di Paolo Barosso 

Su un poggio morenico dell’anfiteatro eporediese, proteso verso il lago di Viverone, si erge la biancheggiante mole del castello di Masino. Testimone di mille anni di storia piemontese, il castello deve la propria fortuna alla posizione strategica, a dominio delle terre canavesane e dei percorsi che conducono in direzione della Valle d’Aosta e dei valichi transalpini.

Scorcio del castello di Masino con il suo intonaco bianco e la planimetria a L che sostituì nel Seicento il precedente impianto quadrangolare della fortezza medioevale

Citato in documenti dell’XI secolo e disegnato a metà Cinquecento da Francesco Horologi di Vicenza nel trattato “Brevi ragioni del fortificare” come possente fortezza quadrangolare con torri ai lati, il castello, dimora millenaria dei Conti Valperga di Masino, venne coinvolto nelle vicende guerresche che segnarono il Piemonte trecentesco, con le continue scaramucce e scontri armati tra principi e forze rivali che si contendevano il controllo dei territori canavesani: i Savoia del ramo comitale e i Savoia-Acaia del ramo cadetto, investito del governo di parte delle terre piemontesi (sino all’estinzione, avvenuta nel 1418), i Visconti, che dal Milanese si protendevano verso occidente, i marchesi del Monferrato e gli stessi conti Valperga, costretti a destreggiarsi tra gli uni e gli altri.

Nel 1387 il castello venne occupato dalle truppe sabaude che nel 1390 lo restituirono ai Valperga dopo averne ottenuto in cambio il giuramento di fedeltà, che da allora in avanti legò la pur riottosa famiglia canavesana alla dinastia di Savoia, e un’ingente somma di denaro. Pochi anni più tardi, nel 1392, la solida fortezza dei Vaperga respinse l’assedio di Facino Cane, il condottiero al servizio dei Visconti che, con spregiudicatezza e sagacia, riuscì a costruirsi un vero e proprio “stato” nei territori grosso modo compresi tra Verbania e Alessandria (le notizie su di lui sono però scarne e l’unico suo ritratto di cui si abbia notizia è conservato proprio nel castello di Masino).

Scorcio della balconata da cui si gode l’ampio panorama sui territori canavesani, qui definiti all’orizzonte dal profilo regolare della Serra d’Ivrea

I conti Valperga, ceppo da cui germinò a fine XII secolo il lignaggio dei Valperga di Masino, una delle famiglie più potenti dell’area canavesana, menavano vanto di discendere dal celebre re Arduino, anche se recenti studi indicano il capostipite nel fratello di Arduino, Guido, i cui nipoti alla fine dell’XI secolo presero a fregiarsi del titolo di conti “de Caneves” o “de Canepicio“, esercitando l’egemonia su un’ampia fascia territoriale compresa tra Dora e Stura, nucleo storico dell’odierno Canavese. Da questi conti del Canavese derivarono i due rami comitali dei San Martino e dei Valperga, potenti famiglie che per molto tempo si scontrarono per il controllo di ampie fette di territorio canavesano, come la valle di Locana e la val Soana.

Panorama dal castello di Masino sui territori canavesani verso Torino – foto di Paolo Barosso

Personaggio realmente esistito, ma proiettato in una dimensione quasi mitica per l’esaltazione che si fece nei secoli successivi delle imprese militari che lo contrapposero all’imperatore germanico Enrico II, Arduino era marchio, cioè marchese, d’Ivrea, esponente d’una famiglia di funzionari regi che vide in Anscario, vissuto alla metà del X secolo, il capostipite eponimo. Anscario, che governava un ampio territorio, esteso dal Canavese alle terre orientali del Milanese, passando per Vercellese, Novarese e Ossola, fu tanto abile da consolidare la propria posizione, imponendo la trasmissione della carica di marchio agli eredi e creando un primo esempio di “dinastizzazione” del potere (da cui derivò la dinastia anscarica).

