di Paolo Barosso

Il 1° luglio 1899 veniva firmato nelle sale del seicentesco palazzo Cacherano di Bricherasio l’atto costitutivo della Società Anonima Fabbrica Italiana di Automobili – Torino, che prese poi il nome di F.I.A.T.. Il documento, con la sottoscrizione del capitale sociale per l’ammontare di 800.000 lire, vide la luce alla presenza di nove “padri fondatori” tra cui spiccava il padrone di casa, conte Emanuele Cacherano di Bricherasio.

Dettaglio della palazzina per uffici F.I.A.T. di gusto Art Nouveau realizzata su progetto di Alfredo Premoli (1904) in corso Dante a Torino – foto di Paolo Barosso

Gli altri partecipanti, tutti immortalati nella celebre tela I fondatori della F.I.A.T. realizzata nel 1907 dal pittore biellese Lorenzo Delleani su commissione della famiglia Bricherasio (oggi conservata presso il Centro Storico Fiat), erano il conte Roberto Biscaretti di Ruffia, il cui figlio Carlo sarà il fondatore del Museo dell’Automobile di Torino, il marchese Alfonso Ferrero de Gubernatis di Ventimiglia, Michele Ceriana-Mayneri, banchiere e industriale della seta, Giovanni Agnelli, Carlo Racca, Luigi Damevino, Lodovico Scarfiotti, destinato a ricoprire la carica di primo presidente del consiglio di amministrazione, e Cesare Goria-Gatti, che fu anche direttore del primo periodico di automobilismo battezzato L’Automobile.

Primo stabilimento Fiat di corso Dante con le caratteristiche cimase che incorniciano l’acronimo aziendale inquadrato da decori floreali secondo il gusto liberty – foto di Paolo Barosso

Per realizzare il primo stabilimento Fiat si acquistò dal conte Peracca un lotto di circa 9000 metri quadri sito ai margini meridionali del parco del Valentino, “prospiciente il corso Dante”, in quel borgo San Salvario che fu testimone dei ruggenti esordi dell’industria automobilistica torinese. Ancora oggi l’edificio, disegnato da Enrico Marchesi nel 1899 (con interventi di Giuseppe Velati-Bellini e Giacomo Mattè Trucco), fa bella mostra di sé esibendo essenziali, ma eleganti decori in stile liberty, che caratterizzano altresì l’adiacente palazzina progettata da Alfredo Premoli nel 1904 per ospitare gli uffici direzionali dell’azienda. Oggi è sede dell’Archivio Storico Fiat, con ingresso da via Chiabrera 20.

Palazzina F.I.A.T. in corso Dante angolo via Chiabrera – foto di Paolo Barosso

Lo stabilimento di corso Dante era stato concepito per accogliere le varie fasi del ciclo di lavorazione, fatta eccezione per il reparto carrozzerie che, com’era consuetudine al tempo, venne affidato a fornitori esterni. Dal 1905 le Carrozzerie Fiat si stabilirono nel fabbricato industriale sito nell’odierna piazza Arturo Graf, sempre in San Salvario, progettato anch’esso da Giacomo Mattè Trucco, che in precedenza aveva ospitato la Carrozzeria Italiana Rotschild & Fils e in cui si sarebbe in seguito insediata, dal 1929, la Microtecnica, azienda specializzata in lavorazioni meccaniche di precisione.

Le officine Fiat di corso Dante, divenute insufficienti con l’aumento dei volumi di produzione, saranno soppiantate a partire dal 1923 dal Lingotto, grandioso fabbricato che deve il nome a un’antica cascina esistente in loco, realizzato su progetto di Giacomo Mattè Trucco, nato in Francia ma originario della Valchiusella, e inaugurato alla presenza del re. L’edificio era stato ideato per contenere, in verticale, tutte le fasi della costruzione d’un veicolo, dai laboratori per i materiali al piano terra sino all’avveniristica pista di collaudo sistemata sul tetto, suscitando l’ammirazione di architetti d’avanguardia come Le Corbusier, che lo definì un’opera straordinaria.

Scorcio dello stabilimento della ex-Microtecnica, un tempo sede della “Carrozzeria Italiana Rotschild & Fils” e dal 1905 della “Carrozzerie Fiat” – foto di Paolo Barosso

Sebbene la Fiat fosse destinata a diventare la colonna portante dell’industria automobilistica non solo torinese, ingrandendosi a scapito di altri costruttori, i primordi dell’automotive a Torino furono caratterizzati da un’estrema vivacità imprenditoriale e dal proliferare di un gran numero d’iniziative, originate da quello spirito d’intrapresa che s’era destato quasi per obbligo in una Torino profondamente segnata dalla crisi economica e d’identità causata dalla perdita del ruolo di capitale, rivestito per secoli sotto l’egida della dinastia sabauda.

