di Arconte

Due sentenze della Corte di Assise di Torino del 1871 ci narrano le storie di due minorenni devianti torinesi che hanno commesso reati di diversa gravità, ma in ogni caso piuttosto pesanti, almeno secondo le vedute dell’epoca.

Il primo è Lorenzo Filippi di Giuseppe, nato a Carrù il 2 giugno 1853, e abitante a Torino, garzone macellaio, detenuto dal 29 maggio 1870.

Lorenzo è accusato di ferimento volontario, seguito da morte della vittima, perché, nel pomeriggio di domenica 29 maggio 1870, in vicinanza della Barriera di Nizza (piazza Carducci), dopo aver bisticciato con Dionigi Arato, lo ha ferito al basso ventre e questa ferita ne ha causato la morte quasi istantanea.

La sentenza non lo spiega ma molto probabilmente si tratta di coltellate frutto delle ubriacature della domenica, fenomeno al tempo molto diffuso fra i giovani operai e artigiani che “santificano” così il giorno festivo. Di questo fenomeno dal forte impatto sociale si interessano i cattolici e i massoni, in verità con risultati poco incoraggianti.

Al processo di Lorenzo Filippi, che all’epoca del reato era maggiore dei 14 anni ma minore dei 18, i giurati giudicano che il mortale ferimento sia stato commesso nell’impeto dell’ira e a causa di una provocazione grave, che sia stato preterintenzionale, senza che si potessero prevederne le conseguenze.

La sentenza della Corte di Assise di Torino del 22 aprile 1871 considera Lorenzo punito col carcere che ha già scontato e lo condanna a indennizzare gli eredi della vittima.

Il secondo caso appare più grave, visto che il giovane Michele Racca è accusato di grassazione, ovvero aggressione a mano armata a scopo di rapina, un reato piuttosto grave e odioso.

Michele Racca, nato a Volvera il 26 aprile 1853 e abitante a Torino, è accusato perché, verso le 11 e mezza pomeridiane di domenica 19 giugno 1870, in via Cottolengo a Torino, ha fermato Teobaldo Marasso minacciandolo con un coltello, e gli ha preso un orologio d’argento, del valore di circa 30 lire, dopo averlo ferito al braccio sinistro con una coltellata. Michele Racca è stato subito arrestato e a quanto pare non ha avuto il tempo di gettare il coltello e liberarsi della refurtiva perché sono stati sequestrati; la ferita della sua vittima è poi guarita in 15 giorni.

Al processo, Michele – che all’epoca dell’aggressione era maggiore dei 14 anni ma minore dei 18 – anche se la sua responsabilità pare ampiamente provata dal coltello e dall’orologio che sequestrati, riesce a conquistare i giurati che nel loro verdetto lo ritengono colpevole di ferimento semplice di Marasso e gli concedono le attenuanti.

La sentenza della Corte di Assise di Torino dell’8 agosto 1871 lo condanna a un mese di carcere, ad indennizzare la sua vittima e alle spese processuali.

Il coltello è sequestrato e  l’orologio viene restituito al legittimo proprietario.

Le sentenze della Corte di Assise di Torino ci consentono questa nostra breve ricognizione fra i giovani devianti torinesi anche se ci piacerebbe conoscere , più che le loro condanna, i momenti successivi della loro esistenza.