Scorcio del castello dai giardini: il circuito murario del castello medioevale, con le quattro torri angolari (poi trasformate), è ancora leggibile malgrado le distruzioni cinquecentesche e la ricostruzione del secolo successivo

Forte dell’appoggio di una vasta schiera di vassalli, a lui legati, Arduino si fece consacrare nel febbraio 1002 a Pavia, antica capitale longobarda, Rex Italiae, suscitando l’ostilità dei vescovi, per gran parte fedeli all’impero, e l’inimicizia dell’imperatore Ottone III e poi di Enrico II che, vedendosi minacciato nel proprio potere, valicò le Alpi nel 1004 per farsi incoronare anch’egli re, con il sostegno dei suoi, e ancora nel 1014 per scendere a Roma, dove venne consacrato imperatore. Dopo alterne fortune, tra cui il respingimento degli assedianti imperiali alla rocca di Sparone nel 1004, Arduino si ritirò a vita monastica, spirando nell’abbazia di Fruttuaria nel 1014. La figura di Arduino venne celebrata soprattutto da certa storiografia ottocentesca che lo dipinse strumentalmente come precursore delle aspirazioni risorgimentali attribuendogli intendimenti ideologici che andavano ben aldilà dei suoi reali propositi politici e che non corrispondevano in nulla alla realtà del tempo in cui visse.

Il castello di Masino visto dal borgo agricolo di Vestignè, posto alle pendici della collina – foto di Paolo Barosso

La mitizzazione di Arduino, ammirato per le gesta militari e il coraggio di porsi contro il potere imperiale, ne favorì il reclutamento come antenato illustre da parte delle famiglie eminenti del Canavese che, pur non potendosi basare su prove certe, intendevano in tal modo nobilitare le origini del casato: così fecero i conti Valperga che dedicarono parte degli ornamenti interni del castello di Masino alla rappresentazione encomiastica delle radici genealogiche della famiglia, facendole risalire alla figura del marchese d’Ivrea. Arduino si trova rappresentato a figura intera in una tela conservata nel Salone dei Savoia, accanto ad altri personaggi della famiglia che testimoniano le strette relazioni tra i Valperga e la dinastia sabauda.

il salone dei Savoia con i 93 ritratti di personaggi legati a casa Savoia e alla famiglia Valperga e, nella fascia alta, una rara serie di ovali con “belle donne”

Importanti esponenti dei Valperga legati ai Savoia furono nei tempi più antichi Giacomo di Valperga, che si distinse come gran cancelliere di Savoia, nominato dal duca Ludovico nel 1452, e Amedeo Valperga di Masino, consigliere del duca Emanuele Filiberto di Savoia e suo luogotenente di campo dopo la battaglia di San Quintino del 1557. La figura di Giacomo di Valperga, in particolare, s’inserisce in un periodo di forte crisi per il Ducato, ancora legato alle strutture di matrice feudale e, per la sua intrinseca debolezza, esposto alle mire espansionistiche del Regno di Francia, i cui appetiti già si rivolgevano alla Borgogna. Giacomo, legato al Delfino di Francia, suo protettore, e futuro re come Luigi XI, ebbe alterne fortune, venendo infine coinvolto nella ribellione di Filippo Senza Terra, figlio quintogenito del duca Ludovico di Savoia, che, ritenendolo colpevole di trame filo-francesi, catturò il Valperga, facendolo processare con le accuse di magia nera, di aver battuto falsa moneta e di tradimento. La condanna a morte venne eseguita nel 1462 per annegamento nelle gelide acque del lago di Ginevra.

Dettaglio dello scalone voluto da Carlo Francesco II di Valperga nella seconda metà del Settecento

Sopravvissuto indenne all’assedio che nel 1459 le truppe sabaude di Ludovico portarono a Masino, scontrandosi per quaranta giorni con l’ostinata e coraggiosa difesa organizzata da Violante Grimaldi del Boglio, consorte di Giacomo di Valperga, al cui drappello d’armati venne infine concesso l’onore delle armi, il castello non scampò invece ai travagli bellici del Cinquecento, quando il Piemonte si trovò stretto tra la Francia di Francesco I e Enrico II e l’impero di Carlo V. Furono infatti i francesi a cannoneggiare il castello dei Valperga, riducendolo in rovina.