La nascita delle prime vetture “anippiche”, cioè derivate dalla carrozza, ma capaci di muoversi da sé senza l’apporto dei cavalli, si riconduce all’ambito tedesco, in particolare a Karl Benz e Gottlieb Daimler che utilizzarono, adattandolo, il primo motore a combustione interna “a quattro tempi” inventato negli anni Sessanta dell’Ottocento da Nikolaus August Otto (detto motore “a ciclo Otto”). Karl Benz nel 1886 applicò il motore a scoppio alimentato a benzina (sarà più tardi Rudolph Diesel a introdurre il motore a gasolio) a un veicolo a tre ruote, brevettato come Patent Motorwagen, dando così origine a un automezzo semovente che è considerato la prima automobile realizzata in Europa. Aldilà delle attribuzioni convenzionali, l’idea di automobile come veicolo azionato da un motore a scoppio appare come il frutto di una serie di studi e esperimenti condotti da diversi personaggi, esperti di meccanica, a partire dalla metà dell’Ottocento.

Il landò o landau a vapore realizzato da Virginio Bordino nel 1854, oggi conservato presso il Museo dell’Automobile di Torino

Tra i pionieri del settore a Torino spiccano le figure di Virginio Bordino e Michele Lanza.

Virginio Bordino, che porta lo stesso cognome di Pietro Bordino, pilota torinese noto come il “diavolo rosso”, morto tragicamente durante le prove sul Circuito di Alessandria nel 1928, deve la sua fama agli studi sulla locomozione meccanica che condusse all’estero, principalmente in Inghilterra, dove venne inviato in veste di ufficiale del Genio Militare. Nei laboratori dell’Arsenale Militare torinese, dove operava, ideò un prototipo sperimentale di autoveicolo a vapore, applicando a una vettura landau o landò, modello di carrozza elegante a quattro ruote trainata da due o quattro cavalli, un motore a vapor d’acqua, alimentato a carbon coke.

La curiosa carrozza automobile, costruita dal Bordino per compiacere l’amata figlia Virginia, molto bella, ma di salute malferma, venne presentata ai Torinesi in piazza Castello nel 1854, lasciandoli sbalorditi, e circolò per le strade cittadine sino al 1865. L’esemplare inventato dal Bordino, in grado di percorrere 8 km all’ora con 30 Kg di carbon coke, è oggi conservato presso il Museo dell’Automobile a Torino.

Scorcio del Museo dell’Automobile, fondato da Carlo Biscaretti di Ruffia (tratto da www.bmsprogetti.it)

Michele Lanza era un dinamico imprenditore torinese, titolare di una Manifattura di candele steariche e Fabbrica di sapone che era stata fondata dalla famiglia nel 1832 (con stabilimento in Barriera di Nizza, nell’odierna zona Molinette) e da cui sarebbe derivata, per successive fusioni, la celebre Mira-Lanza, marchio ancora presente sul mercato, ma rilevato da una multinazionale tedesca. Curiosamente i bisnonni di Michele si stabilirono a Torino provenendo dallo stesso paese della Val Sesia, Fobello, di cui era originario Vincenzo Lancia, fondatore della ben nota fabbrica d’automobili. Il cognome, che era in realtà Lancia, venne trascritto come Lanza per una svista dell’impiegato dell’anagrafe, e così rimase.

L’intraprendente Michele, che s’era appassionato delle prime automobili costruite in Francia dalla Peugeot (nel 1894 ne acquistò un esemplare importandolo a Torino), brevettò un propulsore di sua invenzione, mettendo a frutto le profonde conoscenze meccaniche acquisite all’estero. Nel 1895, con l’aiuto di un carrozziere e di un tecnico disegnatore, realizzò una Wagonnette a quattro ruote e sei posti, considerato il primo veicolo italiano con motore a scoppio in grado di muoversi da solo su quattro ruote. Lanza seguì di poco l’invenzione di Enrico Bernardi, ingegnere veronese morto a Torino nel 1919, che aveva messo a punto nel 1894 un veicolo dotato di propulsore a benzina, ma provvisto soltanto di tre ruote.

Modellino della Lanza Wagonnette del 1895 (da www.retrovisore.it)

Ritiratosi, per contrasti sopravvenuti, dal gruppo di azionisti e investitori che avrebbero dato vita alla Fiat, Michele Lanza fondò nel 1898 la Fabbrica Automobili Michele Lanza, attiva a Torino sino al 1903 (con all’attivo sei o sette vetture costruite), e nel 1898, insieme con Biscaretti di Ruffia e Goria Gatti, costituì l’Automobile Club ideando la prima rivista di settore, l’Automobile.

Solo mio vanto”, scriveva il Lanza all’amico Biscaretti, “è quello di aver potuto dare a Torino un primato che altri ambirebbero avere” e che, aggiungiamo noi, molti altri costruttori avrebbero alimentato in quel periodo di grande fermento.