di Arconte

Questa storia inizia a Leynì, il 31 luglio 1865. sono le quattro e mezza del mattino e la quinta compagnia del 2° Reggimento Artiglieria, al comando del luogotenente Ernesto De-Simone, dal campo di Lombardore sta dirigendosi a Torino. Mentre la colonna attraversa il comune di Leynì, pare sollevarsi tra alcuni soldati una certa ostilità verso la popolazione civile.

Fatto sta che viene scagliata una pietra contro la porta di una casa.

Il luogotenente De-Simone interviene, chiede chi abbia scagliato la pietra e subito gli viene indicato il cannoniere Ferdinando Nencioni. Nencioni nega di aver lanciato il sasso, ma lo fa con parole poco conformi alla disciplina, tanto che De-Simone lo rimprovera e gli annuncia che sarà punito con la prigione. Nencioni continua a mormorare e il luogotenente De-Simone deve imporgli il silenzio. Tutto pare finito quando Nencioni si allontana dai suoi commilitoni, salta addosso al luogotenente e lo colpisce al capo col calcio del fucile. De-Simone crolla a terra e Nencioni lo colpisce ancora due volte, un secondo colpo ancora sul capo ed un altro sulla spalla.

Nencioni a questo punto viene bloccato e arrestato mentre De-Simone è soccorso dal medico che gli riscontra tre ferite lacero contuse con effusione di sangue.

Ferdinando Nencioni, di 27 anni, da Firenze, il 23 agosto 1865 compare davanti il Tribunale militare di Torino: è condannato alla pena della morte, previa degradazione, alla perdita dei diritti politici e civili, all’indennità verso chi di ragione ed alle spese del procedimento, perché riconosciuto colpevole di insubordinazione con vie di fatto verso un superiore ufficiale.

Contro questa condanna, Nencioni ricorre al Tribunale Supremo di Guerra (Astrea, anno III, 19 e 26 agosto 1865, n. 26 e 27, p. 208).

Il Tribunale Supremo di Guerra, col luogotenente generale D’Auvare come Presidente e Genina, Relatore, considera il ricorso di Nencioni nell’udienza del 7 settembre 1865. Pubblico Ministero è il cavalier Lo Gatto e difensore l’avvocato Corrado.

Per ottenere l’annullamento della sentenza e quindi un nuovo processo, l’avvocato Corrado ha messo in campo varie questioni giuridiche. Noi non gli andiamo dietro, ci limitiamo a sottolineare alcuni aspetti della vicenda che emergono dalla sentenza.

Planimetria della Cittadella di Torino nel 1664: qui venne eseguita la fucilazione di Nencioni

Non è stato accertato con sicurezza che Nencioni abbia lanciato la pietra contro la porta della casa di Leynì. Oltre che su questo ingiusto rimprovero, la difesa insiste anche sulla minaccia di De-Simone di mandare Nencioni al Corpo Franco, se non cambiava la sua cattiva condotta.

Il Tribunale ritiene però che né un rimprovero, anche se ingiusto, né la minaccia del Corpo Franco, non provata, e che non contiene ingiurie e provocazioni tanto gravi da diminuire l’imputabilità di Nencioni, possano giustificare il grave atto di insubordinazione.

Il ricorso è respinto, con sentenza datata 7 settembre 1865.

Ferdinando Nencioni viene fucilato, nella cittadella di Torino, la mattina del 16 settembre 1865 (Astrea, anno III, 5 e 12 ottobre 1865, n. 32 e 33, pp.237-238).