tuo percorso artistico? 

Anche se ho iniziato a cantare a metà degli anni ’60, la mia attività di cantautore è cominciata agli inizi degli anni ’70 del secolo scorso con l’iscrizione alla SIAE (Società Italiana Autori Editori).

Essendo 50 anni che canto e che scrivo canzoni, le tappe salienti sono molteplici e molte, magari non le ricordo manco più.

Quelle più significative ? vediamo un po’….

La vittoria di alcuni concorsi nazionali per cantanti a fine anni ’60 e inizio ’70 che mi permisero di accedere in trasmissioni Rai e nelle radio nazionali. 

Il mio primo disco a 45 giri nel 1974. 

La partecipazione, come autore, al festival di Sanremo nel 1975 con 2 canzoni.

L’inizio dell’attività di conduttore di programmi a Radio Asti nel 1975 e l’attività di d.j.

Le mie prime raccolte di canzoni – allora su musicassetta – nel 1977 e nel 1982. 

La vittoria alla prima edizione del Cantapiemonte nel 1983 con Canterò. 

Piero Montanaro con Mauro Giorcelli (in alto) e Giorgio Faletti

La mia laurea in materie Letterarie all’Università di Torino, nel 1985, con relativa pubblicazione della tesi di laurea che ha poi vinto due premi, tra cui il Premio Cesare Pavese per la saggistica.

 La vittoria al Cantapiemonte nell’86 con Andoma a vié.

La fondazione della mia etichetta discografica ed editoriale, Canterò, nel 1987.

E poi il 1989, l’anno più ricco di avvenimenti con la formazione de I CANTAVINO,  la creazione e produzione de Ij Farinei dla Brigna, la scrittura e l’incisione di due importanti canzoni AMICI MIEI e NOTTE DI COLLINA…. 

Nel 1993 la partecipazione a Sanremo Giovani dei Farinei con Pompa la musica….

L’assegnazione di importanti premi per la mia attività: La castagna d’òr, Piemontesi protagonisti, il Castiglione d’Asti, ecc.

E, dalla fine del secolo scorso, l’attività di conduttore di programmi televisivi, prima a Telestudio e poi a Telecupole, attività che dura ancora oggi…..

Piero Montanaro con i Trelilu a Telecupole

La pubblicazione, nel 2010, del cd Canté mia Tèra, che ritengo il mio migliore e più significativo album.

Le mie numerose tournées per i piemontesi in Australia, Francia e Argentina, a cominciare dal 2000.

L’udienza con Papa Francesco per consegnargli il mio cd con le mie canzoni e con, soprattutto, Vengo dalla fine del mondo e Rassa nostran-a.

Ma, sicuramente, nel voler fare un’estrema sintesi, penso di aver tralasciato e/o dimenticato molte tappe salienti.

E colgo l’occasione per anticipare (questo è un piccolo scoop…. è la prima volta che ne parlo…) che il 17 marzo 2017, a Sparone (TO), in occasione della settima edizione dello Sparone Folk Festival, mi verrà assegnato il prestigioso Premio alla carriera, che ha visto premiare, nelle precedenti edizioni, importanti autori e compositori della canzone popolare italiana.

Piero Montanaro con Papa Bergoglio

Dovendo tracciare un bilancio della tua brillante carriera, ci potresti dire quali sono state le tue più importanti soddisfazioni e se, oltre ai successi e alle gratificazioni, hai anche qualche rimpianto o qualcosa che cambieresti? 

La mia carriera, ormai, è lunga mezzo secolo e, quindi, dovrei dire e raccontare troppe cose e farne una sintesi è veramente difficile…. Molte le soddisfazioni, altrettante le delusioni…. Gratificazioni e amarezze…. Non saprei proprio cosa cambierei… E’ inutile rivangare il passato. Forse, darei meno fiducia a chi credevo amico perché alcuni artisti mi hanno pugnalato alle spalle tradendo la mia fiducia. Ecco, forse non sono mai riuscito a separare l’amicizia dagli affari, rimanendone fregato spesso…. E non ho ancora imparato la lezione….

Nell’ambito della tradizione musicale e canora del nostro Piemonte, quali sono i tuoi modelli di riferimento? 

Pur non volendo mancare di immodestia, non ho modelli di riferimento anche se debbo riconoscere la grandezza artistica di Gipo Farassino che, un giorno, presentandomi a sua moglie, le disse: “Questo sarà il mio erede musicale….

Tu sei senza dubbio uno dei rappresentanti e ambasciatori della piemontesità nel mondo. Che cosa significa per te essere piemontesi? Quali sono le caratteristiche che più ami del nostro popolo e della nostra terra e quelle, invece, che apprezzi di meno e che modificheresti? 

Con orgoglio posso affermare che le maggiori gratificazioni professionali le ho avute all’estero, soprattutto in Argentina, dove esiste un altro Piemonte e dove le mie canzoni vengono cantate dai cori locali, in particolar modo Amici miei e Andoma a vié.