Una volta ristabilita la pace si aprì una stagione di fervore edilizio, interrotta solo dai nuovi scontri di metà Seicento tra le fazioni rivali dei madamisti e dei principisti, che portò alla ricostruzione dell’antico castello, ora trasformato in sontuosa residenza e dimora per le villeggiature, con ambienti sfarzosamente decorati che manifestano da un lato propositi encomiastici nella celebrazione delle imprese dinastiche e nella esaltazione delle radici genealogiche della famiglia, evidenti nella profusione di stemmi e blasoni, e dall’altro lato un gusto prettamente tardo-manieristico di matrice nordica, che traspare dall’illusionismo degli affreschi, con finte architetture, finti loggiati aperti verso un immaginario sfondo vegetale, echeggianti l’architettura topiaria che un tempo modellava i declivi circostanti, dando origine ad un’apprezzata e remunerativa produzione vinicola, e le sale con grandi vasi dipinti a monocromo giallo alternati a cariatidi inghirlandate e telamoni (sala del biliardo e sala dei Gobelins).

La sala dei Gobelins con alle pareti l’elegante decorazione di metà Seicento di gusto tardo-manierista che alterna grandi vasi da giardino a monocromo giallo e telamoni inghirlandati

Significativi per l’encomiastica di famiglia sono due ambienti: il salone degli stemmi e la galleria degli antenati. Il salone degli stemmi, incastonato nel cuore antico del castello, presenta sul soffitto le immagini emblematiche dell’arme dei Valperga, che vedono come protagonista la piantina di canapa, vegetale un tempo molto coltivato in queste terre, tanto che una tradizione etimologica falsa, ma assai popolare, vi fa derivare il toponimo Canavese, insieme con blasoni e imprese di importanti donne della famiglia o antenate illustri, tra cui Berta della dinastia obertenga, consorte di re Arduino.

Nella parte bassa del soffitto si osserva una sequenza di scudi con le arme intrecciate della famiglia Valperga e di un gran numero di famiglie di Piemonte e Savoia, tutte unite da legami di parentela con i castellani. Il salone conserva caratteristici mobili “a pastiglia”, tecnica di lavorazione che, a differenza dell’intaglio, prevede di applicare alla superficie lignea forme solidificate di pastiglia di riso o pasta d’amido.

Galleria degli antenati: alle pareti su due registri i ritratti di esponenti della famiglia Valperga sino a Carlo Francesco III Valperga in abiti già ottocenteschi

La galleria degli antenati è invece un ambiente di primo Settecento in cui è ricostruita gran parte della genealogia famigliare, dalle figure più antiche, dipinte con le relative didascalie entro modanature architettoniche sulle volte a crociera e nello zoccolo inferiore delle pareti, ai personaggi vissuti in tempi più recenti, rappresentati sulle tele disposte in due registri sulle quattro pareti della galleria, sino al conte Carlo Francesco III di Valperga, abbigliato con una foggia già ottocentesca.

La sala del biliardo: la decorazione alle pareti riflette il gusto tardo-manierista alternando medaglioni con scene di battaglie famose alle rappresentazioni allegoriche delle virtù in forma di cariatidi e coppie di schiavi recanti scudi con le imprese belliche dei Valperga

Fonti bibliografiche:

Augusto Cavallari Murat, Tra Serra d’Ivrea Orco e Po, Istituto Bancario San Paolo di Torino, 1976, Torino

M.L. Tibone e L.M. Cardino, Il Canavese, terra di storia e di arte, coll. Percorsi d’arte in Piemonte, Omega ed., 1993, Torino

Tutte le foto pubblicate sono di Roberto Beltramo, salvo la terza e la quinta (come precisato nelle rispettive didascalie)