di Andrea Coda* 

La costruzione del pilone che diede origine al grandioso Santuario di Vicoforte si colloca intorno al 1500. La tradizione ci tramanda che esso fu l’omaggio di un pio fornaciaio, suggeritogli dalla figlia, per ottenere dalla Vergine la grazia di una buona cottura dei mattoni.

Il pilone incorporato nel Santuario con l’effigie della Madonna di Vico

L’ immagine rappresenta Maria in atteggiamento materno con il Bambino, realizzata da un pittore di scuola locale il cui nome rimane incerto.

Nel 1592 lo sparo di un cacciatore, Giulio Sargiano, colpì inavvertitamente la sacra immagine, nascosta dalla boscaglia e dagli arbusti, provocandone il prodigioso sanguinamento. Da questo fatto nacque la prima devozione, con umili atti di omaggio della popolazione di Vico, in riparazione all’affronto, anche se incolpevole.

Nel 1594 attorno al pilone fu costruita, grazie al diacono Cesare Trombetta, una prima cappella in ringraziamento alla Madonna per la liberazione di Vico da una pestilenza.

Il neoclassico monumento funerario del duca Carlo Emanuele I eseguito nel 1792 su disegno dei fratelli Ignazio e Filippo Collino

Nel 1595 il Vescovo di Mondovì mons. Giovanni Antonio Castrucci commissionò una severa inchiesta sulla devozione alla sacra immagine e sui fatti prodigiosi che erano avvenuti, ma alla fine autorizzò la devozione e venne lui stesso in pellegrinaggio con la popolazione della città, inaugurando un tradizione tuttora in atto. In appena sei mesi oltre 500 città e borghi vennero alla Madonna.

Grazie a tutto questo la valle dell’Ermena era invasa da migliaia di pellegrini, non solo gente povera provata dalla fame e dalla fatica, ma anche principi, duchi e signori. La grande quantità di questi pellegrini diede l’idea al Vescovo di creare un tempio per accoglierle. Il progetto venne assecondato dal Duca Carlo Emanuele I di Savoia, il quale pensò alla chiesa come luogo di sepoltura del casato.  Fu lo stesso Carlo Emanuele I, a scegliere il progetto dell’architetto Ascanio Vitozzi, che prevedeva la forma ad ellissi.

Veduta del possente tamburo che sorregge la grandiosa cupola ellittica

La posa della prima pietra del nuovo grandioso tempio avvenne in forma solenne il 7 luglio 1596. Partecipò la famiglia ducale, parecchie decine di migliaia di persone insieme a centinaia di confraternite e associazioni religiose.

Nel 1615, con la morte dell’architetto, i lavori rallentarono fino a essere sospesi in seguito alla morte del Duca nel 1630.
La costruzione riprese nel 1672 sotto la guida dei monaci cistercensi, che si erano insediati, a partire dal 1613, chiamati dal Duca, nel vicino monastero.

L’immensa superficie interna della cupola ellittica, interamente affrescata

Alla fine del ‘600 erano compiuti l’atrio principale, i due atri laterali e la cappella di S. Bernardo, nella quale si era potuto trasportare la salma di Carlo Emanuele I ed era quasi terminata la cappella di S. Benedetto, terminati il campanile di nord est, la sacrestia e la volta dell’abside. La costruzione era giunta a 18 metri e mezzo di altezza, compresi gli archi. Grandi feste in occasione dell’ incoronazione nel 1682: per la prima volta risuonò l’invocazione “Regina Montis Regalis, ora pro nobis”.

Nel 1701 Francesco Gallo, architetto monregalese, riprende i lavori nel santuario.

Il possente tamburo che sorregge la cupola ellittica ( l’altezza alla base del cupolino è di 60 metri) fu costruito nei primi anni del Settecento e si erge imperioso a definire il corpo centrale della splendida costruzione. L’enorme cupola, la più grande del mondo in forma ellittica ( metri 37.15 per 24.80), fu costruita nel 1731. L’ardito cupolino ( alto 15 metri ) fu terminato nel 1733.

Altra veduta della cupola

Fu dichiarato monumento nazionale con regio decreto del 15 novembre 1880.

Il riconoscimento giunse al termine di una intensa stagione di lavori che vide la sistemazione definitiva della facciata principale e di ponente, la copertura della cupola in rame e l’adattamento dei campanili, per i quali concorse con un progetto anche l’architetto Antonelli. Opere tutte chiaramente segnate dallo spirito e dallo stile del tempo. All’inaugurazione dei nuovi lavori, tra cui il monumento al duca Carlo Emanuele I nel piazzale antistante, opera dello scultore Della Vedova, partecipò il Re Umberto I.

Scorcio invernale del piazzale antistante l’ingresso del Santuario con il monumento al duca Carlo Emanuele I

Tra il 1982/84  furono realizzati due cantieri di lavoro per il risanamento del terreno e delle fondazioni, con restauro dei cunicoli per il drenaggio delle falde d’acqua, mentre tra il 1985/86 si è proceduto al restauro della struttura e del campo pittorico.

La cupola all’altezza del tamburo è stata cerchiata con quattro anelli in acciaio e le fessure suturate con resine. In concomitanza si è restaurato il grande affresco (6032 mq. – ndr: la superficie affrescata a tema unico, la vita della Vergine, più ampia al mondo).

Tomba della regina Elena di Montenegro

Nel Santuario il 15 dicembre 2017  è stata traslata da Montpellier la salma di Elena di Montenegro, seconda regina d’Italia e consorte del re Vittorio Emanuele III.

Due giorni dopo, a fianco della moglie, è stata tumulata anche la salma di Vittorio Emanuele III, proveniente dalla cattedrale cattolica latina di Alessandra d’Egitto.

*ricordiamo, per chi fosse interessato, che Andrea Coda accompagna gruppi e organizza visite guidate nella città di Torino, nei siti sabaudi e in tutto il Piemonte. Per informazioni chiamare il 393/4530401 o scrivere a andreacoda@me.com

Nota della redazione: il Santuario di Vicoforte accoglie, all’interno della cappella di San Benedetto, il cenotafio della duchessa Margherita, figlia del duca Carlo Emanuele I di Savoia e di Caterina Michela d’Asburgo, che andò in sposa al duca di Mantova e Monferrato Francesco IV Gonzaga, di cui rimase vedova nel 1612, venendo in seguito nominata Viceregina del Portogallo e concludendo la sua esistenza in Spagna. Le spoglie mortali della duchessa, che fu devota alla Madonna di Vico e benefattrice dei monaci Cistercensi ivi residenti, non si trovano però a Vicoforte, bensì a Burgos in Spagna.

Cenotafio della duchessa Margherita

Tutte le foto pubblicate nel presente articolo sono di Paolo Barosso, salvo la quarta dall’alto, che è di Alberto Chinaglia