di Milo Julini
La via torinese dedicata a Antonio Fabro si colloca nel centro cittadino. Da via Bertrandi, raggiunge la via Cernaia con un percorso non del tutto allineato: dopo la via Bertola, infatti, l’ultimo isolato è leggermente spostato.

Al viandante possono apparire complessi i suoi rapporti con la piazza Arbarello, visto che la palazzina della Facoltà di Economia e Commercio, che oggi ospita il Collegio Carlo Alberto, non si colloca in via Fabro ma in piazza Arbarello al civico 8.
Il maggior tratto della via ha le case soltanto sul lato dei numeri pari, perché sull’altro si trova il Giardino della Cittadella: il civico 2, col numero retto dalle fauci di un leone, è collocato nell’edificio all’angolo con via Bertrandi e il civico 6 è la sede storica del Centro Studi Piero Gobetti.
Soltanto l’ultimo isolato, tra via Bertola e via Cernaia presenta i numeri dispari, dall’1 al 7. È il tratto sicuramente più noto e praticato perché al civico 12 si trova un noto laboratorio di analisi mediche.

Le targhe stradali riportano soltanto le date di nascita e di morte di Antonio Fabro che è un giurista e magistrato originario della Savoia, nato il 4 ottobre 1557 da una nobile famiglia di Bourg-en-Bresse (ndr la provincia storica della Bresse venne ceduta dai Savoia al re di Francia con il trattato di Lione del 1601 in cambio del marchesato di Saluzzo) .
Il cognome originale è Fabre, poi italianizzato in Fabro.
Compie i primi studi a Parigi, dai Gesuiti, poi si reca a Torino per studiare legge laureandosi a soli 22 anni. Per il suo grande talento merita ben presto di essere nominato giudice maggiore della Contea. Diviene quindi Senatore nel Parlamento di Chambéry e, infine, presidente del Senato di Savoia. Muore a Chambéry il 1° marzo 1624.

Il duca di Savoia Carlo Emanuele I lo nomina suo consigliere. È incaricato di numerose missioni e ambasciate che svolge più che dignitosamente: si dimostra onesto e saggio in tutte le cariche che ricopre.
È un acuto giureconsulto, autore di opere che contribuiscono all’affermazione della scienza legale. Il suo Codex, chiamato in suo onore Codice Fabriano, è considerato chiaro, acuto, approfondito e viene ad assumere una grande autorità tanto che, oltre ad essere ammirato dai più insigni giuristi, è usato da tutti i legislatori d’Europa.

A questo personaggio non sono dedicate moderne opere a carattere divulgativo. È stata molto utile, anche per reperirne il ritratto, la consultazione del libro di Modesto Paroletti sui piemontesi illustri (1824).
Paroletti descrive anche brevemente il carattere di Fabro, di animo schietto, piacevole nel conversare, pio e religioso, generoso nelle elemosine. Il suo testamento dimostra la sua bontà d’animo.
Modesto Paroletti, Vite e ritratti di sessanta piemontesi illustri, Torino, Festa, 1824.