di Arconte

La nostra ricognizione fra i casi giudiziari della provincia di Torino ci porta a Santena dove, il 10 agosto 1875, ricorre la festa del suo patrono San Lorenzo.

Anche quell’anno, secondo la tradizione, per sopperire alle spese del culto viene aperta una lotteria a beneficio della Madonna.

A questo punto entra in scena il delegato di pubblica sicurezza di Santena, il signor Pietro Bergonzini.

Il delegato, funzionario di polizia oggi non più esistente, costituisce  il grado più basso nella gerarchia della Amministrazione di pubblica sicurezza. Risiede nei comuni più importanti, dove garantisce l’ordine pubblico, sorveglia i soggetti “oziosi e vagabondi” – presumibili autori di reati anche gravi -, persegue i renitenti alla leva, interviene nella concessione delle licenze commerciali e per il rinnovo dei permessi di caccia.

I delegati hanno quindi il loro da fare. Operano con qualche difficoltà, costretti a gestire da soli un ufficio, senza collaboratori ed impiegati, in problematica coabitazione con la autosufficiente caserma dei Carabinieri. Molti, moltissimi riescono ad adempiere dignitosamente ai loro compiti, qualcuno talvolta non si dimostra all’altezza della situazione. È il caso del signor Pietro Bergonzini, delegato di Santena, quando ha l’infelice idea di proibire la lotteria a beneficio della Madonna, sempre permessa negli anni precedenti. Forse, ipotizza il cronista giudiziario Curzioncino (M.), è irritato perché in quel giorno di festa nessuno lo ha invitato a pranzo!

Delegato di I^ classe (Funzionari di Pubblica Sicurezza – 1898) (Fonte: poliziadistato.it)

La popolazione di Santena non intende derogare alle sue abitudini tradizionali: malgrado il divieto, si apre la lotteria per la Madonna. Davanti alla canonica, vengono esposti sopra un tavolino gli oggetti che andranno in premio al vincitore, un bell’abito da nozze, una collana di dorini (piccole sfere cave d’oro) e cinque scudi d’argento.

Il delegato non vuole che si trasgrediscano i suoi ordini. Con alcune guardie e pochi carabinieri si accosta al tavolino e fa portar via gli oggetti che attirano gli sguardi di tutti e fanno gola soprattutto alle ragazze del paese, perché costituiscono parte di un bel corredo da sposa.

Non l’avesse mai fatto!

Dalla folla si alzano urla, fischi, insulti contro il delegato: «Questa è roba della Chiesa, non si può togliere. Sei un ladro! Sei un furfante! Ti aggiusteremo per le feste!». Questo deve così battere in ritirata, inseguito fino a casa da grida e minacce.

Atti parlamentari 1874-75: l’intervento dell’on. Sambuy del 14 dicembre 1875

Gli oggetti messi in lotteria sono di nuovo esposti, il volere della popolazione trionfa ma ne va da mezzo il prestigio dell’autorità. Per fortuna, a Santena, non vi è un grande apparato di forza pubblica e perciò la cosa nell’immediato si risolve tranquillamente, senza morti e feriti.

Questo fatto suscita però un certo clamore. Il ministero dell’interno non approva il comportamento del delegato Bergonzini che viene così trasferito a Foggia.

Alla Camera dei Deputati, nella seduta del 14 dicembre 1875, la discussione evidenzia i cattivi comportamenti di alcuni appartenenti alla Pubblica Sicurezza, anche di grado elevato. L’onorevole Ernesto Balbo Bertone di Sambuy (Vienna, 1837 – Torino, 1909) prende la parola per chiedere al ministro dell’interno Girolamo Cantelli un miglioramento del personale della polizia. Pur senza citare esplicitamente l’episodio di Santena, Sambuy biasima il comportamento del delegato: «L’onorevole ministro non può ignorare che ci sono delle guardie e persino dei delegati di sicurezza pubblica che talvolta, credendo farsi onore, inventano delle piccole sommosse per poi farsi belli dell’ordine pubblico ristabilito, ed acquistarsi facile benemerenza. (Bene ! a sinistra).

Così ho veduto inventare il male che altrimenti non si sarebbe prodotto. Alludo ad un fatto così grave, che io non mi ci voglio addentrare; tanto più che l’onorevole ministro vi ha posto ordine. Confesso però che avrei desiderato ci si fosse messo ordine dall’autorità pubblica con più prontezza e con maggiore energia»

Sambuy conosce bene la realtà di Santena, dove è proprietario del castello di San Salvà. E proprio a Santena, dopo l’incidente del 10 agosto, viene avviato un procedimento penale contro alcuni abitanti, indicati come autori e promotori dei disordini contro il delegato. Sono Giacomo e Giovanni Cavaglià, Domenico Borgarello, Antonio Elia, Martino Pollone e Antonio Clerico, i quali sono arrestati addirittura con la grave accusa di rivolta! In seguito si riscontra che, al più, vi è soltanto l’oltraggio al delegato, pubblico funzionario, e così gli accusati sono messi in libertà provvisoria.

Il 12 gennaio 1876 compaiono davanti al Tribunale correzionale e il processo si prolunga nei giorni successivi, 13 e 14. Bisogna infatti ascoltare una trentina di testimoni. Le loro testimonianze rimpiccioliscono talmente l’importanza della cosa, da far presagire che, secondo il detto di Orazio, “La montagna partorirà un topolino”.

La pubblica accusa è rappresentata dal sostituto procuratore del re Carlo Alberto Teia che, da uomo onesto e leale, con una forbita requisitoria che dura quasi un’ora, ritira le accuse contro Giovanni Cavaglià, Pollone e Clerico e chiede cinque giorni di arresto per Giacomo Cavaglià e Antonio Elia e due giorni di arresto per Domenico Borgarello.

Il collegio di difesa è composto dagli avvocati Palberti, Edoardo Daneo, Federico Rodetti e Edoardo Camerana. Malgrado le loro belle arringhe, il Tribunale assolve Giovanni Cavaglià, Pollone e Clerico e condanna Giacomo Cavaglià e Antonio Elia a due giorni di arresto e Domenico Borgarello per cinque giorni.