di Milo Julini

La “Strage di Villarbasse” avviene il 20 novembre 1945, durante una rapina nella cascina Simonetto di Villarbasse (Torino), di proprietà dell’avvocato Massimo Gianoli.


Nato a Ghemme (Novara) il 1° novembre 1880, Gianoli ha acquistato la cascina Simonetto nel 1920, mentre è un dirigente dell’Agip Piemonte, carica che mantiene fino allo scoppio del secondo conflitto mondiale.

Gianoli è appassionato agli studi di agraria e, con la sua oculata gestione, negli anni Trenta del Novecento, ha attivato nella Simonetto una azienda agricola modello, con strutture e sistemi produttivi d’avanguardia.

Quel 20 novembre, i rapinatori sono quattro siciliani, Francesco La Barbera, Giovanni Puleo, Giovanni D’Ignoti e Pietro Lala, che si fa chiamare Francesco Saporito. Con questo falso nome, Pietro Lala ha lavorato per alcuni mesi come garzone nella cascina e sa che l’avvocato tiene in casa ingenti somme di denaro.

I quattro, alle otto di sera, fanno irruzione nella cascina, sequestrano tutti i presenti che sono numerosi perché, oltre all’avvocato Gianoli e alla sua domestica, nella casa dell’affittuario si festeggia la nascita di una nipotina e sono presenti la moglie dell’affittuario, il genero, due domestiche, il nuovo lavorante e un bambino di due anni.

A Pietro Lala-Saporito cade la maschera, una delle donne lo riconosce.

I rapinatori decidono allora di uccidere tutti i testimoni. Portano le vittime, una per volta, in cantina, le colpiscono alla testa con un bastone poi le gettano in una cisterna per l’acqua piovana interrata sull’aia.

Uccidono anche i mariti delle due domestiche quando questi giungono alla cascina per cercare le mogli: dieci persone sono così gettate ancora vive nella cisterna.

Il bambino, incapace di riconoscerli, viene risparmiato.

Soltanto il 28 novembre un giovane garzone scopre i dieci cadaveri all’interno della cisterna.

I quattro assassini hanno portato via 200.000 lire, un paio d’orecchini d’oro e oggetti di scarso valore.

Giovanni D’Ignoti rimane a Torino mentre Puleo, La Barbera e Lala tornano in Sicilia, a Mezzojuso, dove Lala-Saporito viene ucciso, forse in un regolamento di conti fra malavitosi, prima di essere catturato.

Dopo quattro mesi di indagini, i carabinieri risalgono a D’Ignoti e lo inducono a fare i nomi dei complici. Puleo e La Barbera, arrestati, confessano.

Al processo, il 5 luglio 1946, D’Ignoti, Puleo e La Barbera sono condannati a morte. La Cassazione, il 29 novembre, conferma le condanne.

Il Capo dello Stato, Enrico De Nicola, rifiuta la grazia.

Così il mattino del 4 marzo 1947 i tre, accompagnati dal cappellano del carcere, padre Ruggero Cipolla, sono fucilati al poligono di tiro delle Basse di Stura da un plotone di esecuzione formato da poliziotti. Si dice, erroneamente, che queste siano state le ultime condanne a morte eseguite in Italia. In realtà, il giorno seguente, 5 marzo, a La Spezia avviene la fucilazione di tre componenti della “banda Gallo”, appartenenti alla Repubblica Sociale Italiana che nel capoluogo ligure hanno svolto, in modo efferato, compiti di polizia sotto il controllo tedesco.

La “Strage di Villarbasse”, clamoroso delitto del secondo dopoguerra, nell’immediato è celebrato da un foglio volante intitolato “Villarbasse cascina fatale”, di recente musicato e riproposto dallo chansonnier torinese Beppe Novajra.

La vicenda è narrata dai libri di Gian Franco Venè “Pena di morte” (1984) e “La notte di Villarbasse” (1987), di Renzo Rossotti “Villarbasse cascina fatale” (2002), di Roberto Gandus “L’ultima esecuzione” (2013) e di Roberto Nicolik “Villarbasse… La strage” (2014).

È apparsa anche una ricostruzione a fumetti, “Villarbasse la cascina maledetta” di Leonora Sartori e Sergio Marcoccia, con prefazione di Aldo Forbice (2006).

È interessante sottolineare che la cascina Simonetto ha avuto nuovi proprietari che si sono prodigati per farne dimenticare la nefasta fama.

Marinella Grosa ha così riproposto la vicenda nei suoi due libri “La casa rotta” (2011) e “La casa ritrovata. Storia (e storie) della cascina Simonetto di Villarbasse” (2013).

Informazioni sulla cascina Simonetto: https://www.cascinasimonetto.com/