Con lo pseudonimo di Carlin Tiochet diventa uno scrittore in lingua piemontese ed è autore del testo del valzer “Ciribiribin”, la canzone piemontese più nota al mondo 

di Milo Julini

Carlo Alfredo Occhetti nasce a Firenze, il 1° gennaio del 1863, quando la capitale del regno d’Italia è ancora a Torino, dove si trasferisce giovanissimo e dove impara la lingua piemontese in modo così approfondito che arriva ad autodefinirsi “Toscano per sbaglio”!

Carlo Alfredo Occhetti sceglie lo pseudonimo di “Carlin Tiôchet”, secondo la grafia di Alberto Viriglio, “Carlin Tiochet” secondo quella normalizzata, e dà inizio alla sua attività di scrittore collaborando a vari periodici di Torino e ad altri come “La cinematografia Italiana” di Milano, “La Libera Azione” di Voghera e il “Corriere del Ticino” di Oleggio (NO).

Fonda il giornale settimanale in piemontese “La birichin-a”, che dirige per circa per vent’anni, dove dà prova di un agile spirito bizzarro e caustico, in particolare nei versi che compone ogni settimana sia per il suo giornale che per altri fogli in lingua piemontese.

Carlin Tiochet è anche autore di commedie e di romanzi popolari, a sfondo drammatico, dai titoli suggestivi: “La bela sigalera dël parch”, “La brichetera ‘d San Salvari”, “Al nòstr bon Giandoja”, “Le fije dij cìrcoj”, “Dova a va Gian a va Gin”, Ij Gargagnan (scritta con Amilcare Solferini), “La krumira dle cotonere dl’Auròra” (messa in scena dalla Compagnia di Mario Casaleggio), “La bela mulinera d’Ivrea” (Compagnia Casaleggio-Gemelli), “La Cichin-a dël fabricon”, “Ël delit dël pont Sangon”, “La regin-a ‘d Pòrta Palass”, “Ël rè ‘d Vanchija”, “Bel dobi o Ël teror dij làder” (rappresentata il 5 dicembre 1908), “Vintesset sòld al di”, “Le paure ‘d Giandoja”, “Ij doj gemej”, “Ël delit ëd Beinasch” (con Amilcare Solferini), “Chi monta e chi cala”, “Ij mòrt a tàula (conferensa umorìstica)”, “I misteri ‘d via dla Palma o La sòpa del vicol dla ciòca”, “Dio effe… che cotlà”. Pagina trista (1895), “Për na Ganda balôrda. Storia vera dla vita ch’as viv al dì d’ancheui” (1895) “2 meis d’ vita ‘nt’le viscere dël Teatro Regio d’ Turin. Rivista quasi comica dal ver” (1895), “Giaco ‘l brut. Storia dla capital d’ij soco” (1891), “Per na flanela. Storia d’amor” (1893), “La fia dla portiera. Storia d’amor condenssa” (1888), “Beta la ciarlina o le verdurere d’Porta palass. Romans popolar dal ver” (1894), “Le spie. Romans storich-social” (1894), “Nell’ufficio dell’onorevole” e probabilmente altri ancora.

Veduta di Torino nel 1889

Va detto a questo proposito che questa sua produzione non è stata ancora adeguatamente catalogata e soltanto pochi dei libri sono presenti nelle biblioteche piemontesi, spesso si possono conoscere soltanto grazie al Sistema Bibliotecario Nazionale (SBN) perché la loro scheda si trova nella Biblioteca nazionale centrale di Firenze. Gli elenchi forniti da alcuni siti internet sono purtroppo soltanto provvisori.

Carlin Tiochet è anche autore de “La storia d’ Pietro Micca”, pubblicata a Milano, nel 1906 dalla Società editrice Lombardi, Muletti & C., libro probabilmente scritto in coincidenza dei festeggiamenti di quell’anno e non molto apprezzato dagli studiosi del Museo Pietro Micca di Torino, come il generale Guido Amoretti e Piergiuseppe Menietti.

Carlin Tiochet è stato anche paroliere: ha scritto testi di canzoni, collaborando con il compositore Alberto Pestalozza (Torino, 1851-1934), ad esempio a “‘L lunes. Inno. Canzone umoristica popolare in vernacolo piemontese”, pubblicata a Torino da L. Perosino, in anno sconosciuto, e, come si legge in copertina, “Eseguita con successo al Teatro Balbo dalla compagnia G. Calligaris”.

E ancora “Abrador l’avete provato?”, canzone-valzer per canto e pianoforte, con musica di Pestalozza che doveva far parte di “Abrador l’avete provato? Birbonada ‘nt un att”, forse uno spettacolo, ma di cui apprendiamo troppo poco dal SBN. Da questa fonte conosciamo poi “Ven Gougnina!? Cansson con accompagnament d’chitara e mandoulin” con musica Ercolino De Cleofi.

Ma la canzone che ha dato fama a Carlin Tiochet è il testo di “Ciribiribin” scritta in piemontese nel 1898 e musicata da Pestalozza: la canzone, edita dalle edizioni musicali Carisch ha subito grande successo, lanciata dalla soubrette austriaca Mitzi Kirchner, e ne viene anche apprestata una versione italiana.

Negli anni “Ciribiribin” è stata interpretata da artisti italiani come il Trio Lescano, Renato Carosone, Carlo Pierangeli, Claudio Villa, Mario Lanza e stranieri, come Benny Goodman, Grace Moore, Frank Sinatra, Franck Pourcel.

Anche per Pestalozza “Ciribiribin” rappresenta il più grande successo della sua carriera di compositore di operette e di commedie musicali e poi nella musica leggera.

“Ciribiribin” è un valzer della Belle Époque torinese ed è ancor oggi la canzone piemontese più nota al mondo ma, come sottolineato nel sito “Gioventura Piemontèisa”, quasi più nessuno ricorda chi ha scritto questo evergreen, tanto che è stato anche presentato come “neapolitan love song” e ancor oggi qualcuno indica gli autori come milanesi!

Colpito da una grave malattia incurabile, all’età di 49 anni Carlin Tiochet, che vive da solo assistito dagli amici, prende la decisione di suicidarsi: il 3 ottobre 1912 si spara un colpo di pistola al cuore, nel suo modestissimo alloggio torinese al terzo piano di via Santa Chiara 12 bis, dopo aver scritto una lettera al questore e predisposto ai piedi del letto i suoi vestiti più eleganti per il funerale. Il corpo viene trovato dalla portinaia e dall’amico Giovanni Gastaldi, scrittore e paroliere in piemontese, noto come Tito Livido.

“La Stampa” del 4 ottobre che dà la notizia sotto il titolo “Il suicidio di «Carlin Tiôchet»”, lo descrive come “arguto e spensierato tipo di bohémien” ed evidenzia la minuziosa preparazione al suicidio, nato da un progressivo sconforto: da ben due anni Carlin Tiochet annotava in un lungo foglio l’andamento della febbre, oscillante ma ostinata. Secondo le sue disposizioni, il Nostro viene cremato, dopo il funerale civile, il 5 ottobre e le sue ceneri sono deposte al Tempio Crematorio.