Le tue sono doppie domande e pure impegnative che meriterebbero lunghe risposte. Risposte che, forse, ho trovato nel corso delle mie numerose tournées all’estero, presso le colonie di piemontesi e di discendenti di piemontesi.

Il collante di un popolo e la sua individuazione sono sicuramente la lingua. Me lo fece comprendere, un giorno, a Sydney, in Australia, un vecchio piemontese che, dopo circa una mezz’ora di colloquio, mi disse, anzi, quasi mi implorò: “ Monsù Piero, ma ch’a parla ‘n piemontèis….. “. Quel signore, Rio Pilone, parlava 5 lingue ed era originario di S. Mauro Torinese.

Piero Montanaro in Argentina alla Casa Rosada in compagnia dell’avv. Madonna, capo di gabinetto della Presidenza della Repubblica

Nella mia prima tournée in Argentina chiesi agli organizzatori in quale lingua avrei dovuto presentare le mie canzoni. Senza alcun dubbio mi risposero: “An piemontèis….

Anche la cucina è un altro elemento di identificazione. A Umberto I, in Argentina, ogni anno organizzano la festa della bagna cauda alla quale partecipano alcune migliaia di persone discendenti di piemontesi.

E, sempre a Sydney, ho visto commuoversi e piangere come un bimbo un omone di un centinaio di kg di fronte ad una portata di polenta che non mangiava da 40 anni……

Amo la testardaggine e l’operosità, la parsimonia, il rispetto delle regole….. 

Andate ad ascoltare la mia canzone Piemontèis…..

Piero Montanaro con Michele Bonavero (a sinistra) e Vittorio Fenocchio (al centro)

Ma i piemontesi non sanno valorizzare e considerare le cose che hanno, a cominciare dai loro artisti. Provinciali, danno maggiore importanza alle cose che vengono da fuori, considerando poco le proprie……

E, una grande delusione l’ho avuta principalmente dalla mia terra, le mie Langhe, nonostante le mie canzoni. Ecco, mi aspettavo molto di più dalla gente delle mie colline…..

E’ impossibile modificare la testa di un vero piemontese…. A l’é un teston, na testa dura….

Non per nulla, io stesso ho vinto il premio Testa dura…. Quindi mi ci metto pure io… Ma questo è carattere….

Qual è, a tuo parere, la situazione attuale della canzone popolare piemontese e quali sono le prospettive future?

A sima pròpi mal piassà….. e la colpa la vorrei addossare a tutti noi piemontesi, innanzi tutto.

Quattro o cinque artisti, di un certo successo continuano a scrivere e a cantare nella nostra lingua madre…. Funzionano le canzoni goliardiche, comiche, quelle che fanno ridere, un po’ come nel teatro dove, in piemontese, vengono rappresentate le farse più delle commedie….

Piero Montanaro con il figlio Daniele (a sinistra)

Ho provato con un mio cd, Canté mia Tèra, a cantare grandi sentimenti come l’amore e l’amicizia, in piemontese. Penso sia il mio migliore lavoro discografico, ma avendo realizzato canzoni d’autore, forse con una musica poco popolare, pur avendo avuto ottime critiche di addetti ai lavori, il pubblico non l’ha apprezzato sufficientemente. Anzi, in alcuni casi è stato addirittura “spiazzato” da questa mia scelta artistica.

Ma, soprattutto,  manca l’interesse, l’amore, la passione da parte della massa del pubblico.

Il ridottissimo mercato non incentiva a scrivere e a produrre musica in piemontese.

Solo alcuni “malati” continuano. Alcuni come missionari…..

E la colpa è di tutti noi, ma anche e soprattutto di chi avrebbe le opportunità di dare maggiore spazio alla nostra canzone piemontese. I comuni, le pro loco, gli organizzatori che non vogliono rischiare, che non offrono ingaggi, che non danno opportunità….. E, la fiamma, poco alla volta è destinata a spegnersi.

Piero Montanaro – foto di Vilmo Porporato

Mea culpa anche per noi genitori che non abbiamo insegnato il piemontese ai nostri figli….

Per cui le prospettive future, purtroppo, se non cambia l’andazzo culturale e politico, è la lenta estinzione della nostra lingua e di parte della nostra cultura…..

Come segnale di speranza evidenzio comunque che ci sono delle isole felici, ad esempio nel Cuneese e nelle vallate alpine, dove i giovani non hanno remore ad utilizzare il Piemontese come lingua della comunicazione quotidiana. Speriamo che da queste realtà possa riprendere vita una nuova consapevolezza riguardo all’importanza di preservare il patrimonio linguistico storico del Piemonte quale colonna portante della nostra identità culturale.    

Piero Montanaro con la corale piemontese I Tre Castelli nel 1988