di Paolo Barosso 

Un altro celeberrimo marchio torinese, frutto dell’intraprendenza d’una dinastia di appassionati di meccanica, è la Diatto, con il caratteristico logo ovale a sfondo rosso. L’azienda venne fondata nel 1905 dai fratelli Vittorio e Pietro Diatto che avevano stretto un accordo con la ditta francese A. Clément Bayard, maggior venditrice di auto in Italia, scegliendo come core business la produzione automobilistica e dando vita alla Società Anonima Diatto-A.Clément Vettura marca Torino.

La fabbrica “fratelli Diatto” attiva in Borgo Po (antico Borgo del Rubatto) sino al 1904 (dal gruppo fb “Torino sparita su facebook”)

Il nonno Guglielmo Diatto s’era già distinto per aver fondato a Torino nel 1835 un’officina artigianale per la costruzione di carretti e carrozze, la più antica al mondo tra i precursori delle automobili, mentre i figli Battista e Giovanni si dedicarono alla produzione di tram e omnibus, divenendo leader a livello internazionale nel settore ferroviario.

Interno della fabbrica Diatto di via Frejus (dal gruppo fb “Torino sparita su facebook”)

Le officine Diatto si installarono in un’area di 6000 metri quadri in via Frejus a Torino, impiegando sin dai primordi ben 500 operai e partecipando, con i primi modelli realizzati, a numerose corse automobilistiche, al tempo fondamentale strumento di promozione: tra i successi conseguiti, spicca la vittoria alla Coppa di Cannes nel 1907 e il terzo posto su venti marche partecipanti alla San Pietroburgo- Mosca nel 1908.

Rèclame della “Società anonima automobili Diatto” 1922 (tratto dal gruppo fb “Curiosità di Torino”)

La Diatto, con abili politiche di reclutamento, riuscì a ingaggiare i migliori tecnici e piloti, come Ettore Bugatti, con cui i fratelli Diatto collaborarono anche dopo che divenne costruttore in proprio, sia nella progettazione di motori aeronautici che nel settore automobilistico, Ernesto e Alfieri Maserati, che poi nel 1926, ereditando l’immenso bagaglio tecnico e sportivo acquisito nella direzione della Squadra Corse Diatto, si staccarono fondando a Bologna la ditta del “Tridente” specializzata in automobili da corsa, e Tazio Nuvolari.

Immagine pubblicitaria della Società Anonima Automobili Diatto risalente al 1912 con lo stabilimento di via Frejus (postata su fb da Giorgio Pelassa)

L’azienda seppe mettere assieme una squadra altamente competitiva che consentì alla Diatto di guadagnarsi notorietà sui mercati esteri, tanto da meritare gli elogi della rivista specializzata inglese “The Motor Autogiournal” che nel numero del 26 agosto 1920 paragonava le prestazioni della Diatto 25 HP alla nuova Bentley 3 litri. La gloriosa parabola della Diatto, le cui finanze furono gravemente compromesse non dalla mancanza di commesse bensì dal mancato incasso delle forniture militari allo Stato, si esaurì nei primi anni Trenta.

Scorcio dell’ex stabilimento Diatto, poi Snia, nel 1970 (dal gruppo fb “Torino sparita su facebook”)

Nella rosa di costruttori di auto che diedero lustro all’industria piemontese spiccano poi Antonio Chiribiri, di natali veneziani, e Vincenzo Lancia detto Censin in famiglia, originario di Fobello in Valsesia.

Antonio Chiribiri compì i primi passi della sua carriera imprenditoriale costruendo pezzi di ricambio per l’industria aeronautica, con la fondazione nel 1911 della Fabbrica Torinese Velivoli Chiribiri & C. che ottenne nel periodo bellico importanti commesse militari. L’inventore Chiribiri ideò e costruì negli anni precedenti lo scoppio della Grande Guerra un prototipo d’aereo monoplano, il primo interamente costruito in Italia per opera d’una sola azienda. Di seguito, però, concentrò energie e capitali, insieme con i figli Ada e Deo Chiribiri, nella produzione di automobili sportive, creando nel 1925 la Società Anonima Autocostruzioni Chiribiri con stabilimento in Borgo San Paolo. L’azienda chiuse i battenti nel 1928, travolta dalla crisi industriale del 1927, e le officine vennero poi rilevate dalla Lancia. L’archivio storico aziendale, ereditato da Gaudenzio Verga, andò completamente distrutto durante i feroci bombardamenti alleati del luglio 1943, che devastarono l’abitazione del Verga, dove la documentazione era custodita.

Locandina pubblicitaria della ditta “Chiribiri & C.” con i nuovi modelli lanciati nel 1925

La storia della Lancia, marchio prestigioso poi rilevato nel 1970 dal gruppo Fiat, s’innesta sull’esperienza dei fratelli Ceirano, dato che il fondatore, Vicenzo Lancia, figlio di Giuseppe Lancia, arricchitosi con l’industria dei cibi conservati, apprese i rudimenti della meccanica nell’officina che i fratelli Ceirano avevano installato nel cortile dello stabile dei Lancia, in corso Vittorio Emanuele II n.9, per la costruzione delle biciclette Welleyes.

Scorcio dell’ingresso in stile liberty (1919-1922) allo stabilimento Lancia in Borgo San Paolo, tuttora esistente (tratto dal sito www.mole24.it)

Vincenzo si distinse a tal punto per abilità e competenza che venne poi assunto dalla neonata Fiat come collaudatore partecipando insieme con l’amico Felice Nazzaro a diverse competizioni automobilistiche. Nel 1906, malgrado i reiterati tentativi di trattenerlo in Fiat, Vicenzo Lancia si mise in proprio avviando, con il sostegno dell’amico Claudio Fogolin, l’azienda Lancia & C, con officine dapprima in via Ormea 89/91 (sino al 1911), in San Salvario, e poi in via Monginevro 99, nel cuore di Borgo San Paolo, i due quartieri torinesi in cui l’industria automobilistica torinese mosse i primi passi.

Il grattacielo Lancia di via Braccini (già Montenegro) in fase di costruzione (architetto Nino Rosani, 1954-1957) – dal gruppo fb “Torino sparita su facebook”

Lancia proponeva modelli che incontrarono subito il favore del pubblico, per la signorilità delle vetture, ammirate per la misurata eleganza tipica dello stile sabaudo e per le soluzioni tecniche d’avanguardia. Caratteristica della Lancia è la scelta delle lettere dell’alfabeto greco per battezzare i primi modelli di auto, a partire dal primo, l’Alfa, realizzata nel 1907, per seguire con la Theta (1913), la prima vettura europea con impianti d’illuminazione elettrica, e soprattutto la Lambda, uscita nel 1922, che riscosse un sorprendente successo di mercato. Dopo l’Augusta, lanciata nel 1933, nel 1937 venne realizzata l’Aprilia, una delle automobili più aerodinamiche di tutti i tempi, che contribuì in modo determinante alla nascita del mito della qualità Lancia. Nello stesso anno morì Vincenzo, lasciando la direzione dell’azienda alla moglie e successivamente al figlio Gianni. Nel 1970 il marchio Lancia entrò infine a far parte del gruppo Fiat.